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Salute

La tragedia silenziosa ed evitabile dei bambini nati morti: 2 milioni ogni anno, nel mondo

Sovita, 24 anni, è al 7° mese di gravidanza nel villaggio di Ambadhar (India). L'India è il paese con il maggior numero di bambini nati morti al al mondo - © UNICEF/UN0283747/Tanhoa
Sovita, 24 anni, è al 7° mese di gravidanza nel villaggio di Ambadhar (India). L'India è il paese con il maggior numero di bambini nati morti al al mondo - © UNICEF/UN0283747/Tanhoa
8 ottobre 2020 – Sono circa 2 milioni i bambini che nascono morti ogni anno, nel mondo - in media, 1 ogni 16 secondi. Questa stima è fornita da un rapporto congiunto lanciato oggi da UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Banca Mondiale e Divisione delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNDESA), il primo in assoluto a quantificare questo fenomeno.
 
Secondo il nuovo rapporto "A Neglected Tragedy: The Global Burden of Stillbirths" (Una tragedia dimenticata: il fardello globale dei bambini nati morti), la grande maggioranza di questi decessi (84%) avviene in paesi a reddito basso o medio-basso: nel 2019, 3/4 dei casi si sono verificati nell'Africa Subsahariana o in Asia meridionale.

Un nato morto è definito nel rapporto come un bambino nato senza presentare segni di vita dalla 28° settimana di gravidanza in poi.

«Perdere un bambino alla nascita o durante la gravidanza è una tragedia devastante per una famiglia, che spesso viene patita in silenzio, e che avviene troppo frequentemente nel mondo» afferma Henrietta Fore, Direttore dell’UNICEF.

«Ogni 16 secondi una mamma, in qualche parte del mondo, soffre la tragedia indescrivibile di vedere il suo bambino venire alla luce senza vita. In aggiunta alla perdita di vita, i costi psicologici ed economici per le donne, le famiglie e la società nel suo insieme sono pesanti e dursturi.

Per molte di queste madri, semplicemente, le cose non dovevano andare in questo modo. La maggior parte dei decessi alla nascita avrebbero potuto essere evitati con un monitoraggio di qualità della gravidanza, cure prenatali adeguate e un'assistenza qualificata al parto.»

Il rapporto avverte che la pandemia di COVID-19 potrebbe far aumentare ulteriormente questo tragico fenomeno.

Secondo la valutazione effettuata dai ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, una riduzione del 50% nell'erogazione dei servizi sanitari di base a causa della pandemia potrebbe causare nei 117 Paesi in via di sviluppo, nell'arco di 12 mesi, un incremento del fenomeno dell'11,1%, pari a circa 200.000 casi addizionali di bambini nati morti. 

13 Stati potrebbero registrare addirittura un incremento del 20% o più

Italia all'avanguardia in Europa

«In Italia il tasso di bambini nati morti è in diminuzione, e questo è un segnale estremamente incoraggiante: dal 2000 è diminuito del 15,1%, passando da 2,8 bambini nati morti ogni 1.000 nascite totali a 2,4 su 1.000 nel 2019» afferma il Presidente dell'UNICEF Italia Francesco Samengo.

«Questo è un dato fra i più bassi al mondo: siamo al pari con Norvegia e Svezia, e migliori rispetto alla media europea ferma a 3,2 per mille.

Tuttavia, dal 2010 i progressi si sono arrestati e sono ancora 1.070 i bambini nati morti lo scorso anno nel nostro Paese. Non dobbiamo accontentarci di questo risultato, ma bisogna fare di più per azzerare questo dato.»


Gli effetti dell'assistenza poco qualificata

La maggior parte di questi decessi sono causati dalla scarsa qualità dell’assistenza prima e durante il parto. Il rapporto identifica le principali soluzioni nell'incremento degli investimenti per i servizi sanitari prenatali e al parto, e nel potenziamento del personale infermieristico e ostetrico.  

Oltre il 40% dei decessi si verifica durante il parto: una perdita di vite umane che chiaramente potrebbe essere evitata migliorando l'assistenza al parto e con interventi tempestivi nell'ostetricia di urgenza. 

