"Vite sospese": ragazzi come ombre, nel cuore della capitale

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19/11/2017

20 novembre 2017- In occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia, l’UNICEF presenta “Vite sospese",  video-inchiesta realizzata da Floriana Bulfon e diretta da Ivan Corbucci -  che racconta storie di ragazzi e ragazze italiani e di origine straniera accomunati da situazioni di estrema marginalità.

Le storie, infatti, raccontano di minorenni che vivono di espedienti e rifugi di fortuna nelle strade di Roma.

Questi ragazzi e ragazze si muovono come ombre in zone centrali e trafficate della città, situazioni macroscopiche che però nella frenesia della vita quotidiana rischiano di diventare invisibili

La storia di Anna, 17 anni, romana e sullo sfondo quelle di altri minorenni italiani e di origine straniera, restituiscono un quadro di estrema marginalità: alcuni a causa di situazioni familiari complicate si sono trovati senza una rete di protezione, altri hanno lasciato il proprio paese di origine in cerca di migliori opportunità che però non hanno trovato.

Il ruolo dell’UNICEF in questo senso è promuovere politiche e interventi concertati tra tutte le istituzioni competenti che riescano ad avere un impatto positivo anche sulle vite dei più vulnerabili tra i vulnerabili.

 
Adolescenti accolti nelle interiora di Roma. Nascosti nelle pieghe del suo intestino, alla ricerca di un posto dove salvarsi. Incistati tra le mura sbrecciate di case bucate, abbandonati come gli edifici in costruzione dove dormono vestiti, arrotolati nelle coperte. In tre su un materasso, due distesi e uno di traverso. 
 
Esistenze eclissate, da condividere con i topi. In fuga da famiglie che non ci sono, assistenze pubbliche che non assistono, carenze di personale, controlli che latitano, centri che dovrebbero accoglierli e li considerano come cambiali da riscuotere. Uno entra, un altro esce. Italiani e migranti, integrati nella disperazione.
 
«La strada m’ha imparato che pure se sto da sola non sto sola» a parlare è Anna. È romana, ha diciassette anni e il pancione. Aspetta una bimba, è al settimo mese.
 
Per più di tre anni è stata per strada, non ha conseguito nemmeno la terza media, ma ha imparato l'arabo. La sua unica paura, che porrebbe fine alla sua unica speranza, è che le venga tolta la bambina che porta in grembo.



19/11/2017

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