Di mamma in mamma. Il supporto alle mamme adolescenti sieropositive per far nascere bambini liberi dall’HIV

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30/11/2021

Malawi - Awema Chimenya è una donna forte e coraggiosa. Dal 2019 è una madre-mentore che aiuta le donne sieropositive a partorire bambini in salute, liberi dall’HIV, proprio come è successo a lei.

In qualità di mentore, mette in contatto le giovani madri sieropositive con i centri sanitari più vicini per l'assistenza medica, servizi di salute riproduttiva e sessuale ed informazioni generiche, oltre ad incoraggiare a denunciare le violenze di genere all'interno della sua comunità. Awema fornisce anche supporto psicologico e il suo obiettivo principale è ridurre a zero la trasmissione dell'HIV da madre a figlio.

Come prima occupazione, Awema lavora al centro sanitario di Muloza dove facilita i colloqui di educazione alla salute, ma il suo lavoro più importante è nelle comunità, dove segue le madri adolescenti e sostiene le ragazze appena rimaste incinte, che si pongono molte domande.

A causa del COVID-19, Awema e il suo gruppo di madri-mentori non si incontrano assiduamente come prima, ma vanno a trovare ogni nuova mamma o ragazza incinta, casa per casa.

Desidero che le giovani madri sieropositive vivano a pieno la loro vita e crescano bambini in salute. Durante il primo incontro, molte di loro sembrano senza speranza e depresse. Per questo offro loro un sostegno psicologico.

Awema Chimenya, madre-mentore presso il centro sanitario di Muloza

La gravidanza può spaventare, soprattutto se sei una ragazza sieropositiva

Durante gli incontri con le giovani mamme e le ragazze incinte, ad Awema vengono spesso poste domande come: “Posso tornare a scuola?” “Se torno a scuola vivrò abbastanza per godere dei frutti del mio duro lavoro?”

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ran parte delle giovani mamme sieropositive pensa che tornare a scuola sia una perdita di tempo perché moriranno comunque di HIV. “Racconto a tutte la mia storia di modo che possano trarne ispirazione per il futuro” racconta Awema.

La gravidanza può essere spaventosa, in particolare per le giovani donne che devono già portare il peso di una diagnosi di HIV e hanno un accesso limitato ai servizi di salute riproduttiva e sessuale.

In Malawi, quasi la metà delle ragazze, a 18 anni sono già sposate; un terzo di loro, tra i 15 e i 19 anni ha già iniziato una gravidanza rappresentando un quarto di tutte le gravidanze del paese (Malawi Demographic Health Survey 2016). Nel 2020, un terzo di tutte le nuove infezioni da HIV riguardava giovani di età compresa tra 15 e 24 anni.

Con fondi del governo svedese, UNICEF, OMS, UNAIDS e UNFPA stanno supportando il governo del Malawi per colmare le lacune nell'accesso a un'educazione sessuale completa, per sfatare i miti e le idee sbagliate associati all'uso di contraccettivi, in un paese in cui la fertilità adolescenziale è tanto alta. 

Uno degli interventi di questa alleanza è il programma “2gether 4 RSHR” che consente, alle madri-mentori come Awema, di "guidare" le mamme adolescenti nella ricerca dei servizi di cui hanno bisogno, per vivere una vita sana.

Il programma ha inoltre aiutato ad incrementare il numero di bambini sieropositivi trattati con la terapia antiretrovirale (ART): si è così passati dal 61% del 2018 al 76% del 2020. I test precoci sull’HIV per bambini sotto i due mesi sono passati dal 72% del 2019 al 76% del 2020.

Una speranza per Florence

Florence è una delle pazienti di Awema. Quando si è unita al circolo delle madri-mentori di Muloza aveva 18 anni, ed era al 5° mese di gravidanza. Non sapeva il futuro cosa le avrebbe riservato, per lei e per il suo bambino. Era così ansiosa che la notte non riusciva a dormire.

Dopo il primo incontro con la sua mentore, che tempo prima si era trovata nella sua stessa situazione, ha iniziato a sperare. 


Ho convissuto con l’HIV per tutta la mia vita. L’ho accettato. Ma restare incinta da sieropositiva, per me era la prima volta. Non sapevo cosa fare, cosa avrebbe riservato il futuro per me e mio figlio. Ho pensato che le mie condizioni di salute sarebbero peggiorate con il parto e che mio figlio sarebbe nato con l’HIV.

Florence, una delle giovani mamme aiutate da Awema

Una cura sospesa e tante domande sulla gravidanza

Per 8 anni, Florence ha assunto gli antiretrovirali ogni giorno, ma c’è stato un periodo in cui ha pensato di stare abbastanza bene da poter interrompere la cura, credendo erroneamente di essere guarita e non averne più bisogno. La situazione è cambiata dopo poche settimane, quando ha incontrato le madri-mentori che l'hanno incoraggiata a prendere i suoi farmaci regolarmente, per ridurre il rischio di trasmettere l'HIV al bambino.

“Prima di questa gravidanza, non ho seguito con costanza la cura ARV ma, dopo aver parlato con loro ed aver incontrato altre mamme sieropositive, adolescenti della mia comunità, le cose sono cambiate: ora prendo le medicine tutti i giorni. Mia figlia è nata negativa all'HIV e lo è ancora, due anni dopo. Credo che le informazioni ricevute al centro abbiano salvato la sua vita e la mia” ha raccontato Florence. 

La giovane mamma, che ora è al secondo anno della scuola secondaria "Muloza Community Day", ricorda come il circolo delle madri-mentori l’abbia aiutata ad avere accesso ai servizi di salute riproduttiva e sessuale, con informazioni sull’astinenza, l’uso dei profilattici e dei contraccettivi.

Florence crede che queste informazioni la aiuteranno a continuare la sua formazione e a realizzare il suo sogno di diventare un'insegnante di scuola secondaria. Spera che sua figlia di due anni cresca e diventi una persona responsabile nella sua comunità.

Florence è tornata a sperare dopo le sessioni con le madri-mentori supportate dall'UNICEF: pur essendo HIV positiva ha partorito una bimba senza HIV ed ora è tornata a scuola.

Per approfondire

Il 1 dicembre si celebra la giornata mondiale contro l'HIV. Secondo l'ultimo rapporto UNICEF HIV and AIDS Global Snapshot, nel 2020 almeno 310.000 bambini sono stati contagiati dall'HIV, ovvero un bambino ogni due minuti. Altri 120.000 bambini sono morti per cause legate all'AIDS durante lo stesso periodo, un bambino ogni cinque minuti.
 
L'UNICEF avverte che la pandemia prolungata da COVID-19 sta aggravando le disuguaglianze che hanno a lungo guidato l'epidemia di HIV. Molti paesi hanno subito interruzioni significative nei servizi: i test dell'HIV per i neonati nei paesi ad alto impatto, ad esempio, sono diminuiti in una misura che va dal 50 al 70%, con l'inizio di un nuovo trattamento per i bambini sotto i 14 anni che è diminuito di una percentuale che va dal 25 al 50%. 

Per maggiori informazioni leggi l'ultimo comunicato Giornata Mondiale contro l'AIDS
visita la sezione HIV e AIDS per sapere quali sono le azioni dell'UNICEF.

30/11/2021

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