Un nuovo inizio. Intervista a un'insegnante

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15/09/2020

Anna Chiara Lugarini è un’insegnante di lettere nella scuola secondaria di I grado. Al momento, come tiene a sottolineare, ha la fortuna di insegnare all'interno di una sezione Montessori in una scuola pubblica nella periferia nord ovest di Milano.

Qual era il tuo sogno da bambina?
Da bambina avevo diversi sogni e alcuni devo dire li porto avanti tuttora. Se dovessi pensare a cosa avrei voluto fare “da grande”, direi che desideravo diventare ingegnere meccanico e progettare auto da corsa.    Dopo il liceo, ho scelto la via della filosofia e quindi della cooperazione internazionale, portata avanti fino a che non ho cominciato ad insegnare, circa quindici anni fa.

Ritorno a scuola, un nuovo inizio?
In questi giorni – e settimane – si sente parlare moltissimo della scuola, e purtroppo quasi solo delle misure di sicurezza, dei dispositivi che studenti e docenti dovranno utilizzare e di ciò che è pronto e di ciò che ancora manca. Timori e incertezze sembrano farla da padroni.   A mio parere sarebbe bene concentrarsi anche sull’importanza del tornare a scuola dopo la lunga chiusura, dire quanto questo ritorno costituisca per i bambini e le bambine, per i ragazzi e le ragazze e anche per noi professori un evento prezioso, straordinario, da festeggiare e di cui essere felici.   Personalmente credo davvero che questo primo giorno di scuola abbia qualcosa di sensazionale nonostante le misure di distanziamento, le mascherine e i banchi separati.   Finalmente i bambini potranno tornare nelle loro vecchie aule – o in quelle nuove, per chi inizia un nuovo ciclo – e rimettersi in gioco come solo loro sanno fare, riprendendo le relazioni con i compagni e con i docenti o imparando a conoscere nuovi coetanei e nuovi maestri.   

Cosa è mancato di più, stando lontani?
Sicuramente durante i mesi estivi i ragazzi hanno avuto le loro relazioni e le loro attività, ma la scuola è un luogo diverso, in qualche modo eccezionale.   A scuola ognuno impara a mostrare e a condividere quello che di sé vuole dare agli altri e ad imparare dagli altri; è il luogo dove si costruisce un sentire e un sapere comune che può piacere o non piacere, ma che è comunque il frutto delle parole, delle relazioni, degli scambi che avvengono all’interno delle aule.   Ed è questa occasione d rimettersi in gioco nello spazio della scuola, questa opportunità di tornare ad essere esploratori di una realtà e di un sapere che non sono quelli incontrati a casa - o che lo sono solo in parte - che vanno celebrate.   Riaprire le scuole vuole dire ampliare le possibilità, allargare l’orizzonte, lo spazio del crescere (del successo come della sperimentazione, dell’errore come della sua correzione), il mondo delle relazioni, quello dell’ignoto che pungola la curiosità e il desiderio di conoscere.   È vero, ci saranno dei “piedini” disegnati a terra su cui sostare e dei banchi non più vicini come prima, ma la parola e lo scambio vanno oltre il metro del distanziamento, ed è proprio questo che sono felice di ritrovare e di ricostruire con i miei studenti: uno spazio di parola in cui tutti noi potremo immetterci e sostare liberamente, senza timore.     

Un entusiasmo che meriterebbe una vera festa...  
Con alcuni colleghi avremmo voluto organizzare una grande festa per le strade che portano alle nostre scuole con giocolieri, musica, saltimbanchi.   Purtroppo, tra i preparativi e i vincoli di cui tener conto non ci siamo riusciti. Abbiamo però scelto di festeggiare lo stesso gli alunni delle prime classi (e anche tutti gli altri) con musica e applausi, per far sentire loro che non siamo solo preoccupati, anzi che siamo felici di (ri)accoglierli e di ricominciare insieme a loro.   In questo momento preferisco guardare il bicchiere mezzo pieno e ricordarmi che la scuola è fatta non solo di banchi, di sedie, di spazi ma anche di persone, di legami, di parole e di tutte quelle risorse che studenti e docenti portano con sé. È con queste che voglio ripartire!

15/09/2020

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