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Rapporto UNICEF-OMS-Lancet: salute globale dei bambini a rischio

Anche a Dacca, capitale del Bangladesh, si stanno diffondendo a macchia d'olio i fast food che utilizzano messaggi pubblicitari mirati alle fasce più giovani -  ©UNICEF/UNI210978/Sujanjpg -  -
Anche a Dacca, capitale del Bangladesh, si stanno diffondendo a macchia d'olio i fast food che utilizzano messaggi pubblicitari mirati alle fasce più giovani - ©UNICEF/UNI210978/Sujanjpg - -
Secondo lo studio commissionato da UNICEF e OMS a 40 esperti internazionali, nessuno Stato al mondo fa abbastanza per garantire benessere e salute ai propri bambini

19 febbraio 2020 – Nessuno Stato al mondo sta proteggendo adeguatamente la salute dei bambini, l’ambiente in cui vivono e il loro futuro. 

A rivelarlo è il rapporto presentato oggi da una commissione composta da oltre 40 esperti internazionali di salute infantile, incaricata di redigere lo studio da UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e della prestigiosa rivista medica britannica The Lancet.

Il Rapporto, intitolato "A Future for the World’s Children?", mostra come la salute e il futuro di ogni bambino e adolescente nel mondo siano sotto la minaccia incombente del degrado ecologico, dei cambiamenti climatici e di pratiche di marketing nocive che spingono bambini e ragazzi verso il consumo di cibo spazzatura, bevande zuccherate, alcol e tabacco.

«Sebbene lo stato di salute dei bambini e degli adolescenti sia migliorato negli ultimi 20 anni, ora i progressi si sono fermati e c'è il rischio concreto di regredire» afferma Helen Clark, ex premier neozelandese e co-presidente della commissione autrice del rapporto.  

«Si stima che circa 250 milioni di bambini sotto i 5 anni che vivono nei paesi a medio e basso reddito rischino di non raggiungere il loro pieno potenziale di sviluppo, in base agli indicatori su malnutrizione cronica e povertà. Ma è ancora più preoccupante il fatto che ciascun bambino nel pianeta si trovi oggi ad affrontare pericoli concreti per il proprio avvenire, a causa dei cambiamenti climatici e delle pressioni commerciali.»
 
Gli Stati devono rivedere il loro approccio alla salute di bambini e adolescenti, per garantire non solo che ci si prenda cura dei nostri figli nel presente, ma che si protegga il mondo che erediteranno in futuro.»
 
«Oltre 2 miliardi di abitanti del pianeta vivono in paesi nei quali lo sviluppo è ostacolato da crisi umanitarie, conflitti, disastri naturali e problemi legati al cambiamento climatico» ribadisce Awa Marie Coll-Seck, ex ministro della Salute del Senegal, co-presidente della Commissione. 
 
«Mentre alcuni dei paesi più poveri hanno fra le emissioni di CO2 minori, tutti sono esposti all’impatto di un clima in rapido cambiamento. Promuovere condizioni migliori per la vita e lo sviluppo dei bambini a livello nazionale non può implicare l'erosione del futuro dei bambini a livello globale.»
 
 

La minaccia dei cambiamenti climatici sul futuro dell'infanzia

Il rapporto include una nuovo graduatoria globale di 180 Stati, che pone a confronto i risultati nello sviluppo complessivo dell’infanzia, attraverso le misurazioni negli ambiti della salute, dell'istruzione e della nutrizione, e nella sostenibilità ambientale (emissioni di gas serra) ed economica (distribuzione della ricchezza)..

Secondo quanto evidenziato dal rapporto, mentre i paesi più poveri devono fare di più per consentire ai loro bambini di vivere vite sane, le eccessive emissioni di carbonio (prodotte in misura sproporzionata dai paesi più ricchi) minacciano il destino di tutti i bambini.

Se il riscaldamento globale dovesse superare i 4°C di qui al 2100, in linea con le proiezioni attuali, ciò porterebbe a conseguenze devastanti per la salute dell'infanzia, a causa dell'innalzamento del livello degli oceani, delle ondate di calore, della proliferazione di malattie come la malaria o la febbre dengue e della malnutrizione.
 
