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Sud Sudan, liberati altri 15 minori ex combattenti

Un gruppo di ex bambini soldato smobilitati nel Sud Sudan nel settembre 2018 - ©UNICEF/UN0272606/Holt -  -
Un gruppo di ex bambini soldato smobilitati nel Sud Sudan nel settembre 2018 - ©UNICEF/UN0272606/Holt - -
L'impegno dell'UNICEF per smobilitare e reinserire nella vita civile migliaia di minorenni ex combattenti nel Sud Sudan minacciato dalla carenza di fondi

26 febbraio 2020 – Oggi l’UNICEF ha annunciato che 15 ragazzi associati a gruppi e forze armate sono stati rilasciati nel Sud Sudan.
 
I ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, erano stati fatti prigionieri l'anno scorso, durante i combattimenti nel nord del paese.
 
Oggi celebriamo la fine della loro prigionia nei gruppi armati e l’inizio di una nuova vita.
 
Il rilascio, mediato dall’UNICEF, dalla Missione ONU di peacekeeping nel Sud Sudan (UNMISS) e dalla Commissione Nazionale per il disarmo, la smobilitazione e il reintegro, è avvenuto a due settimane di distanza dalla firma, da parte del Governo sud-sudanese, del Piano di Azione per porre fine e prevenire le violazioni gravi contro l'infanzia.
 
Il "Piano di azione" è il primo del suo genere nel paese africano, e uno fra i più ampi mai sottoscritti da quando, nel 1996, è stato istituito il mandato del Rappresentante del Segretariato Generale dell'ONU per Bambini e conflitti armati.
 
«Con l’insediamento di un nuovo governo di unità nazionale nel Sud Sudan e, speriamo, con una pace duratura, abbiamo una splendida opportunità per far sì che nessun bambino resti inquadrato in strutture militari» afferma Mohamed Ag Ayoya, Rappresentante UNICEF nel Sud Sudan.
 
«Il rilascio di oggi è una dimostrazione di impegno nell'applicare il Piano di Azione. Invito i comandanti militari del paese a rilasciare tutti i bambini, il prima possibile.»
 
I ragazzi rilasciati oggi vivranno in un centro di accoglienza temporaneo dove riceveranno sostegno psico-sociale e assistenza per i loro bisogni più immediati.
 
Le loro famiglie verranno rintracciate, saranno valutate le loro necessità di lungo periodo e realizzati percorsi individuali per il reinserimento nelle rispettive comunità.
 
I ragazzi saranno riunificati ai loro familiari più prossimi non appena l’UNICEF e le organizzazioni partner li avranno localizzati e contattati.
 
Qualora le famiglie non venissero trovate, saranno inserite in famiglie affidatarie per la durata necessaria a completare la ricerca.
 
I ragazzi smobilitati saranno iscritti a un programma triennale di reinserimento nel corso del quale un operatore sociale dedicato li guiderà nella lunga e spesso complicata strada per tornare alla vita civile.
 
«Non ci sono scorciatoie nel percorso di reinserimento, se vogliamo seriamente evitare il rischio di nuovi arruolamenti e assicurare una nuova direzione di vita» prosegue Ayoya.
 
«Purtroppo il nostro efficace programma di reinserimento è ampiamente sotto-finanziato, e rischia di chiudere se non arriveranno i fondi necessari. È un momento decisivo nella storia del Sud Sudan: chiedo ai nostri donatori di fare un passo avanti e aiutare questi ragazzi.»
 
Per il 2020 l’UNICEF ha lanciato un appello umanitario da 4,2 milioni di dollari per finanziare le operazioni di smobilitazione di circa 2.100 minorenni associati a gruppi e forze armate e per proseguire i programmi di reinserimento nella vita civile degli ex bambini-soldato già liberati.


https://www.unicef.it//doc/9716/sud-sudan-rilasciati-15-ragazzi-associati-a-gruppi-armati.htm

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