La guerra civile mette a dura prova l'assistenza umanitaria all'infanzia del Congo

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20/05/2020

Dall’inizio dell’anno, oltre 250.000 persone - la maggior parte delle quali bambini - sono sfollate a causa del'intensificarsi delle violenze nella provincia dell'Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo.

La recrudescenza delle ostilità mette ancora più sotto pressione i servizi di assistenza umanitaria in una delle regioni più povere del paese africano, insicure e flagellate da malattie.

Dalla fine del 2019 circa 200.000 civili sono fuggite dalle aree di Djugu, Mahagi e Irumu, e hanno cercato rifugio presso comunità locali e siti per sfollati estremamente sovraffollati a Bunia, capitale dell'Ituri, e dintorni.

La situazione umanitaria è particolarmente precaria a Djugu dove il 70% degli operatori umanitari hanno dovuto sospendere le operazioni a causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza.

Circa 25.000 nuovi sfollati si sono sistemati in campi con scarso accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari. Qui, anche prima dei nuovi arrivi, gli sfollati avevano accesso soltanto a 5 litri di acqua al giorno, ben al di sotto dek fabbisogno minimo quotidiano. 

A causa dell'escalation delle violenze, 22 centri sanitari nella provincia sono stati distrutti, con gravi danni per le scorte di vaccini e per le attrezzature della "catena del freddo" - il sistema logistico che assicura la conservazione e il trasporto dei vaccini a temperatura frigorifera costante.

Oltre 160 scuole sono state danneggiate o saccheggiate.

La mancanza di accesso a un rifugio, a cibo assistenza medica e istruzione ha reso i bambini particolarmente vulnerabili ad abusi, violenza e sfruttamento.

Solo tra aprile e maggio di quest'anno, l’UNICEF ha ricevuto più di 100 segnalazioni di gravi violazioni dei diritti dei bambini (stupri, uccisioni, ferimenti, attacchi contro scuole e centri sanitari)

«Le condizioni di sicurezza nella provincia di Ituri stanno rapidamente peggiorando» ammonisce Edouard Beigbeder, Rappresentante dell'UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo. «Dobbiamo agire con pari velocità per sventare una crisi che potrebbe costringere a fuggire e porre a rischio ancora più bambini.»

L’UNICEF continua a operare nella zona attraverso le organizzazioni partner, ma le necessità sono sempre più vaste.

Migliaia di bambini rischiano di cadere preda della malnutrizione grave. Decine di migliaia di bmbini non vanno più a scuola e potrebbero non tornare mai più a mettere piede in un'aula, quando le scuole riapriranno. E malattie letali come il morbillo continuano a flagellare la regione.

L'UNICEF ha lanciato un Appello umanitario da 262 milioni di dollari per finanziare gli interventi umanitari nella Repubblica Democratica del Congo nel 2020. 

Al 15 maggio l'appello era stato finanziato dalla comunità internazionale per appena 5,5 milioni, mentre 28,8 milioni sono stati prelevati dal bilancio dell'anno precedente, con un sotto-finanziamento pari a 228,3 milioni di dollari (87% del totale). 


Dall’inizio del 2020 a Ituri, l’UNICEF ha: 
 
  • fornito a oltre 10.000 famiglie utensili per la cucina, stuoie, teloni, coperte e sapone per rispondere rapidamente ai bisogni immediati degli sfollati nei territori di Mahagi, Djugu e Irumu;
  • condotto una campagna contro il morbillo in collaborazione con il dipartimento sanitario provinciale per vaccinare più di 37.000 bambini sotto i 5 anni;
  • garantito accesso a un’istruzione di qualità a circa 50.000 bambini nei territori di Mahagi, Irumu e Djugu. Le attività comprendono l’identificazione dei bambini fuori dal sistema scolastico, l’organizzazione di programmi e classi di recupero, il sostegno psicosociale per i bambini colpiti da violenza, la formazione di insegnanti. Da quando le scuole sono state chiuse a causa del COVID-19, l’UNICEF ha aiutato a stampare 25.000 libri di testo da distribuire ai bambini nelle aree più remote. Programmi di apprendimento a distanza sono disponibili attraverso Radio Okapi e 22 radio di comunità. Nelle aree colpite dall’Ebola, l’UNICEF ha costruito 40 spazi temporanei per l’apprendimento (in tende o strutture semi permanenti) per assicurare accesso all’istruzione per 3.350 bambini colpiti da Ebola;
  • identificato 558 bambini non accompagnati, 127 dei quali sono stati ricongiunti alle loro famiglie;
  • aiutato 108 bambini associati a gruppi e forze armate presso centri di transizione prima della riunificazione familiare e supportato altri 150 bambini a continuare il processo di reintegrazione formativa, professionale e socio-economica;
  • fornito supporto psicosociale e attività ricreative a oltre 24.000 bambini sfollati e altri bambini vulnerabili presso spazi a misura di bambino e ha fornito cure a circa 100 bambini vittime di stupro.
  • curato più di 4.000 bambini sotto i 5 anni che soffrivano di malnutrizione acuta grave;
  • fornito a più di 21.000 persone sfollate accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari attraverso la costruzione e la riparazione di latrine, docce e discariche.

20/05/2020

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