Afghanistan, i bambini afghani che tornano dall'Iran affrontano un futuro incerto e crescenti bisogni umanitari

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10/03/2026

“L'impatto della crescente escalation del conflitto in Medio Oriente sta creando rischi immediati per i bambini oltre confine. In questo momento, in Afghanistan, le famiglie stanno arrivando a Islam Qala e ad altri valichi di frontiera provenienti dall'Iran, molte delle quali provate da un viaggio improvviso e incerte su ciò che le aspetta al loro ritorno in patria. Per l'UNICEF, la preoccupazione principale è semplice: cosa significa tutto questo per i bambini.

Stiamo già vedendo troppe madri arrivare nei centri di accoglienza con i loro bambini, esauste, sopraffatte e bisognose di sostegno immediato. Se gli arrivi aumenteranno come previsto, cresceranno anche i rischi per i bambini.

Il fenomeno non è nuovo e la causa è spesso la stessa. Violenza e paura. Solo nel 2025, quasi tre milioni di afghani sono tornati in Afghanistan dai paesi vicini, principalmente dall'Iran e dal Pakistan, e circa il 60% erano famiglie con bambini.

Oggi ho ascoltato direttamente le testimonianze di persone appena arrivate oltre confine, che hanno descritto viaggi quasi impossibili, pieni di incertezze su ciò che le aspetta. Molti hanno urgente bisogno di assistenza medica e sono visibilmente smarriti, alla ricerca di informazioni di base su cosa fare ora della loro vita. Non lo ripeterò mai abbastanza. I bambini richiedono un'attenzione particolare, soprattutto quelli non accompagnati. Il loro interesse superiore deve essere una priorità e occorre fornire loro un sostegno adeguato, compresi gli sforzi per rintracciare e ricongiungere le famiglie, ove necessario. In caso contrario, saranno esposti a gravi rischi in termini di protezione, tra cui rapimenti e violenze.

Al momento del picco dei ritorni dello scorso anno, l'UNICEF ha fornito assistenza a oltre 8.000 bambini non accompagnati e separati provenienti dall'Iran e dal Pakistan.

Insieme all'UNHCR e ai partner umanitari, stiamo lavorando per garantire che i servizi essenziali per i bambini e le famiglie possano essere mantenuti e, se necessario, rapidamente potenziati. Ciò include la preparazione per lo screening nutrizionale, l'acqua potabile, le vaccinazioni, l'assistenza sanitaria di base e i servizi di protezione dell'infanzia nei punti di frontiera, nei centri di accoglienza e nelle zone di ritorno.

Ma la sfida non finisce al confine: le famiglie che tornano attraverso Islam Qala si sposteranno verso comunità in cui i servizi di base sono già sotto pressione. Qualsiasi aumento significativo dei rimpatri metterebbe a dura prova i servizi sanitari, nutrizionali, idrici e di protezione dell'infanzia da cui dipendono i bambini e le famiglie.

Questo avviene in un momento in cui l'Afghanistan sta già affrontando crisi su più fronti, con 11 milioni di bambini che necessitano di aiuti umanitari. Per le famiglie che ritornano con risorse molto limitate, lo sfollamento e l'incertezza possono aumentare rapidamente il rischio di malnutrizione e cattive condizioni di salute, in particolare per i bambini piccoli e per le donne incinte e che allattano.

La situazione geopolitica crea gravi interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Ciò significa che la fornitura dei servizi di base è ostacolata da ritardi: ad esempio, i bambini malnutriti non riceveranno in tempo gli alimenti terapeutici salvavita.

Allo stesso tempo, la situazione lungo il confine tra Afghanistan e Pakistan sta aggravando le pressioni già esistenti sul piano umanitario. Quasi 164.000 persone sono sfollate interne nelle province colpite, tra cui 30.000 sopravvissuti ai terremoti dello scorso anno che sono sfollati per la seconda volta. I problemi che interessano le zone di confine stanno mettendo a dura prova sistemi già fragili e complicando il contesto operativo in un momento di crescente necessità.

È essenziale agire tempestivamente per garantire che, in caso di aumento dei rimpatri, i bambini e le famiglie possano accedere a sostegno e servizi essenziali in modo tempestivo.

Il Piano di risposta umanitaria per l’Afghanistan è sottofinanziato (l'HRP – Piano per la risposta umanitaria - è attualmente finanziato solo al 10% e l’HAC - Appello per l’intervento umanitario - al 42%). Per una risposta immediata, chiediamo a tutti i partner - settore privato, donatori e amici dei bambini - di sostenerci con il trasporto aereo urgente di forniture essenziali per l'alimentazione, la salute, l'acqua, i servizi igienico-sanitari per i bambini e le loro famiglie.

Il nostro messaggio è semplice: i bambini devono essere protetti e sostenuti in ogni fase in cui hanno più bisogno di noi. Insieme ai suoi partner, l'UNICEF è pronto a sostenere i bambini e le famiglie e ad aumentare la risposta se necessario".

Dichiarazione di Tajudeen Oyewale, Rappresentante dell'UNICEF in Afghanistan durante la conferenza stampa odierna al Palazzo delle Nazioni di Ginevra.

10/03/2026

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