Il primo indicatore evidenzia come Norvegia, Corea del Sud e Paesi Bassi offrano le migliori opportunità nell'ambito della salute e del benessere infantile, mentre i bambini di Repubblica Centrafricana, Ciad, Somalia, Niger e Mali affrontano le condizioni peggiori.

Tuttavia, quando si prende in considerazione la sostenibiltà ambientale basata sulle emissioni di CO2 pro capite, i paesi più virtuosi nella protezione dell'infanzia finiscono in fondo alla classifica: la Norvegia è al 156° posto, la Corea del Sud al 166°, e i Paesi Bassi al 160°.
 
Ciascuno dei tre Stati al top per benessere dell'infanzia, difatti, immette nell'atmosfera mediamente una quantità di CO2 per abitante pari al 210% di quanto previsto dagli obiettivi concordati per il 2030.
 
Stati Uniti, Australia e Arabia Saudita sono tra i dieci peggiori inquinatori globali.
 
Gli unici Stati in linea per raggiungere l’obiettivo di emissioni di CO2 pro-capite stabiliti per il 2030 e che allo stesso tempo stanno ottenendo anche buoni risultati [entro i primi 70 posti della graduatoria mondiale] nelle misure per lo sviluppo dell'infanzia sono: Albania, Armenia, Grenada, Giordania, Moldavia, Sri Lanka, Tunisia, Uruguay e Vietnam.

Naviga la mappa interattiva della ricerca sul sito web della rivista "The Lancet" oppure scarica l'infografica in formato PDF.
 

Le incoerenze dell'Europa tra ricchezza e ambiente

L'Europa offre la migliore "casa" del pianeta a un bambino che nasce oggi, ma fallisce allorché si tratta di garantirgli un futuro sostenibile.

Appartengono all'Europa 8 tra i primi 10 Stati nell'indice su sopravvivenza e benessere dell'infanzia, e ben ben 16 sono nei primi 20 (gli altri sono Australia, Singapore, Corea del Sud e Giappone) sono gli altri quattro Paesi nei primi 20.

Ma quando si passa all'asptto della sostenibilità ambientale, Moldavia e Albania risultano gli unici paesi europei sulla via giusta per raggiungere gli obiettivi sulle emissioni di CO2 entro il 2030, e si classificano nella fascia medio-alta (tra il 40° e l'80° posto) per quanto riguarda l'indicatore su sopravvivenza e benessere dell'infanzia.

Il ricchissimo Lussemburgo è il peggiore nel vecchio continente per per quanto concerne la protezione della salute dei bambini dalle pericolose emissioni di anidride carbonica: addirittura 171° su 180 su scala globale!

Analogamente, Paesi Bassi (160*), Islanda (163°) e Germania (161°) sono tra i 20 paesi con i peggiori risultati in termini di sostenibilità, sebbene siano fra i migliori al mondo nell'ambito di salute e benessere infantili.
 
«L’Italia si colloca al 26° su posto su 180 nell’indicatore su sopravvivenza e benessere dei bambini, mentre è solamente 134° per quanto concerne la sostenibilità. Con 5,99 tonnellate annue pro-capite, emettiamo il 121% di CO2 in più rispetto all'obiettivo del 2030» sottolinea il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo. 

«Oltre 2 miliardi di abitanti del pianeta vivono in paesi nei quali lo sviluppo è ostacolato da crisi umanitarie, conflitti, disastri naturali e problemi legati al cambiamento climatico» ribadisce Awa Marie Coll-Seck, ex ministro della Salute del Senegal, co-presidente della Commissione. 
 
«Mentre alcuni dei paesi più poveri hanno fra le emissioni di CO2 minori, tutti sono esposti all’impatto di un clima in rapido cambiamento. Promuovere condizioni migliori per la vita e lo sviluppo dei bambini a livello nazionale non può implicare l'erosione del futuro dei bambini a livello globale.»I bambini di oggi affrontano un futuro incerto. I cambiamenti climatici, il degrado ecologico, gli sfollamenti, il marketing aggressivo, gli effetti dei conflitti e le disuguaglianze persistenti minacciano la salute e il futuro dei bambini ovunque, anche nel nostro paese.»
 
