Risposta all'on. Paolo Tiramani su caso Conticini

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03/10/2018

Onorevole Tiramano,
letto il Suo post che ci riguarda, riteniamo quanto mai opportuno un chiarimento volto a sgomberare il campo da eventuali dubbi o travisamenti dovuti al modo in cui sono state riportate le vicende. E’ infatti necessario ristabilire la verità dei fatti a tutela dell’immagine dell’UNICEF, dei nostri donatori e dei bambini che l’UNICEF protegge.
 
Non c'è mai stato un passaggio di somme dall'UNICEF a conti personali di imprenditori vicini o imparentati all'ex premier Matteo Renzi. Ciò che invece è realmente accaduto è che diversi anni fa (2008-2013) una società specializzata in analisi e servizi psicologici per bambini vittime di traumi - Play Therapy Africa Ltd - ha effettuato dei lavori su incarico dell'UNICEF in alcuni paesi del mondo. 
 
La circostanza che Alessandro Conticini, all'epoca dirigente di PTA, fosse anche il cognato di un allora  sconosciuto Matteo Renzi era del tutto ignota all'UNICEF, e non avrebbe in ogni caso potuto pesare nella scelta di avere o meno PTA quale partner.
 
Il rapporto tra UNICEF e PTA è stato sempre inquadrato in regolari contratti di affidamento di progetto, analogamente a quanto avviene ogni giorno in ognuno dei 150 Paesi in cui la nostra organizzazione conduce programmi di assistenza diretta all'infanzia. 
 
Nei 5 anni in cui è durata la collaborazione, L'UNICEF ha versato complessivamente a PTA 3,8 milioni di dollari, cifra differente rispetto ai 6 milioni di euro della fonte da lei citata. Queste somme sono state sempre versate quale corrispettivo di prestazioni d'opera svolte da PTA per conto degli uffici UNICEF sul campo nei vari paesi interessati.
 
Nel 2013, nel corso di una delle verifiche periodiche dell’attività di PTA, che, come da procedure interne, vengono condotte su tutti i fornitori, avendo valutato un calo nella qualità delle attività erogate, l'UNICEF ha cessato il rapporto contrattuale con PTA e da allora sono cessati del tutto i rapporti sia con la società che con il Conticini. 
 
Stante la natura prettamente civilistica della questione e non avendo ravvisato, allo stato, elementi di rilevanza penale per poter sporgere querela, dopo attento esame della documentazione e degli elementi nella sua disponibilità, l’UNICEF Internazionale non ha ritenuto di poterla fare, ma si riserva di valutare quanto dovesse emergere dalla rogatoria preannunciata da notizie di stampa e sinora non pervenuta all’Ufficio legale dell’UNICEF a New York.
 
Aggiungiamo che l'UNICEF ha sempre offerto la massima collaborazione ai magistrati della Procura della Repubblica di Firenze che conducono da oltre due anni le indagini a carico di Conticini e altri, e che tuttavia non hanno mai ritenuto di richiedere i contratti o le relazioni di fine lavori che avrebbero inquadrato nel modo corretto i rapporti tra UNICEF e PTA

In questa pagina https://www.unicef.it/doc/8464/note-sulla-vicenda-play-therapy-africa.htm  spieghiamo con maggiore dettaglio l'intera successione dei fatti.
 
Confidiamo che Lei, da rappresentante delle istituzioni, saprà riconoscere l'ingiustizia e la pericolosità della feroce campagna di disinformazione e diffamazione di cui siamo vittime ormai da molte settimane, e che rischia di arrecare danno alla principale organizzazione globale per i diritti dell'infanzia e, in ultima analisi, ai bambini dei paesi più poveri e vulnerabili del mondo.

03/10/2018

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