Uno Spazio Sicuro per Fatou. A Ventimiglia, operativo il Women and Girls Safe Space

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13/12/2022

Fatou* ha 16 anni. La incontriamo nella frazione di Grimaldi, al confine tra Mentone e Ventimiglia. Indossa abiti leggeri, troppo per il primo freddo invernale, ha con sé solo uno zaino con pochi oggetti. È in viaggio da giorni, ma non lascia trapelare segni di stanchezza. Vuole raggiungere il fratello a Marsiglia, in Francia. Non è sola, con lei la figlia di tre settimane, avvolta in un asciugamano che la ragazza tiene ben stretto in vita.

Quello di Fatou non è un caso isolato. Sono tante le ragazze e le donne che incontriamo a Ventimiglia. Spesso proseguono in solitaria, altre volte insieme ad altre donne o con conoscenti. Non di rado, si affidano a chi, nel viaggio, offre loro aiuto, diventando così facile preda per trafficanti e passeurs. Nei percorsi di migrazione e in ogni emergenza, ragazze e donne affrontano rischi specifici legati alla loro sicurezza e restano tra le categorie più esposte a sfruttamento e abusi, inclusa la violenza di genere. Nonostante a livello globale siano stati fatti passi notevoli per il rispetto dei diritti di donne, ragazze e bambine, si stima che quasi una donna su tre abbia subito violenza fisica e/o sessuale almeno una volta nella vita (il 30% delle donne di età pari o superiore a 15 anni)[1], stime che possono aumentare considerando le popolazioni sfollate, per via dei rischi specifici del percorso di migrazione.

Fatou ha 16 anni e viene dalla Costa d'Avorio, mentre parla sotto l’asciugamano vediamo un movimento. Lei abbassa il telo. Vediamo la sua bambina di sole 3 settimane. Sono due bambine in viaggio

Le operatrici non conoscono ancora il percorso di Fatou

Di lei so sa solo che ha tentato di oltrepassare la frontiera con un esito di respingimento, notano comunque l’incertezza mentre cerca di dirigersi di nuovo verso Ventimiglia, all’incirca a 8 km dal punto esatto in cui ci trovavamo. 

Tra le aree di intervento dell’UNICEF in Italia legate al rafforzamento del sistema di prevenzione, mitigazione e risposta alla violenza di genere, l’UNICEF – in collaborazione con Save the Children – ha attivato a Ventimiglia uno spazio sicuro per ragazze e donne (SSRD, dall’acronimo inglese WGSS – Women and Girls Safe Spaces), nella cornice di uno spazio sicuro dedicato a minori, accompagnati e non, e a famiglie con bambini in transito.

Si tratta di luoghi protetti, pensati per garantire la sicurezza fisica ed emotiva di donne e ragazze, per permettere loro di rilasciare lo stress, socializzare e ritrovare un senso di comunità, ma anche per fornire informazioni, risposta ai bisogni di base e rinvio a servizi specializzati quando necessario. Un passo fondamentale è la costruzione di una relazione di fiducia.
Fatou arriva nel Safe Space in tarda serata, visibilmente provata. Il team la invita a sedersi, a sorseggiare una bevanda calda, a prendere tempo per allattare e cambiare il piccolo.

Le operatrici la mettono in contatto con un’organizzazione vicina per una doccia calda, un pasto, dei cambi e un posto dove passare la notte. “Per chi affronta un percorso simile rispondere ai bisogni di base resta sempre la prima necessità - ci dicono le operatrici – L’apertura all’ascolto permette poi alla persona che abbiamo davanti di raccontare, se e quando ne ha voglia”. Spesso il supporto fornito dal team è utile anche per valutare se chi intraprende il viaggio ha tutte le informazioni necessarie, e se è consapevole delle possibili alternative.

Le operatrici ci raccontano di una giovane con il sogno di diventare modella di hijab. Scappata dal suo Paese, dove non poteva realizzare il suo sogno, tentava di raggiungere parenti in Francia per ricominciare da lì.

Tra le storie raccolte anche quella di un nucleo composto da padre, figlio e una nipote di 17 anni. Accettano di fermarsi al centro Women and Girls Safe Space. La ragazza si confronta con gli operatori in un momento in cui riescono ad avere un colloquio diretto con lei, in uno spazio sicuro. Confessa il rapporto difficile con lo zio, di aver subito violenza psicologica e fisica, di non voler continuare il percorso.

Il WGSS fornisce un punto di accesso sicuro ai servizi, alle informazioni, un'opportunità di confrontarsi, di scambiare informazioni, anche nel contesto di Ventimiglia caratterizzato dal transito. Questi spazi nascono in risposta ai bisogni e ai desideri delle donne e ragazze che li frequentano e che ne sono in questo senso le promotrici e attrici principali.

Margherita Maglietti, esperta GBV dell’UNICEF

Il check dello stato di sicurezza della donna o della ragazza – già in fase di colloquio - è sempre fondamentale per garantire protezione ed evitare ulteriori ripercussioni a danno delle ragazze e donne che passano dal Safe Space. In questo caso la segnalazione alle autorità e il rinvio a servizi specializzati è necessario per interrompere relazioni potenzialmente pericolose.

Sono le donne che spesso segnalano lo spazio sicuro ad altre persone. In realtà come Ventimiglia, in cui il tempo a disposizione per intervenire è molto limitato, e il passaggio di informazioni avviene principalmente tra persone in viaggio, il networking è fondamentale per garantire il passaparola. Le operatrici del Safe Space ci raccontano che l’attività diventa molto semplice quando chi arriva riconosce magari una donna già incontrata in viaggio, o della stessa nazionalità, o se riceve informazioni sul posto da persona che incrocia.

Altro aspetto fondamentale dei Safe Space è il rafforzamento della resilienza e dell’empowerment

Ricerche e studi provenienti da diversi contesti suggeriscono che la creazione di spazi per sole donne e/o ragazze aiuta a ridurre i rischi e a prevenire ulteriori danni durante le emergenze. E quello di Ventimiglia non è l'unico spazio sicuro supportato dall’UNICEF. La prima sperimentazione sui WGSS è stata avviata a Palermo, in collaborazione con il centro Penc e l’International Rescue Committee. Solo quest’anno questi due interventi hanno raggiunto oltre 480 donne e ragazze con informazioni, servizi, e supporto specializzato.

Da quest’anno l’UNICEF si è inoltre impegnata nella condivisione delle pratiche e di principi cardine con altre 10 organizzazioni sul territorio su come gestire e coordinare spazi dedicati a donne e ragazze.  A conclusione di questo percorso l’UNICEF ha istituito una "community of practice" di organizzazioni con l'obiettivo di sostenere lo sviluppo o il rafforzamento di WGSS per garantire la sicurezza, la resilienza e l'accesso di donne e ragazze a servizi fondamentali, come quelli di risposta alla violenza di genere.

13/12/2022

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