 

Il marketing predatorio del junk food 

Il rapporto evidenzia la chiara minaccia che il marketing dannoso rappresenta per i bambini. In alcuni paesi un minorenne assorbe ogni anno circa 30.000 annunci pubblicitari solamente tramite la televisione.
 
Per fare un esempio, l'esposizione a pubblicità delle sigarette elettroniche negli USA è aumentata di oltre il 250% negli ultimi due anni, raggiungendo oltre 24 milioni di ragazzi e giovani. 
 
«L’autoregolamentazione del settore industriale ha fallito. Studi in Australia, Canada, Messico, Nuova Zelanda e Stati Uniti – fra molti altri – hanno dimostrato che l'autoregolamentazione non ha frenato la capacità delle imprese di fare pubblicità ai bambini» sostiene il prof. Anthony Costello, uno degli autori dell'indagine. 
 
«Ad esempio in Australia, sebbene le aziende abbiano firmato un’autoregolamentazione sulla pubblicità, in un solo anno di programmi televisivi a carattere sportivo - calcio, cricket e rugby - gli spettatori bambini e adolescenti sono stati comunque esposti a 51 milioni di pubblicità di alcolici. E la realtà potrebbe essere ancora peggiore: abbiamo pochi dati sull’enorme espansione della pubblicità sui social media e degli algoritmi diretti ai nostri bambini.»
 
 
L’esposizione dei bambini a un marketing predatorio di cibo spazzatura e bevande zuccherate è associata all’acquisto di cibo non salutare e a sovrappeso e obesità. 
 
Il numero globale di bambini e adolescenti obesi è aumentato dagli 11 milioni del 1975 ai 124 milioni del 2016 – un incremento di ben 11 volte, con costi individuali e sociali spaventosi.

Un Manifesto in 5 punti

Al fine di proteggere l'infanzia, gli autori della Commissione indipendente auspicano un nuovo movimento globale per e con i bambini e  i ragazzi, le cui raccomandazioni includono:
 
  1. Arrestare le emissioni di CO2 con la massima urgenza, per assicurare che i bambini abbiano un futuro su questo pianeta;
  2. Mettere i bambini e gli adolescenti al centro dei nostri sforzi per raggiungere uno sviluppo sostenibile
  3. Nuove politiche e investimenti in tutti i settori per i diritti e la salute dei bambini
  4. Integrare voci e desideri dei giovanissimi nei processi decisionali 
  5. Inasprire le regolamentazioni nazionali del marketing commerciale dannoso, dando vita a un nuovo Protocollo Opzionale alla Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
 
«L’opportunità che abbiamo è grande. I dati sono chiari e possediamo gli strumenti. Dai Capi di stato agli amministratori locali, dai leader delle Nazioni Unite agli stessi bambini e ragazzi, questa Commissione chiede a tutti la nascita di una nuova era per la salute dei bambini e degli adolescenti. Ci vorranno coraggio e impegno per realizzare tutto questo. È la prova più grande per la nostra generazione» afferma Richard Horton, caporedattore del gruppo The Lancet. 

«Dalla crisi climatica all'obesità e al marketing di beni nocivi, i bambini nel mondo devono lottare contro minacce che erano inimmaginabili fino a poche generazioni fa» aggiunge Henrietta Fore, Direttore dell'UNICEF. «È tempo di ripensare alla salute dei bambini, per renderli prioritari nell'agenda di sviluppo di tutti i governi e per mettere il loro benessere al di sopra di ogni altra valutazione.» 

«Questo rapporto mostra che i decision maker del mondo stanno deludendo, troppo spesso, i bambini e i giovani di oggi: non proteggono la loro salute, i loro diritti, il loro pianeta» ammonisce Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore dell’OMS. «Questa è una campana che suona per gli Stati, affinché investano nello sviluppo e nella salute dei bambini, facciano sì che le loro voci siano ascoltate, proteggano i loro diritti e costruiscano un avvenire adatto per loro.»



https://www.unicef.it//doc/9701/rapporto-unicef-oms-lancet-salute-globale-dei-bambini-a-rischio.htm

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