Per chi l'abbiamo creata? Prima di rispondere ai bambini, l'intelligenza artificiale dovrebbe ascoltarli
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Che sia per fare i compiti, per guardare contenuti di intrattenimento o per chiedere consigli personali, l’intelligenza artificiale è già parte della quotidianità di milioni di ragazze e ragazzi.
Secondo una recente ricerca dell’UNICEF, nei dieci Paesi analizzati (Armenia, Brasile, Colombia, Giordania, Macedonia del Nord, Messico, Montenegro, Pakistan, Repubblica Dominicana e Serbia) tra il 18% e il 50% delle persone di minore età ha utilizzato l’AI almeno una volta, per un totale stimato di oltre 20 milioni di bambine, bambini e adolescenti. Tra gli utilizzi più frequenti emergono il supporto ai compiti e la ricerca di informazioni: nei tre paesi con l’utilizzo più alto per attività scolastiche, il 76% delle e dei giovani dichiara di ricorrervi come supporto all’apprendimento.
Se da un lato l’adozione dell’AI è in rapida crescita, dall’altra emerge un divario globale. In Europa circa 7 ragazzi su 10 utilizzano forme di intelligenza artificiale generativa, mentre negli Stati Uniti il 95% delle e degli adolescenti tra 13 e 17 anni conosce i chatbot basati sulla AI e, nel 64% dei casi, li ha già utilizzati.
Come vivono i ragazzi questa trasformazione? Quali opportunità vedono nell'IA? E quali rischi percepiscono?
L’UNICEF ha raccolto le loro testimonianze in un video, per esplorare gli usi quotidiani ma anche le aspettative future, perché bambine, bambini e adolescenti non sono solo utenti delle tecnologie digitali, ma portano nell’ambiente digitale diritti, esperienze e competenze che devono essere riconosciuti e valorizzati.
La partecipazione dei più giovani dovrebbe essere garantita lungo tutto il ciclo di vita dei sistemi di intelligenza artificiale: dalla progettazione allo sviluppo, dalla sperimentazione alla valutazione degli impatti.
In un momento in cui l'adozione dell'AI cresce più rapidamente della capacità di comprenderne e governarne gli effetti, ascoltare le voci delle nuove generazioni è fondamentale per sviluppare tecnologie più sicure, inclusive e rispettose dei diritti.
Integrare la prospettiva dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza significa infatti rafforzare la tutela dei diritti umani nel loro insieme: progettare tecnologie che mettano al centro i bisogni, la sicurezza, la dignità e la partecipazione di bambine, bambini e adolescenti contribuisce a costruire strumenti migliori per tutta la società.