Tre generazioni in viaggio per ricominciare. Nonna Luba arriva a Trieste insieme a due figlie e quattro nipoti

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04/07/2022

“Mi chiamo Baba Luba, vuol dire nonna Amore. L’amore è tutto ciò che circonda, quello tra persone, per la famiglia, per il Proprio Paese”.

Luba ha 80 anni, è arrivata dall’Ucraina in Italia a seguito dei bombardamenti pochi mesi fa. Con lei, le due figlie e i 4 nipoti, 3 generazioni insieme. Dall’arrivo in Italia Luba è ospite di un centro d’accoglienza a Trieste, molto vicino al valico di confine, lo stesso dove si reca a volte con la famiglia per avvicinarsi ai blue dot, gli spazi allestiti dall’UNICEF e UNHCR in collaborazione con i partner in frontiera per garantire un luogo di ristoro per mamme, bambine/i e famiglie in arrivo e dare prima risposta ai bisogni di base.

È lì che la conosciamo. Il suo nome racconta un pezzo della sua storia. L’amore per il suo Paese, oggi dilaniato dalla guerra, e per la sua famiglia, che non l’ha mai lasciata sola.

Luba racconta di non essersi mai allontanata da casa in tanti anni e che mai alla sua età avrebbe pensato di dovere scappare via.

Tutto è cominciato a febbraio...

Victoria, la nipote di Luba, 23 anni, racconta: "Pensavo di incontrare i miei amici dopo il lavoro, poi è arrivata la notizia dell’esplosione. Ero assolutamente certa che non fosse vero, che tutto sarebbe finito presto. Ma dopo un mese e mezzo di tempo, con l’aggravarsi della situazione, le persone andavano via e nei negozi, nei supermercati, il cibo diventava sempre più difficile da reperire, diventava difficile uscire di casa”.

Victoria ha ben chiaro il ricordo di quei giorni: “Per una settimana intera ho dormito nella vasca da bagno – racconta - Ogni volta che sentivo la sirena avvertire dei bombardamenti diventava chiaro che bisognava andare via, cercare riparo. Quando arriva l’onda sonora dopo l’esplosione è possibile sentire un boato contro la finestra. Lì non sai mai se la finestra stavolta esploderà oppure no, hai poco tempo per correre e metterti al riparo dentro la vasca. Dopo una settimana così, alla fine, ho deciso di partire”.

Victoria scappa con l’aiuto di volontari ucraini, raggiunge la sua famiglia e convince tutti ad andare via, a cercare un posto sicuro. Così si mettono in viaggio e pochi giorni dopo arrivano in Italia.

Auguro alla mia famiglia di potere ritornare presto nelle nostre case. Trovare vivi e in salute i nostri parenti, i nostri vicini, tutte le persone rimaste lì. La cosa più importante sarebbe ritrovare la pace, che non ci sia più guerra da nessuna parte del mondo

Nonna Luba, rivolge poi un pensiero a chi è rimasto

Nel blue dot operatori e mediatori culturali incontrano ogni giorno storie diverse

Tra le ospiti dei blue dot anche Kateryna, arrivata in Italia con la sorella e il figlio di 3 anni. Hanno scelto l’Italia con la promessa di essere accolti da un amico, di cui però hanno poi perso i contatti.

C’è poi chi, alla frontiera, vuole restarci, per tornare a casa il prima possibile e ricongiungersi con i familiari – spesso uomini, mariti, compagni – rimasti al fronte a combattere.

Luba e la sua famiglia sono l’esempio di chi parte lasciandosi tutto alle spalle, alla ricerca di un posto sicuro. La loro storia racconta le sfide della fuga ma anche quelle dell’accoglienza nel Paese di destinazione. Le 3 generazioni di donne aspettano oggi di essere trasferite. “Ma vogliamo restare insieme” dice. La donna guarda fiera la sua famiglia e racconta: “Prima della guerra abitavamo in città diverse. La cosa più importante è che nessuno di noi è rimasto solo, siamo partite insieme, questa è la cosa più importante che in questo momento è la nostra forza”.

Per approfondire

Nei blue dots allestiti dall’UNICEF e da UNHCR insieme alle organizzazioni partner - ARCI, D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), Save the Children, l’associazione Stella Polare – si alterna il passaggio di donne, bambine e bambini e persone in stato di bisogno.

Questi spazi child-friendly sono ormai un riferimento per quanti arrivano dall’Ucraina e per gli ospiti dei centri di accoglienza vicini. In tanti – oltre 2000 dall’attivazione – si rivolgono ad operatori e mediatori culturali per avere informazioni sul percorso in Italia, primo supporto psicologico, anche solo per cercare conforto in uno spazio più a misura di mamme e bambini.

Tante le ospiti che rimangono al confine, pronte ad affrontare il percorso al contrario non appena la situazione lo permetterà, tante altre stanno tentando di iniziare un nuovo percorso in Italia, spesso con il desiderio di restare vicine ad amici e familiari con cui hanno iniziato il viaggio.

04/07/2022

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