Cinquemila chilometri per ricominciare a studiare: la storia di Samira dall'Afghanistan

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25/10/2021

A Samira* non piace essere etichettata come una richiedente asilo; non ha mai voluto essere una rifugiata. La realtà è che non avrebbe mai pensato di lasciare il suo paese.

“In condizioni di pace le persone non avrebbero bisogno di lasciare l’Afghanistan" ci dice.

Eppure Samira è in Italia, lontana oltre 5.000 chilometri da casa, ma soprattutto, oltre 5.000 chilometri dalla sua famiglia.

I giorni precedenti la fuga dal suo Paese dall'aeroporto di Kabul sono passati come un lampo davanti ai suoi occhi. Tutto è iniziato la sera del 15 agosto 2021, subito dopo cena.

La fuga da Bamiyan

È domenica e Samira, 16 anni, è a casa a Bamiyan, a bere il tè con la sua famiglia.
Improvvisamente, riceve una chiamata da un’amica che le dice di andare a Kabul e prendere un volo alle 5 del mattino del giorno seguente. L'avanzata dei talebani, quel pensiero onnipresente nella mente di tutti negli ultimi mesi, è diventata realtà: sono adesso fuori dalle porte della città. 

Samira non porta nulla con sé, nemmeno i suoi vestiti. Salta su un’auto con la famiglia e parte per le tre ore di viaggio verso la capitale. Pochi minuti prima di arrivare, ricevono la notizia che i talebani hanno catturato Bamiyan. Quel 15 agosto è il giorno in cui il gruppo jihadista entra anche a Kabul.

Bambine afghane sedute in fila, appoggiate al un muro della scuola di Dasht-e-Barchi a Kabul. Siamo nel 2008

Il volo dall'aeroporto di Kabul

È la prima volta che Samira vede i talebani e ha molta paura. Lei e la sua famiglia si uniscono alla massa di persone che attendono fuori dall'aeroporto.  Aspettano lì per tre giorni e tre notti, senza poter entrare, senza poter mangiare e senza poter dormire. I talebani sorvegliano le porte senza lasciar passare nessuno. La terza notte Samira entra nell’edificio con alcuni suoi amici. La sua famiglia cerca di rimanere al suo fianco, ma resta indietro, bloccata dagli uomini armati alle porte. 

Passa altri tre giorni nel campo militare americano situato all'interno dell'aeroporto, poi la terza notte riesce a prendere un aereo dell'esercito italiano e vola a Islamabad, in Pakistan.
Dopo poche ore, si imbarca su un volo per Roma, in Italia. 

Da allora, la sua famiglia ha cercato di nuovo di entrare nell'aeroporto di Kabul ma i voli di evacuazione si sono fermati. 

Sola, a 5mila chilometri di distanza

Ora Samira vive in un centro d’accoglienza nel Nord Italia, dove l'UNICEF l'ha incontrata meno di un mese dopo il suo arrivo a Roma. Vive nel centro con un'altra ragazza somala ed è raggiunta ogni giorno da altri ragazzi tutti arrivati in Italia da soli attraverso il Mediterraneo o la rotta balcanica.

Samira è preoccupata per la sua famiglia. Li chiama ogni giorno e segue continuamente via Internet e social media gli sviluppi della crisi in Afghanistan. Le immagini che vede e le parole che legge le ricordano costantemente che la sicurezza è tutt'altro che scontata. 

Molte delle persone andate a Kabul sperando di evacuare il Paese, ma che non sono riuscite a farlo, sono ancora nella capitale. Molte hanno alloggi di fortuna e dormono in piccole case, in auto o all’aperto. Tra questi c’è la sua famiglia, che non è mai tornata a casa.
Nessuno di loro ha un lavoro a Kabul, poiché il tessuto economico della città è sotto pressione, frutto dello shock politico e dell'assenza decennale di pace.

Senza pace

Samira non ha mai conosciuto la pace. Il suo Paese è dilaniato dalla guerra da molto prima che lei nascesse. Per la gente dell'Afghanistan, dice, la pace è come un sogno: disperatamente desiderata e tristemente irraggiungibile. "Non credo che l'Afghanistan tornerà ad essere quello che era prima, almeno nel prossimo futuro" dice Samira "forse nemmeno nel lungo periodo". 

È anche preoccupata per le sue amiche che, secondo lei, non potranno proseguire la vita che avevano prima della recente ascesa dei talebani. L'istruzione, secondo lei, è la chiave per l'uguaglianza e per una vita con delle opportunità, e si preoccupa che i talebani non permetteranno alle ragazze di studiare.

