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In Europa troppe barriere all'istruzione per i bambini migranti e rifugiati

Elias, 7 anni, è una delle migliaia di bambini siriani che frequenta le scuole dell'immenso campo profughi di Suruc (Turchia) - ©UNICEF/UN0153890/Ergen -  -
Elias, 7 anni, è una delle migliaia di bambini siriani che frequenta le scuole dell'immenso campo profughi di Suruc (Turchia) - ©UNICEF/UN0153890/Ergen - -
UNHCR, UNICEF e IOM esortano gli Stati europei a promuovere l’accesso dei minori rifugiati e migranti a sistemi scolastici più inclusivi e di qualità

11 settembre 2019 – Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e UNICEF chiedono agli Stati europei uno sforzo maggiore per assicurare a tutti i minorenni migranti, rifugiati e richiedenti asilo l’accesso all’istruzione di qualità e garanzie per il proseguimento del percorso accademico.
 
In una pubblicazione lanciata oggi, le tre Agenzie delle Nazioni Unite descrivono le barriere che questi bambini e ragazzi incontrano nell'accesso all'istruzione in Europa.

Attualmente il tasso di abbandono scolastico tra i bambini e gli adolescenti nati fuori dall'UE (fra cui i minorenni rifugiati e migranti arrivati in questi ultimi anni) è oltre il doppio - 25,4% -  rispetto ai loro coetanei nati in Europa (11,4%).
 
I minorenni migranti conseguono risultati scolastici più bassi quando non viene dato loro il supporto adeguato.
 
Per esempio, mediamente 3 studenti nativi su 4 conseguono l’idoneità in scienze, lettura e matematica, mentre vi riescono solo 3 su 5 fra gli studenti con un background migratorio.

Tra i principali ostacoli evidenziati nel rapporto vi sono la carenza di fondi per l'inclusione scolastica, l'insufficienza delle infrastrutture, la formazione inadeguata degli insegnanti per lavorare con minorenni rifugiati e migranti, le barriere linguistiche, la scarsità di sostegno psico-sociale e di attività didattiche di recupero.
 
Queste ultime sono di vitale importanza per i bambini che non hanno potuto frequentare la scuola per periodi prolungati o che provengono da sistemi scolastici molto differenti.

I bambini in età da scuola dell'infanzia (3-5 anni) e secondaria superiore (dai 15 anni in su) sono particolarmente vulnerabili all'abbandono scolastico, poiché spesso non sono compresi nel raggio di applicazione delle legislazioni nazionali in materia di obbligo scolastico.

Per aiutare gli Stati a rispondere a queste sfide e a colmare le gravi lacune statistiche, la pubblicazione lanciata oggi fornisce esempi di buone pratiche scolastiche raccolte in tutta Europa e propone una serie di raccomandazioni.
 
«L'istruzione non è vitale solo per il futuro dei minori rifugiati, ma anche per quello delle comunità in cui vivono. Un’istruzione di qualità accresce le opportunità di successo, facilita l’integrazione ed è vantaggiosa tanto per lo studente quanto per la società. Investire nell'istruzione per tutti è uno dei migliori investimenti che un governo possa fare» spiega Pascale Moreau, Direttrice del Bureau per l’Europa dell'UNHCR.

Le tre Agenzie chiedono agli Stati di rafforzare il legame tra la scuola e altri importanti servizi pubblici, come la sanità e i servizi per la protezione dell’infanzia, al fine di assicurare che vengano superate le barriere per l’iscrizione a scuola e i fattori che contribuiscono a un precoce abbandono scolastico.
 
La pubblicazione raccomanda inoltre l’adozione di misure che facilitino l’accesso alla scuola perla prima infanzia e promuovano l’integrazione dei giovani stranieri nell'istruzione secondaria superiore e nei programmi di formazione.

«Con la volontà politica e maggiori stanziamenti, i governi europei possono costruire sistemi scolastici pubblici più inclusivi, assicurando a tutti i bambini - a prescindere dal loro status migratorio - di vedere tutelato il proprio diritto all'istruzione, creando comunità inclusive e di successo» aggiunge Afshan Khan, Direttrice UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale e Coordinatore Speciale per la risposta alla crisi dei minori rifugiati e migranti in Europa.

Le tre Agenzie chiedono inoltre agli Stati di ampliare gli sforzi e investire ulteriormente sia a livello nazionale che regionale per raccogliere dati standardizzati e di qualità sull'istruzione dei minorenni migranti, rifugiati e richiedenti asilo, al fine di orientare le politiche di sviluppo e distribuzione delle risorse.

«Eliminare questi gap nell'istruzione dei minorenni rifugiati e migranti è importante per il loro sviluppo e benessere e può avere effetti positivi per la società in generale
» rileva Manfred Profazi, Senior Regional Adviser per l’Europa e l’Asia Centrale dell'IOM.
 
«L’istruzione ha il potere coesivo di aiutare i minorenni rifugiati e migranti e le loro famiglie a costruire legami con le comunità locali e di contribuirvi. Investire in un’istruzione inclusiva e di qualità ci aiuterà ad assumerci le nostre responsabilità per assicurare che nessuna generazione venga lasciata indietro,» 

Istruzione e minori migranti: focus sull'Italia

1. Le statistiche nazionali sull’istruzione distinguono solo tra cittadini italiani e non italiani

2. Nell’anno scolastico 2016-2017, erano registrati nelle nostre scuole 634.070 alunni non italiani, pari al 9,5% del totale degli iscritti

3. Il 46% dei bambini di nazionalità non italiana era iscritto alla scuola primaria, il 26% alla scuola secondaria inferiore e il 29% alla secondaria superiore. Non ci sono dati sulla presenza di bambini stranieri nella scuola per l'infanzia

4. Tra tutti i bambini di nazionalità non italiana presenti nel sistema scolastico italiano, il 77% (487.748) erano cittadini non europei

5. Tra gli adolescenti rifugiati e migranti, che hanno risposto al sondaggio sull’istruzione condotto a fine 2017 sulla piattaforma digitale dell'UNICEF "U-Report on the Move", il 49% ha dichiarato di studiare esclusivamente lezioni di lingua italiana, mentre solo il 30% frequentava corsi scolastici regolari, con grandi differenze a seconda delle zone geografiche di residenza.

6. Secondo un sondaggio più recente l’86% dei rispondenti ha dichiarato che avrebbe voluto seguire un corso di formazione. Tuttavia, pochissimi di loro hanno avuto effettivo accesso a questa opportunità.

7. Il 38% dei minorenni stranieri non accompagnati intervistati in un'indagine condotta nel 2017 in Italia da UNICEF e REACH ha dichiarato che il motivo principale della propria fuga verso l'Europa è stata la ricerca di un'istruzione.


https://www.unicef.it//doc/9290/europa-troppe-barriere-a-istruzione-per-minori-migranti-e-rifugiati.htm

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