"Appena scarcerata ritenterò il viaggio. Tutto è meglio del posto da cui fuggo"

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10/12/2015

Incontriamo Lucia e le sue due figlie Yusan (3 anni) e Dina (5 anni) nel centro di detenzione "Alguaiha", di Garabulli, città sulla costa nord-occidentale della Libia.

Sono tre fra le centinaia di migliaia di persone che in questi mesi hanno intrapreso un viaggio estremamente duro e rischioso per raggiungere l'Europa, attraverso il mare Mediterraneo.

Lucia e le sue figlie fuggono dall'Eritrea. Hanno viaggiato per tre mesi per raggiungere la Libia, e una volta nel paese sono rimaste nascoste per due settimane nella boscaglia, in attesa che fosse pronta l'imbarcazione che i trafficanti avevano predisposto per loro e per altri 200 migranti. 

«In Eritrea è impossibile avere una vita normale» racconta Lucia, « Anche se mio marito non era d'accordo con la mia decisione, ho preso le mie figlie e ho cercato di realizzare per loro il sogno di una vita migliore. Non ha molta importanza in quale paese europeo finiremo. Qualunque posto sarà meglio dell'Eritrea.»

Lucia non è stata fortunata. L'imbarcazione su cui si trovava è stata intercettata dalla Guardia costiera libica prima di raggiungere le acque internazionali, ed è stata costretta a rientrare. Lucia e le sue bambine sono state arrestate con l'accusa di immigrazione clandestina in Libia e rinchiuse nel centro di detenzione.

In Libia, gli stranieri privi di uno status di immigrazione legale possono essere incarcerati fino a un massimo di 12 mesi.

Le condizioni del centro di detenzione sono pessime: le celle sono sovraffollate (una camerata da 25 posti è occupata da 50 persone), mancano cure mediche adeguate, la sporcizia e la carente ventilazioni rendono l'aria irrespirabile. 

«Non voglio la luna. Il mio sogno è quello di lavorare in una ditta di pulizie e guadagnare abbastanza per pagare lo studio a loro» ci dice Lucia guardando le sue figlie. «Quando le mie figlie saranno istruite, saranno in grado di fare ciò che vogliono della loro vita. È per questo che, non appena mi faranno uscire da questa prigione, cercherò nuovamente di raggiungere l'Italia».

10/12/2015

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