Samira ama la scuola, e specialmente le lezioni di inglese. "Noi ragazze abbiamo obiettivi, abbiamo dei sogni. Se non studiamo come potremo mai raggiungerli?". 

È stata la paura di perdere la possibilità di realizzare i suoi sogni che le ha dato il coraggio di fuggire con la sua famiglia quel 15 agosto.

"Noi ragazze abbiamo obiettivi, dei sogni. Se non studiamo come potremo mai raggiungerli?" dice Samira. Qui alcune bambina sedute in fila, appoggiate a un muro, in una scuola a Kabul, nel 2008.

Samira sogna di aiutare l'Afghanistan

“Se la situazione migliorasse, torneresti mai in Afghanistan?” Quando le viene chiesto Samira non è sicura.

Preferirebbe proseguire gli studi in Italia, perché, essendo una ragazza, sarebbe l'unico modo per continuare a ricevere un’istruzione.

"Voglio studiare politica", confessa. "È vero che puoi aiutare gli altri con qualsiasi professione, ma in politica puoi creare un cambiamento per un intero Paese". 

Samira è determinata; dopo l'università, vuole tornare a casa e lavorare al servizio del suo popolo, stando nel governo o in un'organizzazione internazionale, come le Nazioni Unite. Ricorda con affetto il colore blu ciano degli zainetti dati dall'UNICEF ai bambini della sua città.

"Il vantaggio delle organizzazioni internazionali è che aiutano il mondo", dice Samira. "Ma prima o poi voglio lavorare per la gente dell'Afghanistan". 

Le mie priorità, se mai lavorassi per l'Afghanistan, sarebbero i diritti delle donne e la pace. [...] Anche prima dell'avanzata dei talebani, si sentiva ogni giorno parlare di violenza ed esplosioni, soprattutto a Kabul. La gente ha bisogno di sicurezza per avere sviluppo, e noi abbiamo bisogno di libertà per avere pace

Samira, che sogna di cambiare il suo paese

L'UNICEF a fianco dei bambini e dei giovani come Samira

Ma a un certo punto è necessario svegliarsi dai sogni ad occhi aperti: la verità riporta alla realtà, e la dura verità di Samira è che è sola in un Paese sconosciuto. "È la prima volta che sono lontana dalla mia famiglia", dice. "Quando ero all'aeroporto di Kabul, pensavo sempre a loro. Questo non è cambiato una volta in Italia".

In quei giorni in movimento, piangeva ogni volta che le loro immagini le venivano in mente. Guardando lo sguardo determinato nei suoi occhi, è quasi difficile da credere; ma i bambini, bambine, ragazze e ragazzi stranieri non accompagnati possono invecchiare anni nel giro di pochi giorni.

L'UNICEF resterà sul posto per supportare il popolo afghano. E sarà presente anche per coloro che sono fuggiti dal Paese, temendo violenza, persecuzioni o la distruzione dei loro sogni. Ma i minori stranieri soli come Samira hanno bisogno delle loro famiglie, perché sono tra i bambini e giovani più vulnerabili al mondo.

L’identificazione della famiglia e il ricongiungimento sono le priorità chiave dell'advocacy dell'UNICEF per i bambini afghani che sono ora lontani dalle loro famiglie, ovunque essi siano. Allo stesso modo, l'accoglienza alternativa temporanea, preferibilmente con membri della famiglia estesa o in un contesto familiare, è la scelta migliore durante i processi di ricerca e ricongiungimento. Il collocamento in strutture di accoglienza, come quella in cui vive ora Samira, e dovrebbe essere sempre una soluzione temporanea.  

Samira sta tentando un ricongiungimento con il fratello, di cui aveva perso le tracce in aeroporto a causa della confusione e della calca generale. I due sperano di riabbracciarsi a breve.

Per entrambi resteranno le sfide dettate dal fatto di essere soli in un Paese che non conoscono.  

Per approfondire

Tutti i bambini hanno il diritto di andare a scuola e imparare, indipendentemente da chi sono e da dove vivono. Per questo l'UNICEF continuerà a garantire a bambini e adolescenti – inclusi quanti sono stati separati dalle loro famiglie - accesso a un'istruzione di qualità che permetta loro di perseguire i propri sogni e aspirazioni.

Per maggiori informazioni sull'Emergenza Afghanistan, visita la nostra pagina.

Per scoprire in che modo l'UNICEF supporta i bambini e gli adolescenti arrivati in Italia, clicca qui.

* Samira è un nome di fantasia, le foto sono d'archivio per tutelare l'identità della ragazza

25/10/2021

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