Fore (UNICEF): "A 30 anni dal World Summit for Children, il COVID-19 minaccia di vanificare i risultati raggiunti"

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28/09/2020

Il trentesimo anniversario del primo World Summit for Children [New York, 29-30 settembre 1990] rappresenta un’opportunità per celebrare i grandi risultati raggiunti negli ultimi tre decenni, ma anche un forte monito su come la pandemia di COVID-19 potrebbe farci tornare indietro.

Il primo incontro nella storia delle Nazioni Unite interamente dedicato ai bisogni dell'infanzia si svolse in un contesto di grandi preoccupazioni globali - dalla guerra alle violenze, dalla povertà alle problematiche ambientali.

Gli oltre 70 leader mondiali che vi presero parte si impegnarono a proteggere la vita dei bambini e il loro benessere attraverso un’azione internazionale concertata, con l'obiettivo di ridurre la malnutrizione e la mortalità infantile, di garantire l'accesso all'acqua potabile e all'istruzione di base, di eradicare la polio e di rendere le cure prenatali e materne disponibili per tutti.

A 30 anni da quello storico incontro, i risultati per i bambini sono stati impressionanti: sempre più bambini vivono vite più lunghe, migliori e più in salute.

Fra il 1990 e il 2019, il tasso globale di mortalità dei bambini tra 0 e 5 anni è diminuito di circa il 60%. Il numero globale di bambini in età da scuola primaria che non frequentavano la scuola è sceso dai 100 milioni del 2000 ai 59 milioni del 2018. Ed è in calo anche il numero di bambini che soffrono di malnutrizione e di malattie prevenibili.

Tuttavia, le probabilità continuano a essere contro i più poveri e i più vulnerabili. Oltre che dalle costanti difficoltà nell'ambito della sanità, della nutrizione e dell'istruzione, i risultati duramente ottenuti per proteggere e far progredire i diritti dei bambini sono minacciati oggi da problemi quali la disuguaglianza, il cambiamento climatico, i conflitti armati e, come se non bastasse, dalla crisi del COVID-19.
Sappiamo bene come in ogni crisi i giovani e i più vulnerabili soffrano in maniera sproporzionata. Il numero di paesi in guerra è oggi il più alto degli ultimi 30 anni.

  Il risultato è che oltre 30 milioni di bambini sono stati sfollati a causa di conflitti armati.
  Molti di essi sono vittime di tratta, abusi e sfruttamento. Molti altri fra loro stanno vivendo in un limbo, privi di uno status migratorio ufficiale e dell'accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria.

Inoltre, a causa della pandemia, il numero di bambini nel mondo che vivono nelle diverse dimensioni della povertà è arrivato a circa 1,2 miliardi, con un incremento di circa il 15% e almeno 24 milioni di alunni rischiano di abbandonare definitivamente la scuola. 

Migliaia di bambini in più potrebbero morire ogni giorno se la pandemia continuerà a indebolire i sistemi sanitari nazionali e a interrompere i servizi medici essenziali.   Le restrizioni ai movimenti e la chiusura delle scuole hanno separato bambini e ragazzi dai loro insegnanti, dagli amici e dalle comunità, esponendoli a un maggiore rischio di subire violenze, abusi e sfruttamento.

Se non interveniamo immediatamente, rischiamo non solo che siano arrecati danni irreversibili allo sviluppo sociale ed emotivo, all’apprendimento e al comportamento di un’intera generazione, ma anche che siano erosi i progressi compiuti negli ultimi tre decenni.

Oggi più che mai, gli Stati e le comunità nel mondo devono collaborare per rispondere alle crisi che colpiscono i bambini, con un raddoppiato impegno a porre fine ai conflitti, e con maggiori investimenti per l'infanzia.

Come il mondo apparirà agli occhi dei bambini e dei giovani domani è una nostra responsabilità collettiva di oggi."

(Dichiarazione di Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’UNICEF)

In Italia

«Quando un bambino nasce in condizioni di povertà ha meno possibilità di sviluppare strumenti utili per la vita e rompere le catene della sua condizione, migliorando il proprio avvenire. in Italia vivono 1 milione e 100 mila bambine e bambini in povertà assoluta» afferma Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia.

Non dobbiamo dimenticarci di loro, dei più poveri e vulnerabili che, anche nel nostro paese, rischiano di diventare ancora più invisibili» 

28/09/2020

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