Aiuti UNICEF anche nelle zone di guerra, ma in Iraq è emergenza umanitaria

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23/06/2014

Acqua pulita e igiene sono al centro della risposta umanitaria dell’UNICEF per i bambini e per le famiglie colpite dal conflitto in corso in Iraq. A causa dell’ultima crisi, esplosa lo scorso 11 giugno [caduta di Mosul, seconda città del paese, in mano ai ribelli jihadisti dell'ISIL], si stima che circa 500.000 persone, metà delle quali bambini, siano state sfollate.

In questi ultimi giorni l’UNICEF ha coordinato diverse missioni per aiutare le autorità locali a condirre le necessarie stime dei bisogni e garantire gli interventi più urgenti.

Team  dell’UNICEF hanno raggiunto i bambini e le famiglie a Sinjar e a Tel Keif, ad appena qualche chilometro dal fronte dei combattimenti di Mosul.

L’UNICEF ha consegnato finora oltre 70.000 litri di acqua potabile, 5.000 razioni alimentari e 3.500 kit per l'igiene, oltre a materiali ricreativi per circa 15.000 bambini, molti dei quali appartengono a minoranze particolarmente vulnerabili.

Domenica scorsa, una missione congiunta guidata da UNICEF, IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha raggiunto Kirkuk, dove in un incontro con i sindaci  e i leader della provincia sono state evidenziate le urgenti azioni necessarie per portare aiuti umanitari già nei prossimi giorni.
 
«L’UNICEF sta ottenendo l’accesso per raggiungere i bambini nelle aree più remote, comprese quelle abitate dalle minoranze emarginate. Siamo particolarmente rincuorati per essere riusciti a raggiungere con aiuti di prima necessità migliaia di bambini che vivono in alcuni territori oggetto di combattimenti» ha affermato Marzio Babille, medico italiano e Rappresentante UNICEF in Iraq.

Allo stesso tempo Babille ha sottolineato che, dati i rapidi cambiamenti in corso nelle condizioni politiche e umanitarie dell’Iraq, c’è ancora molto da fare.

«Questa crisi sta mettendo a dura prova le nostre capacità di intervento umanitario e le nostre risorse finanziare» ha proseguito Babille. «Siamo grati a tutti i donatori ci che hanno offerto il loro prezioso sostegno, ma è evidente che abbiamo bisogno urgente di un sostegno ancora maggiore per poter garantire aiuti adeguati ai bambini e alle loro famiglie. Per questo attendiamo una risposta generosa da parte della comunità internazionale».
 
La nuova crisi si aggiunge alle altre sfide che il l'Iraq stava già affrontando: massicci spostamenti di popolazione dalla provincia occidentale di Anbar, il riemergere della polio dopo 14 anni e l’afflusso di 225.000 rifugiati dalla vicina Siria.
 
La crescente complessità della crisi aggiunge ulteriore pressione sulle famiglie ospitanti, le cui risorse economiche stanno diminuendo giorno dopo giorno.

La mancanza di carburante sta avendo un grave impatto sulla distribuzione dei servizi di base, a cominciare dalla fornitura di elettricità e dal pompaggio dell’acqua, mentre il prezzo dei prodotti di base continuano a crescere, con impatto particolarmente pesante sulle famiglie più povere, come quelle sfollate.

23/06/2014

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