Sud Sudan, team di emergenza UNICEF-WFP nell'inferno della fame

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09/07/2014

UNICEF e World Food Programme (WFP) - il Programma Alimentare delle Nazioni Unite - stanno intensificando le missioni congiunte per fornire assistenza alle persone nelle zone più remote del Sud Sudan. dove il numero di bambini a rischio di morte per cause legate alla malnutrizione è aumentato drammaticamente, e una catastrofe alimentare è ormai alle porte.
 
In tutto il paese è stato istituito un Piano di risposta rapida (Rapid Response Mechanism) per facilitare il trasporto degli operatori umanitari e delle scorte alimentari nelle aree isolate, e fornire così aiuto alle popolazioni che finora hanno avuto scarso o nessun accesso all’assistenza umanitaria.
 
La situazione più allarmante è quella riscontrata nei tre Stati del paese [il Sud Sudan ha natura federale] colpiti dal conflitto interno riesploso a dicembre 2013: Jonglei, Unity e Upper Nile. Qui i dati indicano che tra il 60 e il 75% della popolazione vive in condizioni di grave insicurezza alimentare.
 
Si stima che nell'arco del 2014 saranno circa 235.000 i bambini sotto i cinque anni che necessiteranno di una terapia per la malnutrizione grave acuta (la forma più pericolosa): un numero di casi doppio rispetto a quello dello scorso anno.

Inoltre, almeno 675.000 bambini dovranno essere curati per la forma di malnutrizione grave moderata. Finora, a causa delle condizioni di insicurezza, le organizzazioni umanitarie sono state in grado di raggiungere e curare appena il 10% di questi bambini.
 
«Molti di quelli costretti ad abbandonare le proprie case devono camminare per giorni senza nulla da mangiare, prima di raggiungere città come la capitale dello Stato di Bentiu, nella speranza di trovare aiuto. Alcuni di loro, in particolare i bambini, arrivano così malnutriti che non c'è più niente da fare per salvarli» racconta Jonathan Veitch, Rappresentante UNICEF nel Sud Sudan. «Dobbiamo raggiungere le popolazioni delle aree isolate con forniture e servizi essenziali per risparmiare loro almeno questi viaggi così rischiosi. Il Piano di risposta rapida ci offre la flessibilità necessaria per concentrarci sulle persone, soprattutto sui bambini, che hanno più bisogno della nostra assistenza
 
Le squadre di operatori umanitari inviate nelle località più isolate registrano le persone e orientano così l'invio di beni alimentari di prima necessità, che solitamente vengono recapitati per via aerea o con lanci paracadutati.

I team si occupano dei bambini che soffrono di malnutrizione, forniscono acqua, servizi e beni per l’igiene e la salute, identificano i bambini che sono stati separati dalle famiglie e, quando possibile, forniscono servizi educativi di base. Ai bambini sotto i 5 anni non ancora malnutriti sono somministrati 
alimenti supplementari per evitare che lo diventino.

Attualmente ci sono state missioni congiunte UNICEF-WFP in 15 località, che hanno permesso di raggiungere oltre 200.000 persone, fra cui 70.000 bambini al di sotto dei 5 anni. Il WFP ha anche raggiunto ulteriori 14 località, beneficiando altre 350.000 persone circa. Una volta che le due agenzie hanno aperto un canale di aiuto, altre organizzazioni partner possono occuparsi di dare stabilità all'azione umanitaria.
 
«Gli operatori umanitari di grande esperienza che rientrano da missioni nelle comunità più remote ci riportano notizie di condizioni terribili, quali non hanno mai visto prima» aggiunge Joyce Luma, Direttrice del WFP per il Sud Sudan. «Il lavoro di questi team è decisivo se vogliamo sventare una carestia. Abbiamo urgente bisogno di fondi e di partner per coprire tutte le aree ancora isolate e stabilire una presenza costante per dare continuità all'assistenza nutrizionale. È l’unica possibilità che abbiamo per evitare il disastro che incombe».
 
Il World Food Programme aveva avviato le missioni del Rapid Response Mechanism a gennaio. L'UNICEF e altre agenzie umanitarie si sono affiancate a marzo per incrementare la capacità di assistenza e assicurare la sua completezza.

Attualmente ci sono team in azione a Koch e Nihaldu, nello Stato di Unity, che prestano assistenza a 58.700 persone mai raggiunte prima dagli aiuti umanitari.
 
Le spaventose condizioni delle persone che arrivano a Bentiu hanno indotto le organizzazioni umanitarie a risalire alle loro zone di provenienza, per inviare missioni di aiuto. I primi dati segnalano tassi di malnutrizione infantile estremamente elevati. Sono state programmate anche missioni urgenti in altre località dello Stato di Unity. Nei prossimi mesi UNICEF, WFP e altre organizzazioni partner compiranno una missione ogni mese in 30 zone particolarmente remote negli Stati di Jonglei, Unity e Upper Nile.
 
Il conflitto in Sud Sudan ha creato finora 1,5 milioni di sfollati. Oltre 1,1 milioni  - per oltre metà bambini – vivono in ripari di fortuna all’interno del Sud Sudan, con scarso o nessun accesso all’assistenza umanitaria.

Si stima che 4 milioni di abitanti sud-sudanesi vivano in una condizione di grave insicurezza alimentare. L'UNICEF avverte la comunità internazionale che 50.000 bambini tra 0 e 5 anni rischiano di morire nel corso del 2014 se non riceveranno cure per la malnutrizione grave acuta. 

09/07/2014

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