Dopo tre anni è ora di dire basta alla guerra in Siria

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16/03/2014

Mentre la crisi in Siria segna oggi - sabato 15 marzo 2014 - la conclusione del terzo anno della sua brutale violenza, i leader di cinque grandi organizzazioni umanitarie sottolineano come il confitto abbia sconvolto la vita di milioni di bambini e come una generazione rischi di essere perduta per sempre.


Alcuni dati

  • 1,2 milioni di bambini siriani sono rifugiati nei Paesi dell'area. Di essi, quasi mezzo milione soltanto in Libano
  • Dall'inizio della guerra, 37.000 bambini sono nati nella condizione di rifugiati 
  • Quasi 3 milioni di bambini siriani non frequentano regolarmente la scuola. Un quinto delle scuole in Siria sono state distrutte, lesionate o utilizzate per scopi militari 
  • Il 60% dei centri sanitari in Siria sono stati distrutti. I tassi di vaccinazione sono crollati, e malattie letali come la polio sono ricomparse 
  • Oltre 2,5 milioni di siriani sono fuggiti all'estero.Nel solo Libano ci sono circa 1 milione di rifugiati, di cui ben 200.000 sono bambini sotto i 4 anni


Un appello congiunto di agenzie ONU e ONG

I massimi responsabili di UNICEF, UNHCR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) e i leader delle organizzazioni non governative internazionali Mercy Corps, Save the Children e World Vision International si sono uniti per una missione congiunta in Libano, per sottolineare l'impatto devastante di tre anni di conflitto su 5,5 milioni di bambini siriani - che vivono in Siria o sono rifugiati nei paesi vicini.

Gli esponenti delle cinque organizzazioni hanno sottolineato il ciclo senza fine di violenze, fughe, spostamenti, il peggioramento delle condizioni di salute, i disagi per l'istruzione e il grave impatto psicologico che il conflitto sta avendo su milioni di bambini .
         
«Per tre terribili anni, milioni di bambini innocenti hanno vissuto un'infanzia che nessuno dovrebbe mai sopportare. I bambini della Siria non possono e non devono affrontare un altro anno di questo orrore» ha affermato il Direttore dell'UNICEF Anthony Lake.
 
Nel corso del fine settimana (15-16 marzo 2014) le cinque organizzazioni hanno lanciato un nuovo appello congiunto per chiedere la fine dei combattimenti, l’urgente applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per concedere l'accesso senza restrizioni in tutta la Siria alle organizzazioni umanitarie, maggiori investimenti per curare i bambini e maggiore impegno per ridurre l'impatto economico della crisi sui paesi ospitanti. in particolare Libano, Giordania, Iraq, Egitto e Turchia.

 
 
«Quella siriana è la più vasta popolazione sfollata al mondo. E ci sono più bambini profughi dalla Siria che da qualsiasi altro paese», ha dichiarato António Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. «Essi hanno bisogno e meritano protezione, cura e istruzione.»

Secondo le parole di Justin Forsyth, Chief Executive di Save the Children, «la situazione dei bambini e delle loro famiglie all'interno della Siria è inimmaginabile. I medici ci hanno raccontato di bambini malati che non possono essere medicati a causa del collasso totale del servizio sanitario. Sappiamo di bambini che sono stati torturati, che sono affamati o presi deliberatamente di mira negli attacchi.»

All'inizio dell'anno, le cinque organizzazioni hanno presentato la strategia “No Lost Generation”: 1 miliardo di dollari per restituire l'opportunità di andare a scuola e per dare assistenza psicologica ai bambini colpiti dal conflitto. Iniziativa di vitale importanza se vogliamo che questi bambini possano superare i traumi subiti e acquisire le competenze necessarie per svolgere un ruolo nella ricostruzione della Siria futura, nei prossimi anni.

«Se la comunità internazionale potesse far tornare l'orologio indietro di due anni o più, e avesse potuto prevedere il grado di devastazione causato dal conflitto, sicuramente avrebbe fatto di più per far terminare il conflitto» ha ribadito Anthony Lake. «Immaginiamo oggi cosa succederà tra un anno, con i costi umani che continuano a crescere. È giunto il momento di dire basta!»

16/03/2014

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