Remon, partito a 14 anni dall’Egitto, trova un porto sicuro in una famiglia d’affido

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13/05/2026

A 14 anni, Remon lascia l’Egitto di nascosto, senza salutare i suoi genitori. Scappa per salvarsi la vita e realizzare i suoi sogni.
Oggi, quella fuga lo ha portato a trovare una nuova famiglia.

"La mia vita nel mio paese di origine, l’Egitto, era la vita di un ragazzino abbastanza felice e spensierato che viveva insieme ai suoi genitori e a suo fratello più piccolo di lui di un anno" racconta. "Vivevamo in un pian terreno: due camere e un bagno aperto sulla cucina. Una casa modesta, ma riuscivamo ad arrivare a fine mese. [...] Mi manca quella vita spensierata di quel bambino felice.

Finché non è arrivata la Primavera Araba. Quella guerra civile che purtroppo ha toccato l’Egitto, come tantissimi altri paesi del Medio Oriente, e che ha portato a un crollo della nostra libertà e della nostra spensieratezza. Ha portato anche alle persecuzioni nei confronti dei cristiani. Mia cugina ha perso la vita in un attentato in una chiesa semplicemente perché stava festeggiando il Capodanno insieme ai suoi amici".

"Non volevo fare la sua stessa fine. Volevo vivere da uomo libero, realizzare i miei sogni"

Guarda la storia di Remon raccontata dalla sua voce

Un addio, non solo un arrivederci

Ho deciso di andarmene, di lasciare casa senza dire nulla ai miei genitori. Temevo che mio padre non mi avrebbe fatto partire, non mi avrebbe fatto lasciare casa. E quindi gliel’ho nascosto, a malincuore. Se potessi tornare indietro nel tempo, lo saluterei e lo abbraccerei, sia lui che mamma. 

E magari spenderei qualche minuto in più per dirgli quelle ultime parole: “Non ti preoccupare, andrà tutto bene e arriverò sano e salvo”.

Perché non mi aspettavo che quell’andarmene di casa sarebbe stato un addio piuttosto che un arrivederci.

Lascio casa. Mio fratello mi dà una piccola foto tessera e mi dice: “Ogni qualvolta sentirai il bisogno di parlare con qualcuno, guarda quella fotografia e pensa a me. Così mi sentirai più vicino”.

Un viaggio disumano

Gli scafisti mi mettono sopra questa barca, eravamo circa 180 persone tra siriani ed egiziani. Eravamo circa 180 persone su quella barca. Mi hanno messo nella stiva, accanto al motore. Lo sentivo, e sentivo la puzza di benzina. Ero seduto attorno a questo motore insieme ad altri otto o dieci ragazzini. Occupavamo meno spazio.

Ognuno di noi vomitava addosso all’altro. Gli scafisti ci davano da mangiare in questa ciotola d’alluminio che si usa per i cani. Dentro c’era del riso bianco cotto nell’acqua del mare.

Ci davano da bere acqua mescolata con la benzina dentro il tappo della bottiglia. Mettevano la benzina nell’acqua per farci venire nausea e non farci sentire ancora sete.[...]

Ho chiesto allo scafista quando saremmo arrivati. Sono passati 7 giorni. E per fortuna siamo arrivati, perché la barca era bucata e rischiava continuamente di affondare. Continuava ad andare sempre più giù per il peso delle persone.

Nessuno mi ha chiesto come stavo e io non l’avrei mai chiesto agli altri miei compagni di viaggio. Perché quel “come stai?” poteva ferire. La risposta non poteva mai essere: “Sto bene”.

Remon, oggi 26enne, racconta del suo viaggio in mare a soli 14 anni

Arrivare vivi. Conoscere l'amore gratuito

Arriviamo sulle coste siciliane. Quando metto piede sulle coste italiane, a Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa, la prima sensazione che provo è il mal di mare.

Mi girava tutto il mondo attorno. Era una sensazione strana, ma allo stesso tempo ero felice.

Ero felice perché ero sopravvissuto. Dicevo: “Sono vivo. La prima cosa che devo fare è chiamare mia madre e dirle: mamma, ce l’ho fatta. Mamma, sono vivo”. 

Poi è cambiato tutto. Ho conosciuto l’amore gratuito. Quello di chi è in grado di darti il mondo senza pretendere nulla in cambio. L’amore di due persone che si chiamano Marilena e Carmelo.

Sono due italiani. Un padre e una madre che hanno sempre desiderato adottare un bambino o una bambina italiana, ma non ci sono mai riusciti perché la burocrazia delle adozioni è troppo lunga e complicata

Il destino ha voluto che quel ragazzino che sognavano per sentirsi genitori fossi io. Un ragazzo di 14 anni, di un’altra nazionalità e di un’altra cultura. Spesso mi dicono che sembro loro figlio. Non lo sono di sangue, ma questo non conta.

Remon parla dell'amore incondizionato ricevuto dai genitori affidatari

L'incontro con la sua famiglia siciliana

Ricordo che arriva da me questa tutor, una volontaria, e mi dice: “Remon, vuoi andare in comunità insieme agli altri ragazzi del centro oppure vuoi andare in una famiglia?”

Qualche giorno dopo arriva Marilena. Andiamo in questa villetta che pensavo sarebbe stata casa mia. In realtà era la villa di mia nonna in Sicilia. C’erano tutti i miei zii e i miei cugini.

Avevano preparato il pranzo domenicale pieno di cibo, come fanno tutte le nonne siciliane. [...]  Poi la sera torniamo ad Augusta. Ricordo che, oltre ad aver mangiato la pizza per la prima volta, Marilena mi fece vedere quella che sarebbe stata la mia stanza.  Era la prima volta nella mia vita che vedevo una stanza tutta per me. C’era anche un piccolo armadio, anche se vuoto, perché non avevo nulla. 

Ricordo che la prima notte Marilena, in maniera molto spontanea, passò da me mentre ero a letto e mi diede il bacio della buonanotte.

Un bacio che per me ha significato tutta la sua voglia di donarmi amore.
Tutto il mondo che voleva regalarmi. E mi chiamava per nome".

Ho questo ricordo impresso dentro di me: mi sono sentito accolto e voluto bene. Anche se non ero di casa, anche tra sconosciuti che parlavano un’altra lingua.

Remon, di ritorno dal primo pranzo di famiglia

Oltre le statistiche migratorie

La storia di Remon è una di quelle presentate dall'UNICEF nella mostra multimediale "In viaggio da te" (Roma, gennaio 2026).  Una storia che si intreccia con quella di Marilena e Carmelo, impegnati da anni in un percorso di accoglienza in famiglia inizialmente complicato, e approdati poi con Remon nell'esperienza dell'affido. 

Grazie al loro amore, Remon cessa di essere un numero nelle statistiche migratorie e diventa, finalmente, il membro di una vera famiglia. Oggi ha 26 anni ed è mediatore interculturale e attivista per l'inclusione sociale. In Italia ha conseguito un diploma e due lauree.

13/05/2026

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