"Non sapevo dove fossero i miei genitori": la fuga di Sonika, 13 anni, dall’alluvione in Nepal
7 minuti di lettura
Sonika Nagarkoti era a casa con la sua famiglia a Bhaise, Nuwakot, il 26 agosto quando ha visto che l’alluvione stava arrivando. I suoi genitori erano nel bel mezzo del rituale per celebrare l’anniversario della morte del figlio più grande.
Sonika, 13 anni, è rimasta a casa e non è andata a scuola quel giorno insieme a sua sorella di nove anni e suo fratello di tre. Poi è arrivato l’allarme.
“I miei genitori erano impegnati con i rituali per l’anniversario della morte quando qualcuno è venuto da noi e ci ha detto dell’inondazione. Dovevamo metterci in salvo” ricorda Sonika.
Sua madre le ha messo in braccio il fratello più piccolo e un po’ di soldi. “Dovevamo metterci in salvo. Quando mi sono girata, la mia casa era stata spazzata via”.
Sonika ha continuato a correre, portando in braccio il fratello attraverso la giungla con le persone intorno che continuavano a gridare di raggiungere terreni più elevati.
Non sapevo dove fossi, né dove fossero i miei genitori. Non riuscivo a contattarli al telefono. Mentre correvo con mio fratello, ero molto spaventata. Soprattutto perché ero separata da loro.
Sonika, 13 anni, racconta lo spavento durante la fuga in cui aveva perso di vista i suoi genitori
Case ed edifici ricoperti di fango a seguito delle devastanti inondazioni che hanno colpito il Nepal centro-settentrionale il 26 agosto scorso
Un villaggio scomparso
Il padre di Sonika, Soma Bahadur Nagarkoti, era a casa quando è arrivata l’alluvione. La chiamata da parte di suo fratello, che lavorava nell’impianto idroelettrico di Rasuwa, ha dato alla famiglia qualche minuto di vantaggio per poter scappare.
Soma, 50 anni, ha vissuto a Bhaise per tutta la vita. Suo padre e suo nonno hanno vissuto lì prima di lui. La sua famiglia vive nell’insediamento da circa sei generazioni.
Erano già avvenute inondazioni prima. Ma mai così.
“Guardando in alto vedevamo enormi nuvole di polvere, e guardando in basso si poteva vedere l'acqua travolgere gli edifici lungo il suo cammino” racconta.
La strada era stata spazzata via. Macchine e autobus sono scomparsi nell’acqua. Case, beni e proprietà di famiglia spariti in pochi minuti.
A quel punto, non riuscivo a rendermi conto di quello che stava succedendo. Solo dopo, quando abbiamo raggiunto una zona sicura sopraelevata, qualcosa dentro si è spezzato e ho iniziato a piangere.
Soma, 50 anni, racconta lo shock durante la fuga
Per la madre di Sonika, Bhagawati, è difficile descrivere quella stessa scena.
È corsa via senza scarpe, senza sapere dove fossero i figli.
“Continuavo ad urlare i loro nomi” racconta. Circa un’ora dopo, si sono riuniti.
Mio cognato mi ha riportato mio figlio e me lo ha messo in braccio. Un’ora dopo la mia famiglia si è completamente riunita. Io continuavo a piangere. Per il sollievo, credo.
Bhagawati racconta del ricongiungimento con i figli
Nessun posto dove tornare
La famiglia ora trova riparo in una scuola situata in una località più in alto rispetto a Bhaise, insieme ad altre famiglie fuggite dalle inondazioni.
Il figlio di tre anni ha i piedi graffiati ed è senza scarpe. La famiglia ha bisogno di beni di prima necessità come vestiti, biancheria intima, spazzolini e assorbenti igienici. Con i negozi chiusi e le strade e i ponti danneggiati, acquistare queste cose è difficile anche per le famiglie che hanno soldi.
Per i bambini lo shock di quanto è accaduto non è ancora svanito.
Bhagawati dice che sua figlia continua a piangere e a svegliarsi durante la notte, per la paura che l'alluvione possa tornare. Suo figlio più piccolo è ancora sotto shock.
Durante il tragitto attraverso la giungla, i bambini chiedevano ripetutamente cibo e acqua. Quando finalmente hanno raggiunto un posto sicuro, hanno ricevuto riso e lenticchie, ma inizialmente non c'era acqua potabile.
“Non possiamo tornare indietro, non è rimasto niente delle nostre case” dice Bhagawati. “Dove andremo? Che faremo?”
Per Sonika, una delle domande immediate è la scuola.
Le cose ordinarie della vita di un tredicenne: scuola, amici, casa sono improvvisamente diventate incerte.
Proteggere i bambini
Il disastro che ha colpito Rasuwa, Nuwakot e Dhading il 26 agosto ha colpito circa 17.000 bambini. Almeno 18 scuole sono state completamente distrutte e altre 20 danneggiate, lasciando un numero stimato di circa 10.000 bambini in età scolare bisognosi di supporto per poter proseguire la loro istruzione.
L'UNICEF sta collaborando con il Governo del Nepal e partner umanitari per aiutare i bambini e le famiglie colpiti dalle inondazioni. Le forniture di emergenza, inclusi kit igienici, vengono inviate alle comunità più colpite, insieme al sostegno per la salute, la nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, l'istruzione e la protezione dei minori.
Sono state inoltre mobilitate squadre di supporto psicosociale per aiutare bambini e famiglie ad affrontare le conseguenze dell'esperienza traumatica vissuta. L'UNICEF sta collaborando con il Governo per identificare, registrare e riunire i bambini che potrebbero essere stati separati dalle loro famiglie e per fornire assistenza economica d'emergenza alle famiglie colpite.
Per famiglie come quella di Sonika, la priorità resta quella di soddisfare i bisogni più immediati: un posto sicuro dove dormire, cibo e acqua, vestiti puliti e la possibilità per i loro figli di tornare a un po' di normalità.
Suo padre sta pensando a come la famiglia si rimetterà in piedi, se non c’è una casa a cui far ritorno.
"I beni tramandati dalla mia famiglia e tutto ciò che possedevo sono andati perduti" dice. "La mia famiglia è al sicuro, di questo almeno sono felice."



