Protetti solo sulla carta? Le carenze nella tutela dei minori richiedenti asilo in Nord Europa

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19/03/2018

20 marzo 2018 – Nonostante svolgano un ruolo guida a livello mondiale in tema dei diritti dell'infanzia, i paesi del Nord Europa non riescono ad assicurare piena protezione e servizi ai minorenni richiedenti asilo.

Il rapporto "Protected on Paper? An analysis of Nordic country responses to asylum-seeking children" (Protetti sulla carta? Un’analisi della risposta dei paesi nordici ai bambini richiedenti asilo), realizzato dall'Istituto di Ricerca Innocenti dell’UNICEF, fornisce un resoconto sugli standard procedurali e legali per i minori migranti e rifugiati e sulla loro effettiva applicazione in Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.

Protected on Paper?” evidenzia come in tutti e cinque gli Stati scandinavi vi sia una chiara tendenza a dare precedenza alle leggi in materia migratoria rispetto agli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Benché sussistano misure legali e procedurali ampiamente adeguate, le carenze nella loro attuazione al pari delle rilevanti lacune nei servizi di protezione, assistenza sanitaria e istruzione - espongono numerosi bambini e ragazzi a rischi significativi nel processo di richiesta di asilo.

«Tutti i paesi nordici esaminati in questo rapporto hanno un’ottima e meritata reputazione per quanto riguarda la protezione dei diritti dell'infanzia. Tuttavia, la nostra ricerca rivela che in questi cinque Stati vi sono sfide significative per l’assistenza e la cura dei minorenni richiedenti asilo» sintetizza Sarah Cook, Direttrice dell’Istituto di ricerca Innocenti dell’UNICEF, con sede a Firenze.

«Questo deve ricordarci che la comunità internazionale deve prendere seriamente l'impegno di proteggere i diritti di tutti i bambini, a prescindere dal loro status di migranti, richiedenti asilo o rifugiati.»

 

Le carenze del sistema 

Lo studio, commissionato dai Comitati Nazionali per l'UNICEF dei cinque Stati scandinavi, si basa su una scrupolosa analisi giuridica, sulla verifica delle applicazioni pratiche degli standard procedurali – che include tanto le lacune quanto le buone pratiche – e su interviste con i principali esperti di diritti dell'infanzia e di migrazioni nei rispettivi Stati.

Il rapporto fornisce anche raccomandazioni dettagliate su come le tutele procedurali dovrebbero essere migliorate, al fine di rispettare pienamente gli standard previsti dal diritto internazionale.

In molti casi, i responsabili dei servizi per l'immigrazione - che non sono specialisti nella protezione dell'infanzia - hanno il compito di prendere decisioni cruciali e di coordinare misure urgenti di assistenza riguardanti bambini e ragazzi stranieri.

Come conseguenza, non sempre essi applicano a tutti i minorenni richiedenti asilo un'adeguata e uniforme valutazione di quale sia il loro superiore interesse, che è uno dei principi fondamentali della Convenzione sui diritti dell'infanzia. 

Un ulteriore problema comunemente identificato dall'indagine è la tendenza allo scarso coordinamento e a una carente comunicazione e applicazione delle norme e dei principi nazionali da parte dei fornitori locali di servizi.
 
La tutela legale è un meccanismo basilare di protezione per i minorenni stranieri non accompagnati o separati dalla famiglia. Tuttavia, in alcuni casi sussiste una barriera tra il sistema di gestione dei tutori legali e i servizi per l'immigrazione.
 
Le organizzazioni che si occupano di protezione dell'infanzia dovrebbero guidare la definizione di procedure chiare per la selezione, formazione, supervisione e il sostegno dei tutori.
 
«Questi bambini, che stanno chiedendo asilo nei paesi nordici, non possono essere lasciati in una sorta di limbo» sottolinea Bina D’Costa, specialista nella ricerca sulle migrazioni presso l'Istituto UNICEF degli Innocenti.
 
«La mancanza di coordinamento, una comunicazione insufficiente o la scarsa trasparenza su dove e come accedere ai servizi essenziali non deve impedire a questi bambini e ragazzi di ricevere l’assistenza urgente e tempestiva alla quale hanno diritto, come qualsiasi altro bambino.»

I dati dell'accoglienza in Scandinavia

Nel 2015 Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia avevano accolto complessivamente 45.765 minori non accompagnati, oltre metà del totale UE (88.265). La Svezia era stata di gran lunga il paese di maggiore attrazione con 35.250 arrivi, pari al 40% di tutti quelli registrati nell’UE, seguita da Norvegia (5.050), Finlandia (3.045) e Danimarca (2.125).

Nel 2016 la quota delle richieste di asilo da parte di minorenni stranieri non accompagnati nella regione scandinava è drasticamente calata, passando a 14.975 - pari a meno del 5% del totale UE. Anche in quell'anno la Svezia è rimasta al primo posto nella graduatoria delle richieste con 9.385 casi, seguita da Danimarca (2.390), Finlandia (1.705), Norvegia (1.225) e Islanda (270).
 
