LHW, le donne che salveranno il Pakistan

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07/09/2010

8 settembre 2010 - Una leggera brezza soffia sulle piantagioni di palme da dattero, nel villaggio di Agha Ali Jatoi.

Un gruppetto di bambini si accalca intorno a uno stagno, prendendosi gioco di una tartaruga arenata nel fango. L’acqua alta fino a due metri ha lasciato il segno sulle case di mattoni prima di ritirarsi, lasciando resti di vite distrutte o spazzati via dalle spietate inondazioni.

L’acqua stagnante che cola dalle condutture elettriche testimonia la catastrofe che ha devastato questo piccolo villaggio rurale di 900 persone, quattro settimane fa.

Nella radura al centro del villaggio, un gruppo di ragazze, mamme e bambini siedono su materassini sventolandosi nell'afa opprimente già di prima mattina. Ascoltano con attenzione i messaggi delle operatrici sanitarie sull'importanza dell'igiene e della reidratazione orale per i bambini affetti da diarrea

Nel gruppo delle quattro operatrici c’è Kalsum Jatoi. Come le sue colleghe, è una faccia nota per la gente di questo angolo della provincia del Sindh, nel Pakistan meridionale. Da 7 anni svolge la sua attività di educazione sanitaria in questo e in altri tre villaggi, spiegando alla popolazione l'importanza dell'igiene e delle vaccinazioni.

Kalsum è una donna umile e silenziosa, che coinvolge la piccola folla con la sua dimostrazione quasi teatrale sui sali per la reidratazione orale. Quando il bambino prescelto per la dimostrazione manda giù i sorsi della soluzione che probabilmente lo salverà dalla morte per disidratazione, si scatena un applauso.

Con quattro figli a carico, Kalsum è l’esempio per eccellenza di come si mette in pratica la teoria. «Nessuno dei miei bambini è stato male dopo le inondazioni. Mi assicuro che bevano acqua pulita, si lavino le mani regolarmente, lavo loro e i loro vestiti.»

Kalsum stava tenendo una lezione sulla promozione della salute nel villaggio locale quando ha ricevuto l’allarme sull'imminente inondazione. Come gli altri abitanti del suo villaggio, ha rapidamente preso i suoi averi ed è andata ad accamparsi in un luogo sicuro, in alto lungo una strada.

Da qui lei e gli altri hanno visto le loro case andare lentamente sott'acqua, e qui sono rimasti accampati fino a oggi, consumando le poche scorte di té, farina e acqua potabile. Dopo tre settimane hanno timidamente fatto ritorno nel villaggio, iniziando a recuperare i rottami nel fango e a ricostruire le 16 abitazioni distrutte.

Kalsum e le altre operatrici hanno iniziato subito le sessioni di educazione sanitaria, concentrandosi sui villaggi più poveri, quelli dove i bambini sono maggiormente vulnerabili alle epidemie di diarrea.

Il sostegno dell'UNICEF

Nel Sindh l'UNICEF sostiene l'attività delle operatrici sanitarie, le popolari e numerosissime lady health workers (LHW) sin dalla loro istituzione.

Ai loro team l'UNICEF fornisce l'attrezzatura necessaria per operare nelle comunità locali: dagli sfigmomanometri per la misurazione della pressione ai termometri, dalle bustine di sali per la reidratazione orale alle compresse di zinco.

Anche le locandine e i volantini per sensibilizzare le famiglie sulle attività delle LHW sono realizzati grazie ai finanziamenti dell'UNICEF,

Kalsum lavora con grande dedizione. Tra i suoi ambiti di intervento c'è anche la consulenza per una maternità consapevole. 

Nel solo villaggio di Agha Alì Jatoi, segue dieci donne incinte e 28 altre che stanno allattando. 

«Inizialmente, volevano discutere di questioni legate alla maternità soltanto in privato. Ora che mi conoscono bene hanno accettato anche di parlare in gruppo, e si toccano argomenti che prima erano tabù» riferisce Kalsum. 

Dopo l'alluvione, Kalsum e le altre operatrici sono sono diventate un legame insostituibile con queste comunità.

Il loro intervento, sommato a quello di migliaia di altre Lady health workers è la garanzia che a milioni di bambini in Pakistan, dopo la tragedia delle inondazioni, sarà risparmiata almeno quella delle epidemie.

(Tania McBride, UNICEF)

07/09/2010

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