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Bambini sperduti

La "vita nel limbo" dei minorenni migranti e rifugiati in Grecia

L'esterno del centro di accoglienza per migranti e rifugiati di Moria, sull'isola di Lesbo (Grecia), in cui è ambientato il video dell'UNICEF
L'esterno del centro di accoglienza per migranti e rifugiati di Moria, sull'isola di Lesbo (Grecia), in cui è ambientato il video dell'UNICEF "Vita nel limbo" - ©UNICEF/UN0315130/Haviv VII Photo
29 agosto 2019 – Sono oltre 1.100 i minorenni migranti e rifugiati non accompagnati che vivono nei pericolosi e sovraffollati centri di accoglienza e di identificazione delle isole greche e nelle strutture di detenzione in tutto il paese. È il numero più alto registrato nel paese ellenico dall'inizio del 2016. 

L'UNICEF esorta gli Stati membri dell’Europa a fare di più per proteggere questi bambini particolarmente vulnerabili. 

«Lo scorso fine settimana un bambino ha perso la vita e altri due sono rimasti feriti in un violento incidente avvenuto nel centro di accoglienza e identificazione di Moria, nell'isola di Lesbo. Quest'ultima tragedia ci ricorda con forza che la situazione nei centri di accoglienza in Grecia è al punto di rottura» afferma Afshan Khan, Direttrice dell'UNICEF per l'Europa e l'Asia centrale nonché Coordinatrice speciale per la risposta alla crisi dei rifugiati e dei migranti in Europa.  

«Continuiamo a fare appello alle autorità greche affinché trasferiscano i bambini in una sistemazione adeguata sulla terraferma, ma la Grecia non può sostenere da sola i bambini rifugiati e migranti.  È vitale che i governi europei aumentino gli impegni per ricollocare i bambini rifugiati e migranti non accompagnati e separati, e accelerino i ricongiungimenti familiari per coloro che già hanno parenti in Europa.»
 

"Moria, la vita nel limbo"

Per evidenziare la situazione, l'UNICEF lancia un cortometraggio che documenta i sogni e la disperazione dei ragazzi che vivono nella "Sezione B", un'area destinata a fornire una protezione specializzata per i bambini non accompagnati nel Centro di accoglienza e identificazione di Moria, sull'isola greca di Lesbo
 
Il video ha per protagonisti quattro ragazzi e il loro racconto degli orrori che li hanno costretti a fuggire dalle loro case, i pericolosi viaggi intrapresi, le difficili condizioni del centro, le paure e le speranze che circondano il loro futuro incerto. 

«Non ho potuto studiare perché era troppo pericoloso, per farlo sono stato costretto a lasciare il mio paese» racconta uno di loro, il sedicenne Murtaza [i nomi utilizzati nel video sono fittizi, per ragioni di sicurezza e di privacy], proveniente dall'Afghanistan.  Parlando di altri coetanei della "Sezione B": «Penso che giorno dopo giorno abbiano perso la testa. Per questo, a volte, si feriscono con tagli sulle braccia. Io non voglio arrivare a questo.»

Il film mostra alcuni operatori dediti all'assistenza e alla protezione dei minori, esausti e sopraffatti. I servizi sono sovraccarichi, e i bambini rimangono esposti al rischio di violenze e abusi, con un accesso molto limitato alla scuola, all'assistenza sanitaria e al supporto psicosociale.
 
I minori rimangono spesso nella "Sezione B" per un periodo ben superiore ai 25 giorni previsto come termine massimo dalla legge, perché tutte le sistemazioni adeguate sulla terraferma sono già al completo. 

Il centro di accoglienza di Moria, progettato per accogliere circa 3.000 persone, ne  ospita attualmente oltre 8.700, di cui 3.000 minorenni.  La “Sezione B”, la cui capienza nominale è di 160 minorenni non accompagnati, ne conta al momento 520

 

 

Cosa fare per garantire i diritti dei minori migranti e rifugiati in Europa

L'UNICEF suggerisce una serie di azioni che i Governi europei e le istituzioni dell'Unione Europea dovrebbero intraprendere per proteggere i diritti dei bambini rifugiati e migranti:
 
  • aumentare l'impegno per ricollocare i minorenni non accompagnati e separati, in particolare quelli che si trovano in Grecia, Italia e Spagna
  • accelerare i ricongiungimenti familiari per i bambini che hanno parenti che già vivono nel resto d'Europa. 
  • incrementare con urgenza i fondi per la risposta alla crisi nei Paesi europei che accolgono il maggior numero di rifugiati e migranti. 

I Governi dell'UE dovrebbero cooperare per garantire che tutti i minorenni rifugiati e migranti - accompagnati o meno - abbiano sin dal loro ingresso sul suolo europeo l'accesso a un alloggio sicuro e adeguato, eliminando la detenzione dalle opzioni. 

I bambini hanno bisogno di un accesso immediato ai servizi essenziali, in tutte le fasi del loro viaggio. Vanno garantiti allo stesso tempo rotte e percorsi legali e sicuri

Alloggi specificamente dedicati a loro, accoglienza, affidamento familiare, tutela legale e altre misure sono indispensabili per garantire che ogni bambino e ragazzo non accompagnato o separato veda realizzato il proprio diritto a crescere in un ambiente adeguato. 

Attualmente in Grecia ci sono più di 32.000 minorenni rifugiati e migranti, di cui 4.000 non accompagnati o separati da familiari adulti.
 
Negli ultimi tre anni l'UNICEF ha prestato assistenza in Grecia a oltre 60.000 bambini rifugiati e migranti e loro familiari. Questo lavoro include la garanzia che i bambini abbiano accesso a servizi essenziali per la protezione dell'infanzia, come il sostegno psicosociale, l'assistenza sanitaria e l'istruzione.
 
L'UNICEF collabora anche con il Ministero della Salute greco, fornendo 85.000 vaccini per proteggere dalle malattie i bambini rifugiati e migranti.