R.D. Congo, oltre 1.900 bambini rimasti orfani o separati dalle loro famiglie a causa dell’Ebola nella parte orientale del paese

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06/10/2026

Secondo l’UNICEF, da quando a maggio è stata dichiarata l’epidemia, più di 1.900 bambini hanno perso o sono stati separati da uno o entrambi i genitori o da chi se ne prendeva cura a causa dell’Ebola in tutta la parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC).

Di questi bambini, al 28 settembre ne sono stati identificati 1.581 nell’Ituri e altri 322 nel Kivu del Nord. Le cifre effettive sono probabilmente più elevate, poiché riflettono solo le località in cui l’UNICEF collabora con la Divisione Provinciale degli Affari Sociali (DIVAS).

“Per i bambini, l’Ebola può innescare una rapida catena di conseguenze negative”, ha affermato Lucia Elmi, Direttrice delle Operazioni di Emergenza dell’UNICEF, al termine di una missione all’epicentro dell’epidemia a Bunia. “Un genitore si ammala e un bambino può essere esposto al contagio. Quel genitore viene poi ricoverato in ospedale o muore, e il bambino rimane senza la persona da cui dipende, mentre la paura del contagio e lo stigma impediscono a parenti e vicini di intervenire”.

Sono stati individuati altri 214 bambini che vivono e lavorano per strada a Bunia e che necessitano di protezione. Senza una figura di riferimento, questi bambini sono a rischio di contagio, hanno minori probabilità di essere individuati tramite il tracciamento dei contatti o di ricevere assistenza se si ammalano, e sono esposti a maggiore rischio di sfruttamento e violenza.

Ebola, cresce l’impatto sui bambini

Anche i bambini sono colpiti in modo sproporzionato dall’epidemia. Al 29 settembre, secondo un’analisi dell’UNICEF sui dati del Ministero della Salute in cui era registrata l’età, almeno 2.076 bambini erano risultati positivi all’Ebola e almeno 1.162 erano deceduti. I bambini rappresentano oltre un quarto dei casi confermati e circa un terzo dei decessi. I più piccoli sono esposti a pericoli maggiori, poiché sette bambini su dieci di età inferiore ai cinque anni con Ebola confermato sono deceduti – una percentuale in aumento rispetto ai sei su dieci di poche settimane fa. Molti di questi bambini muoiono prima di poter ricevere cure.

“A Bunia ho incontrato Lina*, una bambina di sette mesi sopravvissuta all’Ebola dopo aver perso la madre a causa della malattia”, ha raccontato Elmi. “La sua storia ci ricorda con forza che curare un bambino colpito da Ebola non è sufficiente. Gli asili nido devono essere una componente standard di ogni Centro di Cura per l’Ebola: proteggono i bambini e danno ai genitori la fiducia necessaria per cercare cure, sapendo che i loro piccoli sono al sicuro e a portata di mano”.

A livello nazionale, al 29 settembre sono stati confermati complessivamente oltre 8.224 casi e 3.982 decessi in sette province. L’Ituri rimane la provincia con il maggior numero di casi, mentre si registrano ancora casi nel Kivu Nord.

Già prima di questa epidemia, i bambini della Repubblica Democratica del Congo orientale stavano vivendo una delle crisi umanitarie più lunghe al mondo. Il virus si sta diffondendo in province che ospitano circa 4,4 milioni di sfollati interni, dove i conflitti, gli sfollamenti e la sfiducia rendono più difficile la diagnosi precoce.

Ebola, più protezione e cure per i bambini

L’UNICEF sostiene 12 asili nido situati nei pressi dei Centri di Cura per l’Ebola nell’Ituri, nel Kivu Nord e nel Kivu Sud. Questi centri offrono assistenza sicura e a misura di bambino ai più piccoli che sono stati esposti all’Ebola, che sono non accompagnati o i cui tutori sono in cura. Consentono inoltre un attento monitoraggio dei sintomi e un rapido trasferimento alle cure pediatriche all’interno di un centro di cura.

Ad oggi, in collaborazione con DIVAS, l’UNICEF ha fornito assistenza personalizzata ai bambini colpiti dall’epidemia, comprese attività di ricerca delle famiglie, ricongiungimento familiare e soluzioni di accoglienza alternative. I servizi sostenuti dall’UNICEF hanno raggiunto 90.600 persone attraverso sessioni di psicoeducazione, mentre oltre 15.900 familiari hanno ricevuto sostegno psicosociale a domicilio.

L’UNICEF invita il Governo, i donatori e i partner a:

  • Garantire con urgenza un asilo nido per ogni Centro di Cura per l’Ebola;
  • Fornire assistenza clinica pediatrica di alta qualità all’interno dei Centri di Cura per l’Ebola;
  • Impiegare un maggior numero di assistenti sociali e di operatori psicosociali nelle zone sanitarie più colpite;
  • Mobilitare risorse per gli asili nido, la gestione dei casi, il ricongiungimento familiare, il sostegno alle famiglie affidatarie e allargate e il ritorno a scuola dei bambini.


L’UNICEF sta cercando di raccogliere 150,8 milioni di dollari USA per la sua risposta all’epidemia di Ebola. La sola risposta nella Repubblica Democratica del Congo richiede 113,4 milioni di dollari USA, di cui finora ne sono stati raccolti solo 40,1 milioni. Colmare questo divario è fondamentale per rafforzare la risposta nella Repubblica Democratica del Congo e ridurre il rischio di un’ulteriore diffusione oltre i confini nazionali, garantendo al contempo la preparazione e la prontezza operativa in 11 paesi confinanti.

Per saperne di più:  Bambini in Fuga, l’Appello di emergenza nella RD Congo e la risposta dell’UNICEF all’epidemia di Ebola

06/10/2026

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