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Convenzione sui diritti dell'infanzia

1989-2009: una ricorrenza per ricordarci cosa dobbiamo ancora fare, per i diritti dei bambini

Nel 1989, la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza divenne il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante ad affermare i diritti di tutti i bambini.In questi 20 anni sono stati compiuti enormi progressi sul fronte dei diritti dell’infanzia  molto resta ancora da fare. 

Dan Seymour, responsabile della sezione Diritti e Identità di genere all’UNICEF Internazionale


La Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza è una tappa fondamentale lungo lo storico percorso volto a realizzare un mondo “a misura di bambino”.

Si tratta di un trattato vincolante nell’ambito del diritto internazionale, che codifica i principi guida che gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno accettato di considerare universali, cioè applicabili a tutti i bambini, di qualsiasi nazionalità o cultura, in qualsiasi tempo e senza alcuna eccezione, per il solo fatto di essere tutti membri della famiglia umana.

 
Questo trattato ha ispirato modifiche a molte leggi nazionali esistenti, per tutelare più efficacemente i bambini. Ha cambiato il modo in cui le organizzazioni internazionali  concepiscono la propria missione per l’infanzia. E ha messo all’ordine del giorno nuove misure per garantire migliore tutela ai bambini vittime dei conflitti armati.
 


Un impatto globale

 
Possiamo riscontrare in ogni regione del pianeta esempi di come la Convenzione abbia avuto risvolti positivi sul diritto e sulle pratiche sociali.


Nel 1990 il Brasile, dopo avere ratificato la Convenzione, ha emanato un nuovo Statuto sull’Infanzia e sull'Adolescenza ispirato ai suoi principi. Nel Burkina Faso è stato creato un “Parlamento dei bambini” che esamina le proposte di legge dei parlamentari adulti rispondendo, in tal modo, al principio della partecipazione affermato dalla Convenzione.


La Convenzione è stata il primo trattato internazionale ad essere ratificato in Sudafrica, dove ha dato impulso a progressi fondamentali quali il divieto delle punizioni corporali e la creazione di un sistema di giustizia minorile separato da quello degli adulti. Anche in Russia i Tribunali per i minorenni e quelli per la famiglia sono stati istituiti per rispondere ai principi della Convenzione, mentre il Marocco ha istituito un Istituto nazionale per il monitoraggio dei diritti dei suoi cittadini più giovani.. 
 
La Finlandia ha adottato numerose misure per i minori ispirate alla Convenzione, come il Piano per l’istruzione e la tutela della prima infanzia, la riforma dei curricula della scuola secondaria, gli standard di qualità per l'assistenza sanitaria nelle scuole e il Piano d'azione contro la povertà e l'esclusione sociale. 
 
In Eritrea è stato varato un Codice penale transitorio, con sanzioni per i genitori o per i tutori che hanno trascurano, abusano o abbandonano i figli. 
 


Le sfide del futuro 


L’accettazione universale della Convenzione può dare l'errata impressione che si possa trattare di un documento scontato o superato. Eppure, l'idea stessa che i bambini siano titolari di diritti è ben lungi dall'essere accettata ovunque. Troppi bambini sono ancora sottoposti a forme di abuso e di sfruttamento, considerati come proprietà degli adulti.


Il fatto che un minore abbia il diritto di partecipare alle decisioni che lo riguardano, sancito dall'articolo 12 della Convenzione, non soltanto viene regolarmente disatteso, ma la sua stessa legittimità è messa in dubbio da molti.

 
Né possiamo dire di vivere in un mondo in cui il “superiore interesse del bambino” sia il principio guida di ogni decisione degli adulti - come richiesto dall'articolo 3 della Convenzione.

In realtà, sono lì a contraddirlo il modo in cui vengono stanziate le risorse economiche, la scarsa attenzione a garantire il meglio ai bambini e il modo stesso in cui vengono condotte le guerre.
 


La base per il cambiamento 


Come tutte le grandi idee, la Convenzione è il riflesso di una richiesta di radicale cambiamento nell’atteggiamento del mondo nei confronti dei suoi figli.


Il fatto che la comunità umana ometta di rispettare (o addirittura neghi) i diritti dei bambini è reso evidente dal numero allarmante di bambini che muoiono per cause evitabili, che non frequentano la scuola oppure ne frequentano una che non offre loro un’istruzione decente, che sono abbandonati a se stessi quando i loro genitori muoiono di AIDS, o che sono sottoposti a violenza, abusi e sfruttamento, contro i quali non sono in grado di proteggersi con le sole proprie forze.


Non possiamo sostenere che la Convenzione abbia raggiunto gli obiettivi che si era posta. Piuttosto, ha fornito a tutti noi le basi fondamentali per svolgere il proprio ruolo nel percorso di un cambiamento ancora da conquistare. 
 


Il potere della Convenzione

 
Per realizzare questo cambiamento dobbiamo interpretare la Convenzione nel suo senso più pieno e fare leva sui suoi tre fondamentali punti di forza:


La Convenzione è  uno strumento legale, che definisce in modo inequivocabile le responsabilità dei governi nei confronti dei bambini all'interno della loro giurisdizione
La Convenzione disegna un quadro di riferimento che delinea i doveri a carico dei diversi attori sociali nell’applicazione dei diritti dei bambini, aiutando a comprendere quali siano le competenze, le conoscenze, le risorse o l’autorità necessarie per svolgere tali funzioni
La Convenzione è una dichiarazione di profondo valore etico, che invita a fondare sui diritti umani il nostro impegno per fornire ai bambini di tutto il mondo il meglio che abbiamo da dare.
 

Questo ventennale della Convenzione serve a ricordarci soprattutto ciò che non abbiamo ancora realizzato. La Convenzione ci chiede una rivoluzione che ponga i bambini al centro dello sviluppo umano. Non perché sia un ottimo investimento sul futuro (sebbene lo sia), non perché la fragilità dell’infanzia debba ispirarci compassione (sebbene dovrebbe farlo), ma soprattutto per una ragione fondamentale: perché è un loro diritto!