Sud Sudan, la crisi alimentare minaccia i bambini

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22/09/2014

Decine di migliaia di bambini rischiano tuttora la morte per malnutrizione nel Sud Sudan, nonostante temporanei miglioramenti della situazione alimentare: questo il giudizio del gruppo di esperti dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC).  

Nonostante i provvisori miglioramenti, la malnutrizione, soprattutto tra i bambini più piccoli, non diminuisce a causa delle diffuse malattie, della mancanza di acqua potabile e dello scarso accesso ai servizi sanitari di base.

Diarrea e altre malattie non consentono ai bambini di assorbire le sostanze nutritive, così anche laddove migliora l'accesso al cibo, i bambini rischiano di rimanere ancora pericolosamente malnutriti. 

I più a rischio sono coloro che vivono nelle aree colpite dal conflitto, soprattutto gli sfollati (1,4 milioni di persone, metà dei quali bambini).

In quasi tutto il Sud Sudan i tassi di malnutrizione infantile (0-5 anni) sono a livelli critici. Nelle aree in cui si raccolgono enormi numero di sfollati a causa della guerra civile in corso, il tasso di malnutrizione acuta fra i bambini supera il 30%, oltre il doppio del livello per cui è dichiarato ufficialmente lo stato di emergenza alimentare

Raggiungere con aiuti umanitari i bambini malnutriti è una sfida resa ancora più ardua dal clima di insicurezza e dalla stagione delle piogge, che ha reso impraticabili quasi tutte le strade del paese.

«Migliaia di bambini sono ancora in pericolo di vita» riferisce Jonathan Veitch, Rappresentante UNICEF nel Sud Sudan. «Dobbiamo sfruttare la prossima stagione secca, che renderà nuovamente percorribili le strade, per predisporre scorte di aiuti alimentari. È di fondamentale importanza che durante questa finestra temporale acceleriamo la nostra risposta all'emergenza, non possiamo perdere quest’opportunità». 

Secondo le stime più aggiornate del gruppo di esperti IPC, circa un milione e mezzo di abitanti sud-sudanesi affronteranno condizioni di “crisi e di emergenza alimentare” tra settembre e dicembre di quest'anno, nella stagione del raccolto. 

Destano però maggiore preoccupazione le previsioni per il 2015, allorché si stima che 2,5 milioni di abitanti vivranno in condizioni di crisi o di emergenza alimentare tra gennaio e marzo. 

Sebbene le previsioni dell’IPC non vadano oltre marzo 2015, è noto che la stagione secca ha il suo culmine nel mese di maggio: è quindi prevedibile che i bambini, che sono sempre i più vulnerabili di fronte alle carenze alimentari, vanno incontro a un rischio crescente di malnutrizione.
 

L'azione dell'UNICEF

In risposta alla crisi in corso nel paese africano, l’UNICEF ha intensificato al massimo l’azione di assistenza umanitaria, collaborando con il World Food Programme (il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite) e con altre organizzazioni internazionali.

Da aprile, l’UNICEF ha garantito terapia nutrizionale per più di 55.000 bambini sotto i 5 anni affetti da malnutrizione acuta grave. Grazie all’espansione continua degli interventi, entro la fine dell’anno saranno 120.000 i bambini che avranno beneficiato di tali cure.

Uno strumento che si è rivelato di grande efficacia nelle aree più remote, che altrimenti resterebbero escluse dall’assistenza umanitaria, sono le Rapid Response Missions - RRM (Missioni di risposta rapida)ideate da UNICEF e World Food Programme.

Durante le RRM, il WFP si occupa di distribuire scorte alimentari, mentre l’UNICEF monitora lo stato nutrizionale dei bambini e cura quelli gravemente malnutriti, garantisce servizi sanitari di base e vaccini, acqua potabile e servizi igienici, registra i bambini non accompagnati per riunirli alle famiglie e promuove attività di istruzione elementare. 

L’UNICEF ha lanciato un appello urgente per 25 milioni di dollari, indispensabili per continuare a estendere la sua risposta umanitaria e per preposizionare aiuti nel corso dell'imminente stagione secca.

22/09/2014

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