Essere bambini durante la guerra: Paolo racconta la sua storia

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01/10/2021

Avevo 7 anni e vivevo con i miei genitori e mia sorella di 5.

Ricordo tutto: gli allarmi aerei con il suono delle sirene che ci svegliava e dovevamo correre nel rifugio antiaereo nel sotterraneo. Subito sono scomparsi i giocattoli, i dolciumi ma anche gli abiti e le scarpe.

Mancavano anche l’acqua, il gas e l’elettricità. L’incubo finì il 4 giugno del 1944, quando le truppe americane entrarono  a  Roma.  Ricordo  soprattutto  la  gioia  con  cui  noi bambini  circondavamo  le  jeep  dei  soldati alleati  per  ricevere dalle loro mani cioccolata, caramelle e gomme da masticare. 

Ricordo i pacchi con la scritta “Care”: che  aprivo  felice, scoprendo  dentro  ogni  possibile  alimento  e integratori  di vitamine. Fu come, metaforicamente, risorgesse il sole dopo una notte buia e piena di pericoli. Noi  bambini  da  quella  grande  guerra  abbiamo  imparato l’importanza della solidarietà umana.

Durante un mio viaggio in Senegal sono rimasto colpito dai bambini che hanno circondato il pullman di noi turisti. Tendevano le mani e sorridevano, proprio come avevo fatto io con i militari americani. Un bambino faceva fatica a camminare a causa di una gamba rattrappita dalla poliomielite.  

Ho pensato che  sarebbe bastato un vaccino per salvarlo e quando ho scoperto che l’UNICEF è il principale fornitore di vaccini al mondo e vaccina ogni anno quasi la metà di tutti bambini, ho deciso. Ho deciso che avrei fatto un lascito testamentario. 

Per  me, aiutare l’UNICEF è il modo migliore per aiutare tutti i bambini del mondo!

Paolo, donatore dell'UNICEF

Un giovane Paolo in escursione sui monti negli anni del dopoguerra

01/10/2021

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