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Nuovi scenari sul COVID-19: dalla pandemia un'impennata nella mortalità infantile globale

Soro Sali, di 39 anni, pratica canguro terapia presso l'ospedale regionale di Korhogo, nel nord della Costa d'Avorio. La cognata di Sali è morta dando alla luce tre gemelli. © UNICEF/UNI325619// Frank Dejongh
Soro Sali, di 39 anni, pratica canguro terapia presso l'ospedale regionale di Korhogo, nel nord della Costa d'Avorio. La cognata di Sali è morta dando alla luce tre gemelli. © UNICEF/UNI325619// Frank Dejongh
13 maggio 2020 – «Nei prossimi 6 mesi nel mondo potrebbero morire ogni giorno 6.000 bambini in più per cause prevenibili, a causa della pandemia di COVID-19, che continua a indebolire i sistemi sanitari e a interrompere i servizi sanitari di base» afferma il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo
 
I dati sono basati sull’analisi dei ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, pubblicata nel The Lancet Global Health journal.
 
Secondo il peggiore dei 3 scenari presi in esame su 118 paesi a medio e basso reddito, l’analisi stima che a causa della riduzione dei livelli assistenza sanitaria di base e dell'incremento nella malnutrizione infantile acuta ulteriori nei prossimi 6 mesi, a livello globale, si potrebbe registrare un incremento di 1,2 milioni di decessi tra i bambini sotto i 5 anni , 
 
«Queste morti potenziali si aggiungerebbero ai 2,5 milioni di bambini che già oggi muoiono ogni 6 mesi prima del quinto compleanno, nei 118 paesi compresi nello studio, minacciando di ribaltare i progressi compiuti negli ultimi dieci anni nella lotta alla mortalità infantile» sottolinea Samengo.
 
«Inoltre, si calcola che circa 56.700 decessi fra le madri potrebbero verificarsi in soli 6 mesi, aggiungendosi alle 144.000 morti che già avvengono negli stessi paesi in quell'arco di tempo.»
 
«Secondo lo scenario peggiore, il numero globale di bambini che muoiono prima del quinto compleanno potrebbe tornare ad aumentare, per la prima volta dopo decenni» sottolinea Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’UNICEF.

«Non dobbiamo lasciare che madri e bambini diventino danni collaterali nella battaglia contro il virus. Non dobbiamo lasciare che i progressi degli ultimi dieci anni nel ridurre la mortalità materna e infantile vadano in fumo.»
 
Nei paesi con sistemi sanitari già fragili, il COVID-19 sta causando l’interruzione della catena di approvvigionamento e esercita pressione sulle risorse finanziare e umane a disposizione.
 
Anche le visite a ospedali e ambulatori sono diminuite a causa del lockdown, dell'interruzione dei trasporti e del timore di contagio diffuso fra le comunità.
 
In un commento al rapporto, l'UNICEF avverte che queste interruzioni potrebbero causare un aumento potenzialmente devastante della mortalità materna e infantile.
 

Gli scenari del rapporto

Lo studio analizza tre scenari per valutare l’impatto indiretto della crisi sulla mortalità materna e infantile attraverso la riduzione dei servizi sanitari di base.
 
Nello scenario meno grave, dove la copertura sarebbe ridotta del 15%, si prevede un incremento del 9,8% della mortalità tra i bambini sotto i 5 anni - pari a circa 1.400 decessi al giorno - e un incremento dell’8,3% della mortalità materna.
 
Nello scenario peggiore, dove la copertura si ridurrebbe di circa il 45%, ci sarebbe un incremento del 44,7% della mortalità infantile e del 38,6% di quella materna.
 
Questi interventi riguardano l'assistenza pre e post-natale, il parto, le vaccinazioni e i servizi di prevenzione e cura. 

