Nuovo Rapporto: un bambino su cinque in 21 paesi - ovvero 20 milioni - ha subìto abusi e sfruttamento sessuale facilitati dalla tecnologia
8 minuti di lettura
Secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi dall’UNICEF, si stima che 20 milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni in 21 paesi– ovvero quasi 1 su 5 – siano stati vittime di almeno una forma di sfruttamento e abuso sessuale facilitato dalla tecnologia nel corso di un solo anno.
«Through Children's Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse» (Attraverso gli occhi dei bambini: come le tecnologie digitali favoriscono l’abuso sessuale sui minorenni) unisce le testimonianze dei bambini con una delle più vaste raccolte di dati di indagine disponibili per mettere in guardia da una tendenza diffusa di abuso e sfruttamento sessuale dei minorenni – sia online che offline – facilitata dalla tecnologia.
Il rapporto stima che oltre 15 milioni di bambini siano stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, che a 9 milioni sia stato chiesto di partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o di condividere immagini sessuali contro la loro volontà e che 4 milioni di bambini abbiano visto diffuse immagini sessuali che li ritraevano senza il loro consenso. Tuttavia, la reale portata del fenomeno è probabilmente molto più ampia a causa della mancata segnalazione da parte dei bambini.
"Il rapporto rivela una realtà dolorosa. Più di 20 milioni di bambini nei paesi oggetto dello studio sono stati esposti a contenuti sessuali espliciti indesiderati o a forme di sfruttamento online, spesso negli spazi digitali in cui imparano, giocano e interagiscono con gli amici", ha affermato Catherine Russell, Direttrice generale dell’UNICEF. "Queste esperienze causano un profondo disagio emotivo e psicologico. Molti bambini soffrono in silenzio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto. Non possiamo distogliere lo sguardo".
Abusi online sui minori: social media coinvolti in 6 casi su 10
Secondo i risultati, quasi il 60% dei casi si è verificato su piattaforme di social media quali Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp, mentre il 14% dei casi è avvenuto nei giochi online, dove le caratteristiche, le funzioni e il design delle piattaforme sono stati utilizzati per sfruttare la fiducia degli utenti, come sottolinea il rapporto. In Montenegro, oltre l’80% dei casi segnalati ha coinvolto piattaforme di social media, mentre in Colombia queste erano collegate a più della metà dei casi.
Nei paesi oggetto dell’indagine, il 57% dei casi ha coinvolto una persona che il minorenne già conosceva, tra cui coetanei, partner sentimentali, amici e familiari, mettendo in discussione l’idea che gli abusi online siano perpetrati principalmente da estranei. Allo stesso tempo, il 38% dei minori ha incontrato per la prima volta l’autore dell’abuso online, con prove che dimostrano come gli abusi siano facilitati, ad esempio, da account falsi e dalle funzionalità di messaggistica privata.
Lo sfruttamento e gli abusi sessuali facilitati dalla tecnologia possono avere un impatto profondo sul benessere emotivo dei bambini, sul loro senso di sicurezza e sulla fiducia che ripongono negli altri. Le esperienze descritte dai bambini durante le interviste condotte nell’ambito della ricerca si sono spesso concentrate su paura, vergogna, confusione e isolamento, con molti di loro che faticavano a comprendere cosa fosse successo o dove cercare aiuto.
"Non sapevo come reagire... mi sentivo un po’ sotto shock", ha raccontato una giovane donna della Repubblica Dominicana, dopo che, all’età di 14 anni, alcune sue immagini private erano state diffuse senza il suo consenso. Un’altra partecipante alla ricerca, riflettendo su un’esperienza simile, ha affermato di essersi sentita "la persona più sfruttata, la più sporca, la peggiore".
Abusi online sui minori: oltre il 40% delle vittime non ne parla con nessuno.
Secondo l’analisi, i bambini vittime di sfruttamento facilitato dalla tecnologia erano quattro volte più inclini a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo, e riportavano livelli significativamente più elevati di ansia. In Messico o in Macedonia del Nord, ad esempio, il rischio di pensieri o comportamenti suicidi era più di otto volte superiore tra i bambini che avevano subìto abusi, mentre in Pakistan il rischio di autolesionismo era oltre sette volte superiore.
