Voices of youth: gli adolescenti al tempo del Coronavirus.

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30/03/2020

A causa dell’epidemia Covid -19, sono state chiuse le scuole e le università in 156 stati, provocando l’interruzione dell’istruzione per oltre l’80% degli studenti del mondo. Non è mai successo che tanti bambini e ragazzi siano stati costretti ad abbandonare la scuola nello stesso momento.
In una situazione come questa è normale sentirsi tristi, preoccupati, confusi, spaventati o arrabbiati.
 
Virginia e Francesco sono due giovani volontari di Younicef, il gruppo giovani di UNICEF Italia. Abbiamo chiesto di raccontarci com’è cambiata la loro quotidinità e come riescono a rimanere positivi nonostante questo periodo di incertezze.

Virginia, 17 anni di Jesi

Da tre settimane ormai seguire le lezioni su Zoom, sentire gli amici via Skype, fare esercizio su un tappetino in camera mia, non poter varcare il cancello del mio giardino, è diventata la normalità, per me e per tutti i miei coetanei.
 
Un esercizio d’adattamento e una prova di resilienza non indifferente. Abbiamo dovuto modificare la nostra relazione con il mondo e con noi stessi, ritrovandoci fisicamente distanti dagli altri, ma forse più che mai empaticamente connessi.
 
In questo mese ho anche imparato a trovare un equilibrio interiore, strutturando le mie giornate per impiegare il tempo libero al meglio: imparo una lingua straniera, leggo molto di più, pratico ogni giorno yoga prima di iniziare le lezioni scolastiche e seguo un corso online per approfondire temi che mi interessano.
 
Nelle ultime settimane, ho scoperto che, online, si può fare anche volontariato! In un momento così drammatico, infatti, ognuno di noi può dare una mano anche se non veste un camice bianco.
 
Abbiamo tutti un ruolo da giocare per trasformare questo forte senso di empatia e di comunità in gesti concreti e quotidiani di solidarietà. 
 

Francesco, 26 anni di Lecce

La mattina, appena sveglio, il primo pensiero va istintivamente a tutti i miei parenti, i miei zii, i miei cugini e cuginette con cui condivido le mie giornate e che purtroppo adesso non posso vedere.
 
Prende un po’ la malinconia… ma poi sono proprio loro, pensandoli, a darmi la forza di alzarmi con un forte sorriso e affrontare la giornata.
 
Vivo con mio padre, mia madre non c’è più ormai da un anno e mezzo.. Le mattine sono dedicate ai nostri doveri: lui lavora da casa e io per lo più le passo a studiare.
 
A giugno, se tutto va bene, prenderò la Laurea in Beni Culturali e magari, si spera, sarà l’occasione per poter festeggiare tornando a stare tutti insieme.
 
Questo è il mio obiettivo. L’isolamento sembra meno duro per noi che abitiamo in campagna. Dopo pranzo mio padre e io ci concediamo una passeggiatina insieme al nostro cane sulla strada privata della nostra casa e ci godiamo l’aria aperta, silenziosa più del solito.
 
Il pomeriggio prosegue tra un film, qualche lavoretto casalingo e tanti pensieri. Non mancano le videochiamate con amici e parenti che mi aiutano a rendere quei pensieri più leggeri. 
 
Sembra tutto così monotono, è vero, per me che solitamente passavo tutte le sere della settimana fuori casa.. temevo di non reggere questa situazione.
 
Invece ti rendi conto giorno dopo giorno che in quelle piccole, “monotone” cose c’è la vera essenza della vita.
 
In quegli sguardi con mio padre, che concludono la giornata, c’è il senso di quel restare insieme, nonostante tutto, che ci da la forza, come famiglia e poi con tutti coloro che ci circondano, di sentirci sempre uniti e pronti ad affrontare un vento che, alla fine, di sicuro, farà alzare un aquilone di forza.

30/03/2020

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