La maggior parte dell'aumento nella mortalità infantile sarebbe causato da un incremento nella percentuale di bambini colpiti da malnutrizione acuta, sepsi e polmonite neonatale

In base allo scenario più moderato, i 10 Stati che risentirebbero maggiormente dell'incremento nella mortalità infantile sarebbero Bangladesh, Brasile, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, India, Indonesia, Nigeria, Pakistan, Uganda e Tanzania
 
Nel caso invece dello scenario peggiore, gli Stati più esposti a rischio sarebbero Gibuti, Swaziland, Lesotho, Liberia, Mali, Malawi, Nigeria, Pakistan, Sierra Leone e Somalia

Oltre all'aumento potenziale della mortalità materna e infantile descritto nell'analisi fi The Lancet Global Health Journal, l’UNICEF è profondamente allarmato dagli ulteriori effetti a catena della pandemia sui bambini.
  • Il 77% circa della popolazione mondiale sotto i 18 anni – 1,80 miliardi su 2,35 – a inizio maggio vivevano in uno dei 132 Stati che hanno adottato politiche di lockdown per contenere l'epidemia
  • Circa 1,3 miliardi di studenti – oltre il 72% della popolazione globale in età scolare – non vanno a scuola a causa delle chiusure decretate a livello nazionale in 177 Stati
  • Il 40% della popolazione mondiale non è attrezzata per lavarsi le mani con acqua e sapone in casa
  • Quasi 370 milioni di bambini (in 143 Stati) che normalmente si affidano alla refezione scolastica per avere un pasto giornaliero sicuro al giorno devono ora sopperire alla carenza nutrizionale dovuta alla chiusura delle scuole
  • Dal 14 aprile in poi, oltre 117 milioni di bambini in 37 Stati rischiano di non ricevere le vaccinazioni contro il morbillo a causa dello stop imposto alle campagne di vaccinazione per le misure di contenimento dell'epidemia di coronavirus. 
 

#ReImagine

Questa settimana, l’UNICEF lancia #Reimagine, una campagna globale per evitare che la pandemia di COVID-19 diventi una crisi duratura per i bambini, soprattutto per quelli più vulnerabili – quelli colpiti da povertà, esclusione sociale o violenze domestiche.
 
Attraverso la campagna, l’UNICEF lancia un appello urgente a governi, opinione pubblica, donatori e settore privato per unirsi a noi e trovare una risposta, riprendersi e re-immaginare un mondo che attualmente è sotto assedio a causa del coronavirus:
 
  • Rispondere: dobbiamo agire adesso per arrestare la diffusione della malattia, curare gli ammalati e proteggere i soccorritori, che rischiano la propria vita per salvare quella degli altri
  • Riprendersi: anche quando la pandemia rallenterà, ogni Stato dovrà continuare a lavorare per mitigare gli effetti sui bambini e identificare i danni. Le comunità dovranno cooperare fra loro - anche al di là dei confini nazionali - per ricostruire e prevenire il ritorno della malattia
  • Re-immaginare: se abbiamo imparato qualcosa dal COVID-19 è che i nostri sistemi e politiche devono proteggere le persone, sempre, non solo in tempi di crisi. Mentre il mondo si riprende dalla pandemia, adesso è tempo di gettare le basi per ricostruire meglio.

Per lanciare la campagna, due importanti corporate partner dell’UNICEF – Pandora e ING – hanno effettuato una generosa donazione per contribuire da subito a questo appello e stimolare altre donazioni nelle prossime settimane. 

«La crisi del COVID-19 è una crisi dei diritti dei bambini. Abbiamo bisogno di una risposta nel breve, nel medio e nel lungo termine che non affronti solo le sfide causate dalla pandemia e gli impatti secondari sui bambini, ma che sottolinei anche un piano chiaro per ricostruire un mondo migliore quando la crisi finalmente finirà» ricorda Henrietta Fore.

«Per questo, abbiamo bisogno di idee, risorse, creatività e del cuore di tutti. È una nostra responsabilità condivisa oggi, quella di re-immaginare il mondo di domani.»