Filantropi e imprese responsabili a confronto su invito dell'UNICEF e della Bocconi

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27/06/2012

28 giugno 2012 - Può la leva fiscale influenzare il comportamento filantropico degli individui e la responsabilità sociale d'impresa?

O è piuttosto necessario, per incrementare l'attività filantropica di individui e corporation, un cambiamento culturale che faccia intendere l'impegno per risolvere problematiche globali, quali la povertà estrema e la mortalità infantile, come un imperativo morale per gli individui a maggiore capacità economica ed elemento di creazione di valore aziendale?

Muovendo dalla consapevolezza che la crisi economica globale e la povertà crescente anche in Italia rischiano di spingere individui e aziende a ridurre l'impegno verso gli interventi umanitari e di sviluppo nei paesi più poveri, l'UNICEF ha invitato ad una riflessione sulle conseguenze per i bambini di una riduzione della generosità dei donatori nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, e sul ruolo prezioso che può giocare la filantropia privata.

Dinanzi ad un pubblico di grandi donatori e aziende partner dell'UNICEF, di rappresentanti del mondo delle imprese, della finanza e della ricerca, lunedì 25 giugno 2012 il professor Thomas Pogge, Direttore del Global Justice Program all'Università di Yale, ha inquadrato il contesto dell'ingiustizia distributiva globale, ricordando come dal 1988 a oggi la quota di ricchezza globale detenuta dal 5% della popolazione mondiale più ricco sia cresciuto dal 42 al 46%, mentre il 25% più povero della popolazione non arriva a possederne neppure il 2%.

Nel corso della sua lecture su “Philanthropy and Global Poverty”, Pogge ha invitato tutti i presenti a destinare parte del proprio reddito a quanti vivono nei paesi più poveri, affidandosi ad organizzazioni serie e efficienti. «Privarmi del 10% del mio reddito non peggiora significativamente la qualità della mia vita. Ma questo denaro può migliorare le vite di un centinaio di persone estremamente povere», ha dichiarato.

I partecipanti alla conferenza

I relatori e alcuni dei partecipanti alla conferenza "Filantropia in tempo di crisi" - ©UNICEF Italia/2012/C.Prevosti
 
Anche le imprese non devono sottrarsi a un ruolo attivo nell'identificare e promuovere soluzioni a problemi mondiali, come la povertà infantile.

«Per un'azienda, la responsabilità sociale e la corporate philanthropy devono essere parte integrante del business model; ciò tra l'altro produce risultati di mercato migliori e maggiori ritorni, come mostra l'esperienza pluriennale di Procter&Gamble a fianco dell'UNICEF nella lotta contro il tetano neonatale» ha dichiarato Sami Kahale, Presidente e Amministratore Delegato di Procter&Gamble, uno dei principali partner delll'UNICEF.

Il panorama in Italia non è affatto incoraggiante per due ragioni essenziali: scarsa diffusione della cultura filantropica e carenza di norme idonee.

Come ricordato dal prof. Francesco Perrini, titolare della Cattedra in Social Entrepreneurship della Bocconi, l'Italia figura solo al 104° posto (su 154 Stati) nella graduatoria della propensione alla filantropia del World Giving Index 2011.

Inoltre, il nostro paese ha un sistema fiscale che scoraggia la donazione individuale e ancor di più quella aziendale, a differenza di quanto avviene non solo nei Paesi anglosassoni ma anche in Francia e Germania.

È necessario pertanto promuovere un cambiamento culturale, nonché introdurre  norme che incentivino la filantropia di individui e aziende.

Il dibattito, moderato dal vicedirettore del Sole 24 Ore Alberto Orioli, ha visto la partecipazione del vicepresidente di Confindustria Alessandro Laterza, dei filantropi Letizia Moratti (Fondazione San Patrignano) ed Enzo Manes (Fondazione Dynamo), ed è stato concluso da un intervento del viceministro dell'Economia Vittorio Grilli. 

«La filantropia attiva merita attenzione e sostegno da parte delle autorità pubbliche» ha dichiarato Grilli «ma va considerato che incrementi delle deduzioni a favore della filantropia, comportando riduzioni di gettito, vanno poi recuperate con un inasprimento della tassazione, o con riduzioni di spesa che potrebbero avere conseguenze anche sulla spesa sociale.»

Il viceministro dell'Economia ha altresì invitato quanti sostengono la necessità di incoraggiare la filantropia privata ad avviare ricerche finalizzate a misurare in maniera puntuale l'effettivo impatto della stessa. Promuovere la filantropia è una priorità per chi, come l'UNICEF, coniuga nella sua visione sviluppo dell'infanzia ed equità sociale.

«Speriamo che sempre più persone con elevata capacità economica e aziende si appassionino al destino dei bambini nei paesi più poveri e vogliano impegnarsi per fare la differenza. Li invitiamo a sostenere i nostri programmi» ha dichiarato Davide Usai, Direttore generale dell'UNICEF Italia. «A loro possiamo assicurare evidenza dell'impatto della loro generosità e un significativo ritorno sociale sugli investimenti compiuti.»


27/06/2012

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