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Uniti contro l'AIDS

Terapia precoce e farmaci monodose, la nuova frontiera nella lotta globale all’AIDS

Bright, 21 mesi, stringe tra le mani una confezione di farmaci antiretrovirali, la stessa medicina che la sta proteggendo dal virus HIV che ha ereditato dalla mamma. Qui è con sua zia Leontine, nell'ospedale Chimebe (Zambia) - ©UNICEF/NYHQ2010-0871/Nesbitt
Bright, 21 mesi, stringe tra le mani una confezione di farmaci antiretrovirali, la stessa medicina che la sta proteggendo dal virus HIV che ha ereditato dalla mamma. Qui è con sua zia Leontine, nell'ospedale Chimebe (Zambia) - ©UNICEF/NYHQ2010-0871/Nesbitt

 

La notizia è di quelle che difficilmente “bucano” lo schermo, ma questo è il destino di quasi tutte le “liete novelle”: sono saliti globalmente a 10 milioni le persone affette da HIV che hanno accesso ai farmaci antiretrovirali, quelli stessi che consentono ai pazienti sieropositivi, nei Paesi ad alto reddito, di mantenere sotto controllo la malattia per moltissimi anni, evitando che degeneri in AIDS conclamato.

Questo e altri dati incoraggianti sono contenuti nel rapporto “Global Update on HIV Treatment: Results, Impact and Opportunities” redatto da Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), UNICEF e UNAIDS, e sono stati resi noti domenica 30 giugno 2013, in occasione dell’apertura della conferenza International AIDS Society 2013 a Kuala Lumpur (Malesia).
 
Il rapporto afferma che le nuove linee-guida varate dall’OMS per una terapia tempestiva a base di farmaci antiretrovirali (ARV) si sono dimostrate in grado di allungare e migliorare la qualità della vita nei pazienti affetti da HIV, riducendo anche la possibilità di diffondere il contagio.
 
L’adozione globale di queste misure porterà a salvare 3 milioni di vite e a prevenire 3,5 milioni di nuove infezioni di qui al 2025.
 

Anticipare i tempi della cura

L’OMS incoraggia tutti gli Stati a far iniziare la terapia ARV ai pazienti quando il loro sistema immunitario è ancora abbastanza robusto, ossia prima che il numero dei linfociti CD4 nell’organismo scenda sotto la quota di 500 unità per millimetro cubico
 
Le precedenti linee-guida dell'OMS (2010) indicavano in 350 linfociti per mm3 la soglia alla quale iniziare le cure: indicazioni che erano state adottate dal 90% degli Stati. Alcuni, invece, come Algeria, Argentina e Brasile, già avevano anticipato le nuove misure.
 
«Queste linee-guida rappresentano un balzo in avanti nel cammino verso nuovi traguardi» ha affermato il Direttore dell’OMS, Margaret Chan. «Oggi abbiamo 10 milioni di pazienti che assumono i farmaci ARV, prospettiva inimmaginabile appena pochi anni or sono, e questo deve darci l’entusiasmo per accelerare nella lotta alla pandemia da AIDS, che deve entrare ormai nella fase di declino irreversibile.»
 
Le nuove indicazioni dell’OMS prevedono anche che l’accesso ai farmaci ARV sia esteso a ogni bambino sieropositivo con meno di 5 anni, a prescindere dal conteggio dei linfociti, a ogni donna incinta o in allattamento, e a tutti i pazienti HIV-positivi il cui partner non sia ancora stato contagiato.
 
L’OMS ribadisce con forza la necessità di assicurare i farmaci antiretrovirali anche e soprattutto ai sieropositivi affetti anche da tubercolosi attiva o epatite B. Raccomandata anche l’adozione di un’unica pillola al giorno (una combinazione di tenofovir, lamivudina ed efavirenz), per semplificare la gestione della terapia soprattutto tra i giovanissimi e gli anziani.
 

I bambini ancora penalizzati nelle cure

«Questi progressi, che consentono ai bambini e alle donne in gravidanza di avere più facile e sicuro accesso alle cure, ci portano più vicini al nostro obiettivo di avere una generazione libera dall’AIDS» ha commentato il Direttore dell’UNICEF, Anthony Lake. «Adesso dobbiamo moltiplicare gli sforzi, investendo in innovazioni come il test rapido sui neonati e l’inizio delle cure in età perinatale per i bambini che nascono da madri sieropositive».
 
Nel 2002, soltanto 300.000 pazienti nei Paesi a basso e medio reddito ricevevano i farmaci ARV: a fine 2012, il loro numero è salito a 9,7 milioni.
 
Nell’Africa subsahariana, il continente più martoriato dalla pandemia di HIV-AIDS, in un decennio la quota di malati con accesso ai farmaci è aumentata di ben 150 volte, passando da 50.000 a 7,5 milioni. Tuttavia, un paziente su tre, nel mondo, resta tuttora privo di cure.
 
L’anno scorso è stato quello che ha fatto segnare il maggior progresso da sempre anche per quanto riguarda l’accesso ai farmaci ARV tra i bambini sieropositivi: da 566.000 a 630.000.
 
L’incremento negli ultimi 12 mesi (+10%) è stato comunque decisamente inferiore rispetto all’analogo progresso (+20%) registrato fra i pazienti adulti. Essere bambini rimane un fattore penalizzante, nella non facile lotta all'HIV-AIDS.



 
 
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"Rapporto "Global Update on HIV Treatment 2013""

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