Siria, nella scuola la speranza di un futuro migliore

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17/03/2013

Iman Morooka, Communication Officer dell’UNICEF in Siria, ha incontrato nei giorni scorsi madri e bambini nella città di Homs, pesantemente colpita dal conflitto in corso. Ha anche visitato le attività sostenute dall'UNICEF e incontrato organizzazioni partner e operatori umanitari sul campo.
 

Homs (Siria) - Non c'è bisogno di guidare chissà dove per vedere i segni di distruzione e devastazione. Il suono tonante dei bombardamenti qui fa  parte della vita di tutti i giorni. Centinaia di migliaia di civili hanno dovuto abbandonare le loro case da molti quartieri di Homs in cerca di sicurezza.

Ho assistito al dolore di chi ha perso la vita dei propri cari, l’ho visto nei rifugi collettivi per le famiglie sfollate, nei luoghi più disparati della città. Ho incontrato famiglie che hanno perso tutti i loro averi e la possibilità di una vita più dignitosa.
 
Molte famiglie di sfollati devono convivere nelle stanze di vecchi edifici pubblici e nelle scuole, in uno spazio suddiviso solo da improvvisati separé fatti di coperte e vestiti appesi a una corda. Spesso mancano anche i servizi di base, come acqua calda e docce.

Ma ho anche visto la capacità di resistere, e un forte sentimento comunitario. I bambini giocano e ridono nei corridoi e nei cortili dei rifugi, apparentemente felici e contenti. Quando  ho parlato con alcuni di loro, hanno detto quanto sentano la mancanza delle loro case e dei loro vecchi amici, di cui non hanno più notizie.

Una ragazza mi ha confidato che quello che le manca di più è la sua piccola tartaruga, che ha dovuto abbandonare. Un altro dodicenne mi ha detto che gli manca la sua casa, dove era al sicuro da qualsiasi umiliazione.

Nella sede di una organizzazione non governativa locale, sostenuta dall'UNICEF, incontro Um Ahmed [nome di fantasia], qui per la sua visita mensile con due dei suoi figli al seguito. L’associazione riceve due volte a settimana le famiglie che hanno perso il loro capofamiglia, per lo più a causa del conflitto, fornendo loro sia aiuto economico che beni in natura come medicine o vestiti. L’associazione distribuisce anche articoli per l’igiene e coperte ricevuti dall’UNICEF.

Um Ahmed vive in un quartiere dove i pesanti sconti hanno causato distruzione su larga scala e fughe in massa. Sia il marito che il figlio maggiore sono stati uccisi. Lei è da poco tornata a casa con i quattro figli superstiti. La sua unica fonte di assistenza è una ONG locale: sopravvive con l’equivalente di 80 dollari al mese, oltre ai sussidi.

La famiglia vive in una sola stanza nella loro abitazione, gravemente danneggiata. Quando piove, cade acqua dal tetto danneggiato.

«La vita è molto difficile perché i prezzi sono molto alti. Il pane per esempio, è molto costoso e per ottenerne una razione gratuita, bisogna fare una lunga fila. Ortaggi e legumi, latte, uova, zucchero e carburante sono un lusso che non possiamo più permetterci.» 

«Per la maggior parte del tempo restiamo chiusi in casa», continua Um Ahmed. «I miei figli non escono se non per andare a scuola. Ogni volta che ricominciano i combattimenti, esco subito per riportarli subito a casa. I miei figli hanno paura in ogni momento della giornata.»

Un'altra donna che incontro mi racconta di temere per la sicurezza di suo figlio, sedicenne, ogni volta che esce per andare a scuola. «Ho paura che venga rapito o fermato ai posti di blocco. Lui è bravissimo a scuola e non posso impedirgli di frequentare le lezioni, quindi devo lasciarlo uscire. Desidero tanto che vada avanti negli studi.»

Quando si riferisce alle sfide che la sua famiglia deve affrontare, Um Ahmed aggiunge: «Se i miei figli si ammalano di notte, o di venerdì, non ho un posto dove andare a chiedere aiuto. Non ci sentiamo mai al sicuro, dove viviamo. Ci sono frequenti casi di saccheggio e altri crimini. Di notte sprango la porta con una tavola di legno perché abbiamo paura che possano entrare a farci del male.»

Ci sono fin troppe famiglie che sono state private del loro passato e sopportano un presente crudele. Eppure, in mezzo a tutta questa devastazione, ciò che mi colpisce - e che mi fa ben sperare - è la determinazione dei genitori e delle comunità per assicurarsi che i figli ricevano un’istruzione, nonostante i rischi.

(Iman Morooka)

17/03/2013

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