Oltre il 40% dei casi di abusi facilitati dalla tecnologia non è mai stato condiviso con nessuno, mentre meno dell’1% è stato segnalato alle autorità, quali la polizia, gli assistenti sociali o le linee di assistenza. A livello globale, il motivo più comune per cui i bambini sono rimasti in silenzio è stato il non sapere a chi rivolgersi o a chi raccontarlo. In alcuni paesi oggetto dell’indagine, i tassi di mancata segnalazione erano ancora più elevati, tra cui l’Armenia, dove più della metà dei casi non è mai stata condivisa con nessuno.
I risultati evidenziano l’urgente necessità di un intervento da parte dei Governi, delle aziende tecnologiche e delle altre parti interessate per proteggere meglio i bambini nell’era digitale. Il rapporto chiede un intervento urgente per:
- Rendere le piattaforme digitali più sicure fin dalla progettazione, con maggiori tutele della privacy per i minorenni, restrizioni sui contatti non richiesti da parte di adulti, sistemi di riferimento più sicuri e un miglioramento dei meccanismi di individuazione e segnalazione degli abusi.
- Rafforzare le leggi, la regolamentazione e la responsabilità, garantendo che i Governi dispongano degli strumenti e delle misure di applicazione necessarie per affrontare le forme di abuso in continua evoluzione, tra cui l’estorsione sessuale e il materiale pedopornografico generato dall’intelligenza artificiale.
- Creare sistemi di segnalazione e di sostegno di cui i minorenni possano fidarsi, compresi investimenti nella protezione dell’infanzia, nella sanità, nella giustizia e nei servizi sociali.
- Spostare l’onere della protezione dai bambini, assicurando che le famiglie, le scuole e le comunità reagiscano alle segnalazioni offrendo sostegno e aiutino i bambini a cercare assistenza in modo sicuro.
- Ridurre le vulnerabilità economiche di cui approfittano gli autori di abusi, rafforzando il sostegno alle famiglie e ampliando le opportunità di istruzione e occupazione per bambini e giovani.
- Affrontare le norme sociali e di genere che normalizzano la sessualizzazione delle ragazze e stigmatizzano le sopravvissute alla violenza sessuale.
"Tutti noi, compresi i Governi e le aziende tecnologiche, dobbiamo fare di più per proteggere i bambini online", ha affermato Russell.
Note
Per “sfruttamento e abuso sessuale dei minorenni facilitati dalla tecnologia” si intendono le modalità con cui le tecnologie e le piattaforme digitali vengono utilizzate per consentire o amplificare l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minorenni, sia in contesti online che di persona.
Il rapporto *Through Children's Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse* (Attraverso gli occhi dei bambini: come le tecnologie digitali favoriscono l’abuso sessuale sui minorenni) si basa su indagini rappresentative a livello nazionale condotte su circa 21.000 bambini e bambine di età compresa tra i 12 e i 17 anni che utilizzano Internet in 21 paesi, oltre che su interviste approfondite a 100 giovani che hanno subito abusi durante l’infanzia. Poiché il campione dell’indagine comprende solo bambini che utilizzano solo Internet, i risultati sono rappresentativi dei bambini che utilizzano Internet piuttosto che di tutti i bambini, in particolare nei paesi con una minore connettività a Internet. La ricerca è stata condotta dall’UNICEF nell’ambito del progetto “Disrupting Harm”, realizzato congiuntamente dall’UNICEF, da ECPAT International e dall’INTERPOL.
Il presente rapporto riunisce i dati emersi da due cicli di ricerca del progetto “Disrupting Harm” condotti in 21 paesi. La prima fase, con dati raccolti principalmente nel periodo 2020–2021, ha riguardato Cambogia, Etiopia, Indonesia, Kenya, Malesia, Mozambico, Namibia, Filippine, Tanzania, Thailandia, Uganda e Vietnam. La seconda fase, nel periodo 2024–2025, ha esteso la ricerca ad Armenia, Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Messico, Montenegro, Macedonia del Nord, Pakistan e Serbia.