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Cicloni in serie, il clima che cambia colpisce i bambini

Abitanti del distretto di Satkhira, nel Bangladesh occidentale, in fuga all'approssimarsi del ciclone Fani - ©UNICEF/UN0308571/Tapash Paul
Abitanti del distretto di Satkhira, nel Bangladesh occidentale, in fuga all'approssimarsi del ciclone Fani - ©UNICEF/UN0308571/Tapash Paul
4 maggio 2019 –  Il ciclone Fani che sta iniziando a colpire l'India e i cicloni Idai e Kenneth che tra marzo e aprile hanno flagellato il Mozambico stanno colpendo duramente milioni di bambini e rappresentano un allarme pressante per i leader globali di fronte alle gravi minacce poste per la vita dei bambini dagli eventi climatici estremi

Nello stato dell'Odisha (nell'India orientale) ben 28 milioni di persone, tra le quali circa 10 milioni di bambini, vivono nei territori che si prevede saranno attraversati dal ciclone Fani. Circa un milione di abitanti sono già stati evacuati in vista di quello che è stato definito come il ciclone più potente che abbia colpito l'India negli ultimi 20 anni.
 
Più di 120.000 bambini sono stati colpiti dal ciclone Kenneth, la tempesta più forte che il Mozambico abbia mai registrato.
 
Il ciclone ha danneggito o distrutto 400 scuole privando della possibilità di studiare oltre 40.000 alunni.
 
Inoltre, un'epidemia di colera è esplosa nella provincia di Cabo Delgado, quella che subito l'impatto più diretto dalla tempesta. A quasi due mesi dall'inizio della crisi, quasi 25.000 persone continuano a vivere in rifugi temporanei.
 
Il ciclone Kenneth ha colpito il Mozambico il 25 aprile, appena 6 settimane dopo che il ciclone Idai aveva devastato la costa orientale del paese, colpendo circa 1 milione di bambini. Nel paese africano non si erano mai verificati due eventi catastrofici di questa entità nella stessa stagione.

«Stiamo assistendo a una tendenza allarmante» commenta Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell'UNICEF. «Cicloni, siccità e altri eventi meteorologici estremi stanno aumentando di frequenza e intensità. Come abbiamo visto in Mozambico e altrove, i paesi e le comunità più povere sono colpite in modo sproporzionato. Per i bambini già vulnerabili, l'impatto può essere devastante.»

«I bambini sopporteranno il peso peggiore di queste calamità» spiega Gautam Narasimhan, Senior Adviser dell'UNICEF per i cambiamenti climatici. «Non siamo di fronte a eventi normali. Il cambiamento climatico comporta l'innalzamento del livello dei mari e l'aumento delle precipitazioni associate ai cicloni, causando così una maggiore devastazione nelle zone costiere, ma anche nell'entroterra. 

Nel breve termine, i bambini più vulnerabili sono a rischio di annegamento, di malattie letali come colera e malaria, di malnutrizione dovuta alla diminuita produzione agricola e di traumi psicologici. Tutti elementi che si aggravano quando centri sanitari e scuole vengono danneggiati. 

Tra gli effetti a lungo termine, invece, vanno considerati i cicli di povertà che possono protrarsi per molti anni e limitare la capacità delle famiglie e delle comunità di adattarsi ai cambiamenti climatici e di ridurre il rischio di disastri.»

L'UNICEF lavora per contenere l'impatto degli eventi meteorologici estremi, anche attraverso la progettazione di sistemi idrici in grado di resistere ai cicloni e alla contaminazione dell'acqua salata, il potenziamento delle infrastrutture scolastiche e le esercitazioni per prepararsi alle emergenze, il sostegno ai sistemi sanitari comunitari nelle aree più esposte a rischio e lo stoccaggio di aiuti umanitari in vista dei principali eventi meteorologici.