La Convenzione ha 20 anni. Ma l'Italia nella difesa dei diritti è diventata maggiorenne ?

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18/11/2009

L’Italia ha ratificato la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel maggio 1991 ma, 18 anni dopo è diventata realmente “maggiorenne” nell’attuazione di quei diritti?  

La risposta ce la può  dare il Comitato ONU sui Diritti dell’infanzia, organismo preposto dalla Convenzione stessa (art. 43) a monitorare il comportamento degli Stati. Questa è la sua “fotografia” dei progressi (e dei ritardi) del nostro Paese. 

Tante buone leggi non applicate

Negli ultimi decenni sono state numerose le leggi che hanno trattato i diversi aspetti della condizione dei bambini e degli adolescenti, affrontando i temi della protezione, della promozione e della partecipazione dei bambini e degli adolescenti. Occorre però evidenziare il divario esistente tra gli impegni assunti e l’applicazione della normativa stessa.  

Disattenzione bipartisan sul Piano

È una legge a prevedere l’esistenza di un Piano Nazionale d’azione per l’infanzia, formulato dall’Osservatorio nazionale infanzia, su cui la Commissione parlamentare infanzia esprime un parere, e che viene adottato dal Consiglio dei Ministri. Nella pratica però l’ultimo Piano d’azione copriva il periodo dal 2002 al 2004. 

Quali risorse per l’infanzia?

Qualunque politica deve poi essere adeguatamente finanziata. Risulta molto difficile reperire informazioni precise e comparabili sulle risorse di bilancio destinate negli anni all’infanzia e all’adolescenza da Governo, Regioni, Province e Comuni. Di certo sono in diminuzione costante quelle destinate alla Cooperazione internazionale. 

Un Garante al servizio dei bambini e degli adolescenti

Non esiste ancora, in Italia, un Garante nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Alcune Regioni hanno previsto questa figura in ambito territoriale, altre hanno legiferato in materia ma non l’hanno ancora istituita, creando una situazione di discriminazione su base territoriale nell’accesso ai diritti.  

L’efficacia e l’efficienza dell’azione coordinata

A livello centrale, le competenze sull’infanzia e sull’adolescenza sono divise tra vari Ministeri. Nessuno dei meccanismi di coordinamento previsti dal nostro ordinamento sembra essere in grado di assicurarlo, così come, a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione, non sembra assicurato il necessario coordinamento tra Stato centrale e Regioni, che hanno notevoli competenze in materia d’infanzia e adolescenza.  

Cambiare la cultura degli operatori

Attuare la Convenzione significa soprattutto rafforzare le competenze sui diritti umani dei bambini e degli adolescenti di tutti gli operatori che lavorano con e per loro (insegnanti, assistenti sociali, avvocati, forze dell’ordine, magistrati, ecc.). Troppo poco si è fatto per inserire adeguatamente questi temi nella loro formazione, sia iniziale che continua. 

Non "dare i numeri"

Nonostante i significativi progressi, non sono ancora disponibili dati completi, aggiornati, disaggregati su bambini e adolescenti nei diversi ambiti. Manca un sistema di rilevazione adeguato, da realizzarsi attraverso un maggior raccordo permanente e un’uniformità nella raccolta dei dati tra enti e i rispettivi sistemi informativi.

18/11/2009

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