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Salute

Equità, la ricetta segreta (ed economica) contro la mortalità infantile

Madre e figlio al Centro nutrizionale terapeutico di Mazadou Abdou, in Niger - ©UNICEF Niger/2012/C.Tidey
Madre e figlio al Centro nutrizionale terapeutico di Mazadou Abdou, in Niger - ©UNICEF Niger/2012/C.Tidey
La scadenza per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (2015) si avvicina rapidamente, e le stime più recenti ("Building a Future for Women and Children: the Countdown 2012 Report", 2012) indicano che molti tra gli Stati con i tassi di mortalità neonatale, infantile e materna più elevati falliranno questo traguardo, se il loro progresso continuerà con questa lentezza.

Si avverte tutta l'urgenza di accelerare il cammino verso questi Obiettivi, e mentre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite inizia la sua 67° Sessione, "The Lancet" [la più autorevole rivista di scienze mediche in ambito internazionale] pubblica una serie di articoli che presentano la visione più aggiornata sul problema, senza trascurare gli aspetti critici in tema di equità e trasparenza.

Presentiamo di seguito, in estrema sintesi, i 4 articoli pubblicati da "The Lancet".

1) "Aiuti allo sviluppo contro la mortalità materna e infantile: aumenta il numero dei donatori, ma i fondi restano gli stessi"

Per la prima volta, nel 2010, l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) finalizzato a contrastare la mortalità materna e infantile nei Paesi poveri ha fatto segnare un decremento: mentre sono aumentati i Paesi donatori (6 in più, per un totale di 74), i fondi sono scesi dello 0,5% (pari a 32 milioni di dollari in meno) rispetto al 2009.
 
Questo dato interrompe la tendenza di crescita costante, registrata sin dal 2003, della quota della cooperazione internazionale dedicata a programmi "salva-vita". 

I dati elaborati da "Countdown to 2015" e pubblicati da The Lancet destano preoccupazione perché, come sottolinea Justine Hsu - esperta di medicina tropicale e prima autrice dell'articolo - mette a serio rischio i progressi finora ottenuti dai Paesi più poveri e la loro possibilità di raggiungere gli Obiettivi del Millennio. 

"Countdown to 2015" (Conto alla rovescia verso il 2015) è una partnership tra organizzazioni umanitarie, università e altri enti guidata da UNICEF e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con "The Lancet" quale partner scientifico principale. Istituita nel 2005, si pone l'obiettivo di misurare scientificamente progressi e ritardi verso il conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio n. 4 e 5 su mortalità neonatale, infantile e materna, identificando ostacoli e proponendo misure e investimenti mirati per superarli.

 

 

2) "Crolla la mortalità infantile in Niger"

Il Niger, tra i più poveri Stati del mondo, ha fatto registrare riduzioni nei tassi di mortalità infantile che fanno impallidire i progressi degli altri Paesi nel continente africano. Tra il 1998 e il 2009 il tasso di mortalità è sceso da 226 a 128 decessi prima dei 5 anni ogni mille nati vivi (nel 2011 il tasso è ulteriormente calato a 125). Nello stesso periodo, il Niger ha dimezzato l'incidenza della malnutrizione acuta, soprattutto tra i bambini compresi nella fascia di età tra 6 e 11 mesi (dal 15,8% del 1998 al 6,3% del 2009).

Eppure il Niger resta in fondo alla graduatoria dello sviluppo (è al 186° posto sui 187 Stati per i quali è misurato l'Indice di Sviluppo Umano dello UNDP): la sua fragilissima economia è di mera sussistenza, costantemente minacciata da siccità e insicurezza alimentare, e non ha conosciuto alcun miglioramento visibile nell'ultimo decennio.

Il segreto del successo del Niger sembra essere la volontà politica di garantire un equo accesso ai servizi sanitari: le cure mediche sono gratuite per donne incinte e bambini, e le scarse risorse disponibili sono state investite in misure a basso costo ed elevata efficacia, come le zanzariere trattate con insetticida, vitamina A e sali per la reidratazione orale. L'articolo stima che nel solo 2009 l'impatto di queste misure abbia contribuito a salvare quasi 60.000 vite.
  
Quello del Niger è considerato un caso esemplare per qualsiasi governo di un Paese in via di sviluppo che desideri migliorare la salute pubblica in breve tempo e con costi ridotti. Nel 1990 il Niger aveva il triste primato del Paese con la più elevata mortalità infantile (0-5 anni) al mondo, l'unico con oltre 300 decessi ogni mille nati. 21 anni più tardi, il Niger ha scalato 13 posizioni e ridotto di quasi due terzi il proprio tasso di mortalità infantile.



3) "L'approccio dell'equità è il modo migliore per incrementare rapidamente la copertura sanitaria per madri e bambini"

Questo è il primo studio di carattere globale su come una sanità socialmente più equa abbia conseguenze dirette sul benessere delle madri e dei bambini. I Paesi che hanno investito in interventi in favore delle famiglie più povere sono anche quelli che hanno ottenuto i migliori risultati in termini di copertura sanitaria complessiva. 

Come afferma il professor Cesar Victora, docente brasiliano e primo autore dell'articolo «c'è la preoccupazione che l'enfasi sul miglioramento nello stato medio di salute possa portare con sé delle ineguaglianze, penalizzando gli ultimi. Le nostre analisi confermano l'importanza di introdurre criteri di equità nelle politiche sanitarie volte a conseguire la copertura universale




4) "Due studi dell'UNICEF sull'equità nelle stretegie per la salute materna e infantile" 

Due indagini dell'UNICEF all'interno delle "The Lancet Series" forniscono nuove prove sull'importanza strategica di estendere l'accesso ai servizi sanitari di base ai bambini delle fasce sociali più povere. Nel primo studio, condotto da Mickey Chopra (Responsabile dei programmi UNICEF per la sanità), si presentano soluzioni innovative e a basso costo per superare i "colli di bottiglia" nella disponibilità di farmaci o di operatori sanitari, come l'espansione nell'impiego di operatori comunitari e volontari e il coinvolgimento del settore privato.

Nel secondo documento Carlos Carrera, esperto di salute pubblica all'UNICEF, dimostra come sia errata la convinzione, tuttora diffusa, che l'equità sia in antitesi con l'efficienza in ambito sanitario. Al contrario, vi sono prove oggettive che dare la priorità ai più poveri e agli emarginati produce maggiori risparmi che investire genericamente.