In Africa e Asia meridionale circa metà dei nati morti avvengono durante il travaglio e il parto, mentre in Europa, Nord America e Oceania questa percentuale è appena del 6%. 

Anche prima che la pandemia causasse gravi interruzioni dei servizi sanitari, ben poche donne nei Paesi a basso e medio reddito ricevevano cure tempestive e di buona qualità utili a prevenire i decessi alla nascita..

Metà dei 117 Paesi in via di sviluppo analizzati nel rapporto ha una copertura che va da un minimo del 2% a un massimo del 50% per gli 8 interventi più importanti per la salute materna, come il parto cesareo, la prevenzione della malaria, la gestione dell'ipertensione in gravidanza e il rilevamento e il trattamento della sifilide.

Si stima che la copertura per il parto naturale assistito - un intervento fondamentale per la prevenzione dei nati morti durante il travaglio - raggiunga meno della metà delle donne in gravidanza che ne hanno bisogno.

Di conseguenza, nonostante i grandi progressi sanitari nella prevenzione della mortalità infantile degli ultimi decenni, i tassi di riduzione del fenomeno dei nati morti segnano il passo.

Dal 2000 al 2019, il tasso annuo di riduzione dei casi di bambini nati morti è stato solo del 2,3%, a fronte di una riduzione del 2,9% della mortalità neonatale (entro i primi 28 giorni dalla nascita) e del 4,3% della mortalità infantile (tra 0 e 5 anni). Un'accelerazione di tali progressi, tuttavia, sarebbe possibili con politiche, programmi e investimenti più solidi. 

«Accogliere un bambino nel mondo dovrebbe essere un momento di grande gioia, ma ogni giorno migliaia di genitori provano un insopportabile dolore perché i loro bambini sono nati morti» commenta Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell'OMS.

«La tragedia dei bambini nati morti dimostra quanto sia vitale rafforzare e preservare i servizi sanitari essenziali e quanto sia fondamentale aumentare gli investimenti in personale infermieristico e ostetrico.»

Il rapporto rileva peraltro che quella dei bambini nati morti non è una sfida che riguarda esclusivamente i paesi poveri. Nel 2019, 39 Paesi ad alto reddito hanno registrato un numero di nati morti superiore a quello dei decessi neonatali (entro 28 giorni dalla nascita) e 15 Paesi hanno avuto un numero di nati morti persino superiore al numero di decessi infantili (entro un anno dalla nascita).

Un fenomeno diseguale

Il livello di istruzione materno è uno dei principali fattori di diseguaglianza, rispetto al fenomeno dei bambini nati morti, nei paesi ad alto reddito. 

Ovunque, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, i decessi alla nascita avvengono più spesso nelle aree rurali che in quelle urbane.

Anche lo status socioeconomico è legato all'incidenza del fenomeno. Ad esempio, in Nepal, le donne delle caste minoritarie avevano tassi di bambini nati morti tra il 40% e il 60% superiori rispetto a quelli delle donne delle caste superiori. 

Le minoranze etniche nei paesi ad alto reddito, in particolare, possono non avere accesso a un'assistenza sanitaria di qualità sufficiente.

Nelle popolazioni Inuit nel nord del Canada, ad esempio, è stato rilevato un tasso di bambini nati morti quasi triplo rispetto al resto del paese, così come le donne afroamericane negli Stati Uniti corrono un rischio quasi doppio rispetto a quello delle bianche.

«Il COVID-19 ha scatenato una devastante crisi sanitaria con effetti indiretti su donne, bambini e adolescenti a causa delle interruzioni dei servizi sanitari essenziali» riferisce Muhammad Ali Pate, Direttore globale per Salute, nutrizione e popolazione alla Banca Mondiale e Direttore dello Strumento di Finanziamento Globale per Donne, Bambini e Adolescenti.

«Le donne in stato di gravidanza hanno bisogno di un accesso continuativo a cure di qualità, per tutta la gravidanza e durante il parto. Stiamo aiutando gli Stati a rafforzare i propri sistemi sanitari per prevenire i casi di bambini nati morti e garantire che ogni donna in stato di gravidanza possa accedere a servizi sanitari di qualità.».



 
 
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"Rapporto "A Neglected Tragedy. The Global Burden of Stillbirths" (2020)"

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