UNICEF e CNEL: bambini in carcere con le madri, verso un sistema di tutela integrato
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Si è svolta oggi presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, a Villa Lubin, una giornata di lavoro promossa dall’UNICEF Italia e dal CNEL dedicata alla condizione delle bambine e dei bambini che vivono in carcere con le loro madri, uno dei temi più sensibili nell’ambito della tutela dei diritti dell’infanzia.
Secondo gli ultimi dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (aprile 2026), sono 20 le madri detenute con 24 bambini al seguito negli istituti penitenziari italiani.
L’evento precede la Giornata internazionale della famiglia, che si celebra il 15 maggio 2026, e ha l’intento di porre l’attenzione sull’importanza delle relazioni familiari e sulla protezione dei diritti dei bambini e delle bambine che si trovano in condizioni di particolare fragilità.
“Trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e inclusione. È questa la chiave di volta – ha affermato il presidente del CNEL Renato Brunetta – per dare reale attuazione all’articolo 27 della Costituzione, che assegna alla pena una funzione rieducativa e impone il rispetto della dignità della persona. Un’indicazione chiara, una rotta da seguire, su cui abbiamo incardinato il programma ‘Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere’, realizzato dal CNEL in collaborazione con il Ministero della Giustizia. Il bilanciamento tra sicurezza e inclusione è tanto più importante laddove si voglia affrontare uno degli ambiti più complessi e delicati del sistema carcerario, quello dei bambini che vivono in carcere con le loro madri. Bambini a cui occorre garantire i diritti dell’infanzia, condizioni di crescita adeguate, uno sviluppo psicologico quanto più possibile armonioso e sereno. È allora fondamentale la capacità di attivare percorsi mirati di inclusione e reinserimento socio-lavorativo per le madri. In quest’ottica, vi sono alcune buone pratiche di attuazione sperimentale delle case famiglia protette, fondate su modelli di collaborazione interistituzionale e sul contributo di soggetti privati e del Terzo Settore. Il nostro obiettivo è far sì che questi casi esemplari siano valorizzati e messi a sistema”.
“I bambini in carcere non hanno commesso alcun reato, ma ne subiscono le conseguenze ogni giorno. Il principio dell’interesse superiore del minorenne – sancito dalla Convenzione ONU e riconosciuto dall’ordinamento italiano – impone obblighi precisi allo Stato. Come UNICEF Italia ribadiamo la necessità di un approccio integrato di tutela, che coinvolga giustizia, welfare, sanità e terzo settore, e che privilegi misure alternative alla detenzione, ponendo al centro il benessere e lo sviluppo di bambine e bambini, senza alcuna discriminazione. Non è più accettabile che esistano soltanto due Case-famiglia protette in tutto il Paese”, ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia. “Occorre eliminare il vincolo finanziario previsto dalla legge n. 62 del 2011 e prevedere un finanziamento strutturale stabile per la realizzazione e il funzionamento delle Case-famiglia protette. È una scelta politica che non può più essere rinviata. Il grado di civiltà giuridica di un ordinamento si misura anche dal coraggio di applicare fino in fondo le proprie leggi e i propri principi”.
Crescere in carcere: focus su diritti e alternative alla detenzione
Dopo i saluti istituzionali del Presidente del CNEL Renato Brunetta e del Presidente di UNICEF Italia Nicola Graziano, i lavori si sono articolati in tre sessioni tematiche:
- l’attuale quadro normativo e la tutela superiore del minorenne, con interventi di magistrati ed esperti del diritto minorile;
- crescere in carcere: l’impatto sullo sviluppo psicofisico dei bambini e delle bambine, con contributi di medici, psicologi e pedagogisti;
- oltre il carcere: esperienze alternative alla detenzione, che presenterà le esperienze delle Case-famiglia protette attive a Roma e Milano e le prospettive di estensione sul territorio nazionale.
La giornata è stata moderata dalla consigliera CNEL Enrica Morlicchio e si è conclusa con gli interventi del consigliere Emilio Minunzio, coordinatore del Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale, istituito presso il CNEL, e di Laura Baldassarre, responsabile Advocacy istituzionale UNICEF Italia.
L’iniziativa, organizzata nell’ambito del Protocollo d’intesa CNEL–UNICEF Italia siglato nel dicembre 2023, è stata un’occasione di confronto tra istituzioni, magistratura, mondo accademico e società civile per delineare un sistema di tutela integrato, capace di garantire ai minorenni coinvolti il pieno rispetto del loro diritto a crescere in un ambiente adeguato e sicuro.
L’UNICEF Italia sul tema sta realizzando un cortometraggio patrocinato dal Ministero della Giustizia con richiesta di finanziamento alla Regione Campania, che sarà lanciato nei prossimi mesi.
Il Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale, costituito al CNEL, ha il fine di promuovere la cooperazione interistituzionale e concorrere, attraverso il coinvolgimento sistematico delle parti sociali, delle forze economiche e delle organizzazioni del Terzo settore, alla realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi per il reinserimento socio-lavorativo e l’inclusione delle persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria limitativi o privativi della libertà personale. L’attività del Segretariato, in particolar modo, si svolge nel quadro del programma “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere”, promosso e realizzato dal CNEL d’intesa con il Ministero della Giustizia.