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16.000 nascite tra i profughi Rohingya, molti sono figli delle violenze

Un'ostetrica con una donna e la sua bambina, nata da soli 3 giorni. nell'ambulatorio del campo di Kutupalong a Cox's Bazar (Bangladesh) - ©UNICEF/UN0139593/LeMoyne -  -
Un'ostetrica con una donna e la sua bambina, nata da soli 3 giorni. nell'ambulatorio del campo di Kutupalong a Cox's Bazar (Bangladesh) - ©UNICEF/UN0139593/LeMoyne - -
Ogni giorno 60 nuovi nati tra gli 800mila Rohingya rifugiati in Bangladesh da alcuni mesi. Solo un quinto nascono in strutture sanitarie, molti sono figli degli stupri subiti in Myanmar

17 maggio 2018 – Oltre 16.000 bambini Rohingya sono nati in campi profughi e insediamenti informali nel distretto di Cox’s Bazar, in Bangladesh, nei nove mesi trascorsi da quando un'ondata di massacri nello Stato di Rakhine, in Myanmar, ha costretto migliaia di famiglie a fuggire dalle proprie case e ad attraversare il confine.
 
«Circa 60 bambini al giorno emettono il primo respiro in condizioni spaventose, lontano dalla propria casa, figli di donne sopravvissute a fughe, violenze, traumi e, non di rado, stupri» ricorda Edouard Beigbeder, Rappresentante dell'UNICEF in Bangladesh. «Queste condizioni sono ben lontane dall'essere il miglior inizio di una vita.»
    
Le donne e le bambine sopravvissute a violenze sessuali sono forse i soggetti più vulnerabili ed emarginati tra gli oltre 800.000 rifugiati Rohingya del Bangladesh, e necessitano di un'assistenza speciale. Molte di queste donne e ragazze potrebbero non avere rivelato le loro esperienze per timore della stigmatizzazione sociale o di ulteriori persecuzioni.
 
«È impossibile conoscere il numero reale di bambini che sono nati o che nasceranno a seguito stupri» aggiunge Beigbeder. «Ma è di vitale importanza che ogni donna incinta, o che ha appena partorito, e ogni neonato ricevano tutto l'aiuto e il sostegno di cui hanno bisogno.»
 
Di tutti i bambini Rohingya nati in Bangladesh dal settembre scorso a oggi, solo il 18% (circa 3.000 in tutto) sono venuti alla luce in strutture sanitarie
 
 

L'azione dell'UNICEF per mamme e bambini

Lavorando con i suoi partner, l'UNICEF fornisce assistenza prenatale e postnatale alle mamme e ai loro bambini.
 
Gli operatori dell’UNICEF visitano regolarmente le neo-mamme nei campi profughi per verificarne le condizioni e fornire loro sostegno (sono stati creati nei campi più di 150 gruppi di aiuto tra genitori- e per indirizzarle, quando necessario, verso servizi specialistici
 
Abbiamo mobilitato circa 250 volontari nelle comunità Rohingya per assicurare che sempre più donne visitino le strutture sanitarie, prima e dopo il parto.
 
Stiamo inoltre chiedendo alle autorità bengalesi un'adeguata registrazione delle nascite per i neonati Rohingya, condizione indispensabile per accedere a quei servizi di base ai quali hanno diritto.
 
L'invisibilità legale dei bambini non registrati aumenta la loro vulnerabilità e il rischio che le violazioni dei loro diritti passino inosservate. 
 
Durante i conflitti e le turbolenze, garantire ai neonati la registrazione alla nascita è una delle massime priorità. 
 
I bambini non registrati alla nascita o senza documenti d'identità sono spesso esclusi dall'accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria e alla sicurezza sociale.
 
Inoltre, quando i bambini vengono separati dalle proprie famiglie, il loro successivo ricongiungimento è reso più difficile dalla mancanza di documenti ufficiali.


https://www.unicef.it//doc/8304/16000-bambini-rohingya-nati-nei-campi-rifugiati-in-bangladesh.htm

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