Nel Sahel i bambini nella morsa di conflitti e pandemia

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24/05/2020

L'acuirsi delle ostilità e il clima di insicurezza minacciano l'assistenza e la protezione di circa 2,3 milioni di bambini nella regione centrale del Sahel - quella che copre i territori di Burkina Faso, Mali e Niger.
 
Il numero di bambini che l'UNICEF stima avranno bisogno di assistenza umanitaria nel corso del 2020 è aumentato dell'80% rispetto ai circa 1,2 milioni dello scorso anno. 
 
Allo stesso tempo, Burkina Faso, Mali e Niger sono anche fra gli Stati più colpiti dalla pandemia di  COVID-19 in Africa.
 
In Burkina Faso, il numero di bambini che hanno bisogno di assistenza e protezione è più che decuplicato, passando da 35.800 (dato 2019) ai 368.000 di quest'anno.
 
In Mali, oltre un milione di bambini affronta problematiche legate alla protezione quest’anno, il doppio rispetto all’anno scorso, mentre sono oltre 867.000 i bambini del Niger che hanno bisogno di assistenza quest'anno, 200.000 in più rispetto al 2019.
 
«La pandemia di COVID-19 aggiunge ulteriori rischi ai diritti e alla sicurezza di milioni di bambini già intrappolati in una o più crisi umanitarie nella regione del Sahel Centrale», ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore dell’UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale.
 
«In un contesto di alti livelli di insicurezza, i bambini sono stati vittime di abusi e violenze, sfruttamento sessuale o economico, tratta, matrimoni precoci, e molti sono stati costretti a separarsi dalle loro famiglie o reclutati nei gruppi armati.»
 


Con le scuole chiuse aumentano i pericoli


Il COVID-19 sta peggiorando una situazione già critica per i bambini della regione centrale del Sahel, in particolare per le ragazze, i minori sfollati e quelli che vivono sulla strada.
 
Le scuole sono state chiuse in tutti e tre i paesi per limitare la diffusione del coronavirus, con conseguenze sull’istruzione di circa 12 milioni di alunni e studenti che non possono frequentare le lezioni.
 
In questa regione, prima dell'arrivo della pandemia erano oltre 8 milioni i bambini fra i 6 e i 14 anni che non frequentavano la scuola.
 
Quando non vanno a scuola, i bambini e i ragazzi diventano più vulnerabili al rischio di essere arruolati dai gruppi armati e di cadere preda di violenza sessuale, lavoro minorile e altre forme di sfruttamento e abuso.
 

Burkina Faso
 
In Burkina Faso si sono verificati 34 episodi gravi di insicurezza nel solo mese di marzo, con l'uccisione di 139 civili, fra cui 4 bambini - più che a gennaio e febbraio.
 
L'aumento delle ostilità ha provocato 838.000 nuovi sfollati, il 61% dei quali minorenni, che in larga maggioranza vivono attualmente presso famiglie ospitanti o in centri per sfollati spesso privi di un accesso adeguato all'acqua potabile e a servizi igienico-sanitari di base, dunque in un terreno fertile per la trasmissione del coronavirus.
 
Mali
 
La situazione umanitaria rimane estremamente fragile e complessa anche nel Mali.
 
Nel 2019, sono state segnalate preliminarmente dalle Nazioni Unite 745 violazioni gravi contro l'infanzia (il numero più alto dal 2017) fra cui il reclutamento da parte di gruppi armati, uccisioni, ferimenti, stupri e altre violenze sessuali, attacchi contro scuole e ospedali, rapimenti e negazione di assistenza umanitaria. 
 
Dall'inizio dell'anno a fine marzo le segnalazioni preliminari erano già 228.
 
È stato inoltre registrato un forte incremento negli sfollamenti forzati. Al momento sono oltre 137.000 i bambini sfollati in questo paese.
 
 
Niger
 
In Niger le misure di contenimento del COVID-19 hanno esposto a un maggiore rischio alcuni gruppi già vulnerabili, come i bambini che vivono nelle strade o quelli almajiri (o talibé) che frequentano le scuole coraniche.
 
Circa 7.400 bambini almajiri sono rientrati dalla Nigeria a causa della chiusura delle scuole coraniche locali, e 375 minorenni migranti non accompagnati (fra cui 107 ragazze) sono rientrate dalla Libia e dall’Algeria tra gennaio e aprile.
 
Altri 7.015 bambini almajiri sono stati identificati come vulnerabili e hanno bisogno di supporto nella capitale Niamey, focolaio della pandemia nel Niger.
 
