Patrizio Rispo - In missione con l'UNICEF ad Haiti / 5

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25/10/2007

Una clinica di eccellenza in pieno "Kosovo"
Volontari della associazione FOSREF, partner dell'UNICEF Haiti nella prevenzione dell'HIV/AIDS tra i giovani

Volontari della associazione FOSREF, partner dell'UNICEF Haiti nella prevenzione dell'HIV/AIDS tra i giovani - ©UNICEF Haiti

Quarto giorno - Si fa presto a dire eroi e si rischia, abusando di questa parola, che se ne perda il significato.
 
Allora, lasciando da parte l'eroismo, diciamo che in questa missione ad Haiti ho incontrato gente che ha fatto scelte difficili, rinunciando alla tranquillità, alla carriera, probabilmente anche ai guadagni per restare in "prima linea" .
 
O per tornarvi, come ha fatto il dottor Jean Pape, direttore del "Centro GHESKIO" che, all'inizio degli anni '80, decide di lasciare il New York Presbyterian Hospital - l'ospedale della prestigiosissima Cornell University - per occuparsi della sua gente.
 
Erano anni, quelli, in cui l'HIV/AIDS cominciava a diffondersi così come si diffondeva la credenza che gli haitiani fossero il popolo più contagiato del mondo.
 
Tutto nasceva anche perché sulle coste della Florida arrivavano i boat people carichi di gente che sfuggiva alla miseria e alla dittatura di "Baby Doc" [Jean-Claude Duvalier, a capo di Haiti dal 1971 al 1986] e, come tutti quelli che arrivano spinti dalla disperazione, galleggiando su gusci di noce in balia delle onde, non venivano certo accolti a braccia aperte.

Allora il dottor Pape fa il percorso inverso a tanti suoi connazionali disperati e decide di mettere la sua grande esperienza al servizio del suo paese. Nasce così la clinica "GHESKIO" (Groupe Haitien d'Etudes di Sarcome de Karposi et des Infections Opportunistes), il secondo centro di ricerca, dopo quello di Atlanta (USA), a occuparsi del virus dell'HIV.

E anche qui c'è da sorprendersi, perché tutto mi sarei aspettato tranne che trovare a Port-au-Prince, di fronte alla baraccopoli "Kosovo" (così battezzata quando infuriava il conflitto al di là dell'Adriatico), un eccellente esempio di collaborazione in campo sanitario tra pubblico e privato, cooperazione internazionale e umanitario. Anche l'UNICEF fa parte del consesso di donatori.

Qui si fa ricerca, ovviamente, cura e formazione. I malati di AIDS sono curati gratuitamente con i farmaci anti-retrovirali che costano 750 dollari USA a paziente l'anno.
 
Fino a qualche anno fa, il costo della cura era esorbitante per la maggioranza degli ammalati. Si arrivava a 1.200 dollari a paziente per anno. Una cifra folle, se si pensa a quanto poveri siano questo paese e la sua gente.

Prestare ascolto, primo passo per aiutare le pazienti

Haiti, reparto pediatrico di un ospedale

 Haiti, reparto pediatrico di un ospedale - ©UNICEF Haiti/2007

Facciamo il giro della clinica accompagnati dalla dottoressa Marie Marcelle Deschamps che ci fa conoscere tutti quelli che lavorano con lei, introducendoci nelle varie sale di attesa, quelle dove le donne (e poi gli uomini che si convincono a farlo) si sottopongono al test per vedere se sono sieropositive o no, quella dove si aspetta per essere visitate se si è in terapia, quella dove si ricevono consigli e sostegno psicologico.  

C'è poi tutta la sezione pediatrica e quella dei laboratori di biologia molecolare. Per evitare dispersioni, il test è quello rapido; i risultati vengono comunicati entro 30 minuti dal prelievo,  e la paziente può decidere se seguire il protocollo di cure.

E poi c'è la parte finanziata dall'UNICEF, pensata per gli adolescenti, perché la prevenzione rimane l'unica arma per combattere l'HIV/AIDS in attesa che si scopra un vaccino.
 
E questa strategia prevede luoghi adatti, "amici" dei più giovani, dove i medici siano in grado di creare fiducia, rispetto e ascolto.

Come rispetto e ascolto viene dato alle donne vittime di stupri, spesso avvenuti all'interno delle mura domestiche. A queste donne - però - non vengono lenite solo le ferite del corpo ma viene anche data loro la già citata possibilità di una vita diversa.

È la nostra dottoressa Deschamps a raccontarlo: «Spesso chi stupra è lo stesso marito. E allora noi offriamo lo strumento per emanciparsi da questa violenza, attraverso programmi di microcredito che consentiranno alla donna di guadagnare da vivere. A questo punto nulla rimane invariato: o l'uomo cambia atteggiamento o viene sbattuto fuori casa.»

Fotogrammi di dolore

Un neonato accanto alla mamma, su un letto di ospedale

Un neonato accanto alla mamma, su un letto di ospedale - ©UNICEF Haiti/2007

È un luogo di dolore e di speranza, questo Centro GHESKIO: aperto a tutti, dove non ci sono catene, né lucchetti né guardie armate a protezione delle apparecchiature dei laboratori di ricerca.

«In tanti anni non ci hanno mai rubato neanche una penna» afferma con orgoglio il professor Pape. «La nostra gente è buona", aggiunge.

L'immagine di Cesar, un bambino di forse 3 anni che aspetta silenzioso e serio la zia che esce da una visita dall'ospedale, difficilmente mi abbandonerà.
 
Ha perso entrambi i genitori, che sono stati ammazzati davanti a lui, ci dice bruscamente la zia, senza preoccuparsi di farglielo sentire.
 
Cesar ci guarda,ma il suo sguardo ci attraversa e neanche quando cerco di farlo sorridere o Ilenia gli offre delle caramelle riusciamo a distoglierlo dalla sua sofferenza.

E mentre torniamo in albergo, ripercorrendo la stessa strada che sale, aprendo la visuale alle baraccopoli affossate nella vallata che la pioggia torrenziale è solita spazzare via, penso...

Il diario di viaggio - VI parte

25/10/2007

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