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Epidemia di Ebola in Congo: 740 contagiati, letalità altissima

© UNICEF/DR Congo
30 gennaio 2019 – Da quando è stata dichiarato (1° agosto 2018) l’inizio della nuova epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, più di 740 persone – il 30% delle quali bambini – sono state contagiate dalla malattia. Di esse ben 460 sono morte e solo 258 sono sopravvissute, con un tasso di letalità superiore al 60%.
 
Insieme al Governo congolese e alle organizzazioni partner, l’UNICEF sta ampliando il suo intervento per assistere le vittime, monitorare la diffusione della malattia e porre fine all'epidemia.
 
Questa è la 10° epidemia di Ebola che colpisce la Repubblica Democratica del Congo, la peggiore di sempre per il paese. Ed è anche la seconda epidemia di Ebola più grave della storia, dopo quella che ha imperversato in Liberia, Guinea e Sierra Leone tra il 2014 e il 2016.
 
La risposta all'emergenza continua a essere ostacolata dalle scarse condizioni di sicurezza, dagli spostamenti frequenti di popolazione nelle aree colpite e dalla resistenza opposta da alcune comunità.
 
Fino a oggi l’UNICEF e le organizzazioni hanno:
  • raggiunto più di 10 milioni di persone nelle aree colpite con informazioni sulle misure di prevenzione, in collaborazione con i leader comunitari e i mass media
  • fornito acqua potabile a più di 1,3 milioni di persone, in luoghi pubblici, centri sanitari e scuole 
  • organizzato una campagna di prevenzione in 888 scuole, di cui hanno beneficiato 8.146 insegnanti (con formazione ad hoc) e 157.133 alunni
  • fornito assistenza a 830 famiglie direttamente colpite dall'Ebola
  • identificato e assistito 686 bambini resi orfani dalla malattia. 
«Anche se abbiamo potuto in gran parte controllare la malattia nelle zone di Mangina, Beni e Komanda, il virus continua a diffondersi nell'area di Butembo, principalmente a causa dell’insicurezza e degli spostamenti della popolazione» riferisce Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo.
 
«Stiamo espandendo la nostra risposta e impiegando staff aggiuntivo nelle aree sanitarie di Butembo e Katwa, dove si è verificato il 65% dei nuovi casi di Ebola registrati nelle ultime tre settimane
 
Dall'inizio dell’epidemia, l’UNICEF e i suoi partner hanno impiegato oltre 650 persone dello staff per lavorare con il governo, la società civile, le chiese e le organizzazioni non governative, assistendo i pazienti e le loro famiglie e diffondendo informazioni sulle buone pratiche igieniche e comportamentali per prevenire la diffusione dell'infezione. 

La risposta dell’UNICEF si focalizza sul coinvolgimento delle comunità, fornendo acqua sicura e servizi igienico-sanitari, rendendo le scuole luoghi più sicuri dal contagio e sostenendo i bambini e le famiglie colpite dal virus.
    
Le persone contagiate, le famiglie e soprattutto bambini, inclusi quelli rimasti orfani a causa dell’Ebola o comunque privi di reti familiari continuano a ricevere dall'UNICEF sostegno  psicologico e sociale per affrontare le conseguenze della malattia.
 
L'UNICEF sta inoltre creando ambienti protetti per i bambini nelle scuole e fornendo assistenza nutrizionale, a bambini e adulti presso i Centri per il Trattamento dell’Ebola sparsi nel paese.
 
«I nostri team a Mangina, Beni, Oicha, Komanda, Butembo e Lubero stanno lavorando instancabilmente, con un approccio polivalente, per porre fine all'epidemia di Ebola il più velocemente possibile e aiutare i bambini e le famiglie colpite» conclude Rotigliano.