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Salute

Mortalità infantile ancora in calo nel mondo, ma il COVID minaccia i progressi

Un nuovo nato nell'ospedale di Tachira (Venezuela). La mortalità infantile è concentrata in modo sproporzionato nella fascia neonatale, come evidenzia il nuovo rapporto UNICEF/IGME - ©UNICEF/UNI347480/Poveda
Un nuovo nato nell'ospedale di Tachira (Venezuela). La mortalità infantile è concentrata in modo sproporzionato nella fascia neonatale, come evidenzia il nuovo rapporto UNICEF/IGME - ©UNICEF/UNI347480/Poveda
9 settembre 2020 - Secondo le nuove stime sulla mortalità pubblicate oggi da UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Divisione per la Popolazione del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (UNDESA) e Banca Mondiale, il numero di decessi tra 0 e 5 anni a livello globale nel 2019 è sceso al punto più basso mai registrato nella storia.
 
I decessi sono stati infatti 5,2 milioni, con un calo di quasi il 60% rispetto ai 12,5 milioni del 1990.
 
In media, nel 2019 sono morti ogni giorno 14.000 bambini prima di compiere 5 anni, rispetto ai 34.000 del 1990 e ai 27.000 del 2000.


«Nonostante questi risultati, il bilancio globale delle morti fra bambini e giovani rimane immenso» sintetizza il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo. «Nel solo 2019, 7,4 milioni di bambini, adolescenti e giovani sotto i 25 anni sono morti nel mondo, per lo più per cause prevenibili o curabili. A livello globale, il 70% della mortalità under 25 si è concentrato nella fascia di età tra 0 e 5 anni, con 5,2 milioni di decessi.»

Tra questi ultimi, 2,4 milioni (pari al 47% della mortalità infantile globale) si sono verificati nel primo mese di vita, 1,5 milioni (28%) tra il 2 mese e il compimento del primo anno, e 1,3 milioni (25%) tra il dodicesimo mese di vita e il compimento dei 5 anni.

Altri 2,2 milioni di decessi si sono verificati tra i bambini e i giovani tra i 5 e i 24 anni nel 2019, di cui il 43% durante il periodo adolescenziale, tra i 10 e i 19 anni.»

Anche prima della pandemia da coronavirus, i neonati erano i sggetti a più alto rischio di mortalità. Nel 2019, un neonato ha perso la vita ogni 13 secondi, ossia circa 6.700 al giorno.

L'incidenza della mortalità neonatale (0-1 mese) all'interno della mortalità infantile complessiva (0-5 anni) è salita dal 40% del 1990 al 47% di oggi.

Perché il COVID fa paura

Le analisi di UNICEF e OMS rivelano che la pandemia di COVID-19 ha provocato pesanti limitazioni o interruzioni dei servizi sanitari nazionali, minacciando di vanificare decenni di progressi così faticosamente conquistati.

Ad esempio, in Camerun, dove si registra un decesso neonatale ogni 38 nati vivi, l'UNICEF stima che il 75% di riduzione dei servizi per la salute neonatale e materna (controlli prenatali, assistenza ostetrica e assistenza post-parto). 

Nel maggio scorso, uno studio della Johns Hopkins University ha mostrato come le interruzioni nei servizi sanitari imposte dalla lotta al COVID-19 potrebbero portare, nel peggiore degli scenari, alla morte di quasi 6.000 bambini al giorno, a livello globale.

«La comunità globale è giunta a un tale livello nella lotta alla mortalità dei bambini che non bisogna permettere alla pandemia di bloccare il nostro cammino» ammonisce il Direttore dell'UNICEF Henrietta Fore

«Quando ai bambini viene negato l'accesso alle cure perché il sistema sanitario è sovraccarico, quando le donne hanno paura di partorire in ospedale per timore di contagi, anche queste donne e questi bambini possono diventare vittime del COVID-19.

Se non ci saranno investimenti immediati per far ripartire i sistemi e i servizi sanitari in difficoltà, milioni di bambini sotto i cinque anni, soprattutto neonati, potrebbero morire.»

Negli ultimi 30 anni gli interventi per prevenire o curare le cause della mortalità infantile (dalle nascite premature a quelle sottopeso, dalle complicazioni del parto alla sepsi neonatale, dalla polmonite alla diarrea e alla malaria), affiancate dall'espansione delle vaccinazioni, hanno consentito di salvare milioni di vite umane.

Adesso, tuttavia, in tutto il mondo i servizi per la salute materna e infantile – visite ambulatoriali e a domicilio, vaccinazioni, assistenza pre e post-parto – hanno subito interruzioni a causa della carenza di risorse economiche e umane (assorbite dalla lotta al COVID-19) e di un generale disagio nell'utilizzo dei servizi sanitari dovuto alla paura di contrarre il coronavirus.

Un'indagine dell'UNICEF condotta durante l'estate in 77 Stati ha rilevato nel  68% di essi qualche discontinuità nei controlli pediatrici e nei servizi di vaccinazione, mentre nel 63% dei paesi si sono registrati problemi nei controlli prenatali e nel 59% nelle cure post-parto.