Nel 2017 le richieste di asilo da parte di minorenni nei 5 Stati nordici sono ulteriormente diminuite, passando a 10.875 (meno del 7% del totale UE, a sua volta calato ancora più sensibilmente a 160.000 richieste). La Svezia si è confermata la nazione più ambita con 7.350 casi, seguita da Finlandia (1.225), Danimarca (1.095), Norvegia (1.055) e Islanda (150). 
 
Secondo un’indagine del Garante per l’Infanzia della Svezia, 1.736 bambini registrati nel paese sono diventati irreperibili tra il gennaio 2014 e l'ottobre 2017. A oggi, per 1.456 di essi non si ha tuttora traccia.
 

Dall'ascolto al sostegno psicologico

Mentre i paesi nordici possiedono dei meccanismi consolidati per permettere ai bambini che le loro opinioni siano prese in considerazione su questioni che li interessano, ai bambini richiedenti asilo vengono date solo opportunità sporadiche e inconsistenti di far sentire la loro voce.
 
Ciò ha profonde implicazioni sui diritti dei bambini, in particolare per la valutazione dell’età, per la determinazione del loro superiore interesse, per la loro tutela e nel corso del procedimento di richiesta di asilo.
 
I bambini richiedenti asilo possono avere in generale accesso a cure mediche di base, ma la reale portata dei servizi di assistenza sanitaria disponibili alle famiglie variano ampiamente fra stati e municipalità.
 
Ne risulta che i diritti non sono sempre chiari né ai pazienti né ai medici. In queste circostanze, il crescente fenomeno di problemi di salute mentale fra i bambini soggetti a lunghi periodi di incertezza sul loro status legale, è una questione di primaria importanza.
 
Nei flussi migratori misti dopo il 2015 un numero significativo di minorenni è stato esposto a traumi fisici e psicologici. Secondo uno studio del 2017 in Svezia, l’84% delle operatrici sanitarie a scuola ha riscontrato che i problemi di salute mentali tra i bambini richiedenti asilo rappresentano i più rilevanti problemi di salute. 
 
La maggior parte dei sistemi scolastici degli stati nordici sta affrontando l’arrivo di bambini rifugiati dal 2015, ma le barriere legali e amministrative spesso causano un’attesa troppo lunga prima di entrare nel sistema scolastico statale e nei programmi di apprendimento precoce.
 
Ci sono rapporti di bambini richiedenti asilo detenuti, per brevi periodi, anche se le leggi nazionali proibiscono la detenzione di qualsiasi persona sotto i 18 anni, in linea con la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
 
In alcuni casi, i bambini richiedenti asilo sono stati costretti a ritornare nel loro paese insieme alle loro famiglie e i bambini non accompagnati o separati sono stati espulsi appena hanno compiuto 18 anni.
 
Protected on paper?” fornisce raccomandazioni dettagliate per le procedure e le politiche, sia generali che specifiche per i paesi, che puntano a far sì che i paesi esaminati nel rapporto soddisfino in pieno la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, come chiesto dall’Agenda d’azione dell’UNICEF e dalla Roadmap del 2017 per i bambini non accompagnati e separati in Europa, sviluppata dall’UNICEF, dall’UNHCR e dall’IRC.
 
Raccomandazioni per tutti i paesi nordici:
  1. Riaffermare la priorità della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sulle leggi migratorie/d’asilo, e impegnarsi esplicitamente ad applicare le stesse regole e standard utilizzati per tutti gli altri bambini ai richiedenti asilo, per l’intero periodo di permanenza nel paese;
  2.  Assicurare che le leggi, le politiche e le pratiche stabiliscano la presa in carico di tutti i bambini richiedenti asilo verso le autorità per la protezione dell’infanzia, immediatamente al loro arrivo, e che questo orientamento diventi un elemento integrale del processo di registrazione;
  3.  Rimuovere tutte le barriere che i bambini richiedenti asilo incontrano per una rapida iscrizione e una piena inclusione alle scuole ordinarie e ai programmi di apprendimento precoce;
  4.  Assicurare che l’accesso a un’assistenza sanitaria equa, fra cui all’assistenza psicologica, per tutti i bambini richiedenti asilo, serva a integrare i richiedenti asilo nel sistema sanitario nazionale ordinario, nei paesi in cui necessario;
  5. In tutti i servizi e le strutture per la protezione dell’infanzia, eliminare ogni requisito di residenza per gli utenti dei servizi, per assicurare che siano accessibili a donne e bambini richiedenti asilo quando necessario;
  6. Rivedere i servizi per la tutela legale e stabilire un codice di buone pratiche per assicurare che sia la tutela sia la rappresentazione legale siano disponibili per ogni bambino richiedente asilo immediatamente al suo arrivo.
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19/03/2018

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