In questa città, a causa delle restrizioni economiche e sociali legate al COVID-19, la violenza di genere è diventata una tendenza preoccupante, con un aumento significativo di vittime nel mese di marzo.
 
«Le azioni intraprese per contenere la diffusione del coronavirus hanno rallentato la fornitura di assistenza umanitaria e servizi sociali per la protezione e la cura dei bambini nel Sahel centrale. Nel frattempo, l’insicurezza non si è fermata, e i bambini continuano a pagare un prezzo alto» afferma ancora Marie-Pierre Poirier.
 
«Ora più che mai è il tempo di una solidarietà globale. Mentre i governi lavorano insieme per proteggere i bambini dagli impatti sanitari del COVID-19, dobbiamo continuare a proteggere i bambini più vulnerabili da violenza, sfruttamento e abusi, rendendo i nostri programmi a prova di COVID.»
 
 

L'azione dell'UNICEF per i bambini del Sahel centrale

L’UNICEF invita i governi a investire nei servizi di protezione dell’infanzia e negli operatori sociali quali pilastri essenziali della risposta al COVID-19, a rafforzare i sistemi di protezione nazionali e i meccanismi di orientamento per la violenza di genere e a potenziare il sostegno psicosociale, soprattutto per i minorenni nelle aree colpite da conflitti.
 
Insieme alle organizzazioni partner, l’UNICEF lavora per assicurare la continuazione dei servizi di protezione dell'infanzia, aiutando questi paesi a stabilire canali sicuri e accessibili per segnalare violenze, abbandoni e abusi contro i bambini, e per dare informazioni ai bambini, ai giovani e alle loro comunità in merito ai loro diritti e alle misure di tutela disponibili.
 
In Burkina Faso, l’UNICEF ha formato giovani per rispondere a domande sul COVID-19 inviate da altri giovani via SMS - con il supporto di esperti sanitari - usando una piattaforma di chatbot.
 
In Mali, l’UNICEF si è unito a organizzazioni partner della società civile per fornire servizi di protezione dell’infanzia incluso supporto psicosociale e cure alternative per i bambini colpiti da COVID-19 o esposti ad alti rischi di contaminazione.
 
In Niger, l’UNICEF ha lavorato con il governo per identificare i bambini di strada e talibés itineranti e per supportare il loro ritorno e reintegrazione nelle loro comunità.
 
L’UNICEF ha aumentato il suo appello per i bambini nella regione del Sahel centrale a 268 milioni di dollari per fornire aiuto alle popolazioni colpite e a rischio di COVID-19 continuando ad assistere i bambini e le loro famiglie con servizi di protezione, istruzione, salute, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari. Ad aprile 2020, il piano di risposta rimane sottofinanziato del 76% in Burkina Faso, del 76% in Mali e del 71% in Niger.
 


Altri dati utili


5,3 milioni di bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria nel Sahel centrale nel 2020 (circa 1,3 milioni in Burkina Faso, 2,4 milioni in Mali e 1,6 milioni in Niger), e oltre 900.000 bambini (compresi gli sfollati interni e i rifugiati) sono stati sfollati a causa di conflitti armati e violenze.
 
In Burkina Faso, prima della chiusura delle scuole a causa di COVID-19, 2.512 scuole sono state chiuse o non erano operative a causa dell'insicurezza, privando 349.909 bambini del loro diritto all'istruzione e colpendo 11.219 insegnanti. Nelle regioni del Paese colpite dal conflitto, 275 centri sanitari sono stati chiusi o operano a capacità ridotta, impedendo l'accesso ai servizi sanitari e nutrizionali a più di 1,6 milioni di persone.
 
Fino a marzo, in Mali, 1.261 scuole sono state chiuse o non operative, colpendo 378.300 bambini, il 14% del numero totale di scuole nelle zone colpite dal conflitto. Con l'epidemia di COVID-19, tutte le scuole sono state chiuse lasciando circa 3,8 milioni di bambini senza accesso all’istruzione.
 
In Niger sono aumentati gli attacchi ai civili da parte di gruppi armati non statali e le operazioni militari, che hanno portato allo sfollamento forzato di 51.515 persone in tutto il Paese solo tra dicembre e aprile, compresi i rifugiati e coloro che sono ritornati, fuggiti dalle violenze nella vicina Nigeria e nel Burkina Faso. Tutte le regioni più colpite, Diffa, Maradi, Tahoua e Tillabéri, hanno registrato casi di persone contagiate dal coronavirus.
 
 
 
 

24/05/2020

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