In una recente indagine dell'OMS, basata sui dati forniti da 105 Stati, è emerso che il 52% dei paesi ha registrato interruzioni nei servizi sanitari per l'infanzia e il 51% in quelli per la cura della malnutrizione.

Questo genere di interventi sanitari sono di fondamentali importanza per prevenire i decessi di neonati e bambini.
 
Ad esempio, secondo le stime dell'OMS, le donne che ricevono cure da ostetriche professionali, formate secondo gli standard internazionali, hanno il 16% di probabilità in meno di perdere il loro bambino e il 24% in meno di avere un parto prematuro.

«Il fatto che oggi il numero di bambini che arrivano a festeggiare il loro primo compleanno sia più alto che in qualsiasi altro momento della storia è un chiaro segnale di ciò che si può ottenere quando il mondo pone la salute e il benessere al centro della propria azione» afferma il Direttore dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus.
 
«Adesso però non dobbiamo permettere che la pandemia da coronavirus faccia regredire i grandi progressi raggiunti per i nostri figli e per le generazioni future. Al contrario, è tempo di usare gli strumenti che sappiamo funzionare per salvare vite umane e continuare a investire in sistemi sanitari più forti e resilienti.»

Sulla base delle risposte dei Paesi che hanno partecipato alle indagini dell'UNICEF e dell'OMS, i motivi più comunemente citati per le interruzioni dei servizi sanitari sono stati: i genitori che evitano i centri sanitari per paura di contagi; le restrizioni ai trasporti; la sospensione o la chiusura di servizi e strutture; un minor numero di operatori sanitari a causa di ricollocamenti o la paura di contagi dovuta alla mancanza di dispositivi di protezione individuale come mascherine e guanti; e maggiori difficoltà finanziarie. Afghanistan, Bolivia, Camerun, Repubblica Centrafricana, Libia, Madagascar, Pakistan, Sudan e Yemen sono tra i Paesi più colpiti.

7 di questi 9 Paesi hanno avuto nel 2019 un alto tasso di mortalità al di sotto dei 5 anni nel 2019 di oltre 50 decessi ogni 1000 nati vivi. In Afghanistan, dove 1 bambino su 17 è morto prima di raggiungere i 5 anni di età nel 2019, il Ministero della Salute ha riportato una significativa riduzione delle visite alle strutture sanitarie. Per paura di contrarre il virus del COVID-19, le famiglie stanno non stanno dando priorità alle cure pre-natali e post-parto, accrescendo il rischio per le donne in stato di gravidanza e i neonati.

Questi rapporti e indagini evidenziano la necessità di agire con urgenza per ripristinare e migliorare i servizi di assistenza al parto e le cure prenatali e post-parto per le madri e i neonati, compresa la presenza da parte di personale sanitario qualificato che si occupi delle cure alla nascita. È importante anche lavorare con i genitori per alleviare le loro paure e rassicurarli.

"La pandemia di COVID-19 ha messo in grave pericolo anni di progressi a livello globale per porre fine alle morti prevenibili dei bambini", ha dichiarato Muhammad Ali Pate, Direttore globale per la salute, la nutrizione e la popolazione della Banca Mondiale. "È essenziale proteggere i servizi salvavita che sono stati fondamentali per ridurre la mortalità dei bambini. Continueremo a lavorare con i governi e i partner per rafforzare i sistemi sanitari per garantire a madri e bambini i servizi di cui hanno bisogno".

"Il nuovo rapporto dimostra i progressi in corso in tutto il mondo nella riduzione della mortalità dei bambini", ha dichiarato John Wilmoth, Direttore dell'UNDESA. "Se da un lato il rapporto evidenzia gli effetti negativi della pandemia di COVID-19 sugli interventi fondamentali per la salute dei bambini, dall'altro richiama l'attenzione sulla necessità di porre rimedio alle vaste disuguaglianze nelle prospettive per la sopravvivenza e la buona salute di un bambino".

Italia, in 30 anni mortalità ridotta di due terzi 

«In Italia i tassi di mortalità fra i bambini e gli adolescenti sono in forte diminuzione dal 1990, e questo è un dato estremamente positivo» sottolinea il Presidente dell'UNICEF Italia Francesco Samengo, commentando i dati del rapporto sul nostro paese.  

«Nel 1990, su mille bambini nati, vivi 9,7 morivano prima di raggiungere il quinto anno di vita. Oggi questo dato è sceso a 3,1, con una riduzione del 68%.
 
Per quanto riguarda la mortalità neonatale, la riduzione è andata di pari passo, con un calo del 70%: dai 6,4 decessi nei primi 28 giorni dalla nascita ogni mille nati vivi del 1990, si è passati agli 1,9 del 2019.
 
Si riduce anche la mortalità fra gli adolescenti: nel 1990 morivano 3,7 ragazzi di età compresa tra 10 e 20 anni ogni 1.000 che avevano raggiunto i 10 anni di età, mentre nel 2019 questo numero si è abbassato a 1,6, con una riduzione del 58%. Sono dati confortanti, ma su cui dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione.»


 
 
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"Rapporto IGME "Levels and Trends in Child Mortality 2020" "

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