Map Kibera: un progetto per l'empowerment della comunità in Kenya

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24/02/2011

Map Kibera – un’associazione tra giovani locali, organizzazioni non governative e diverse agenzie della Nazioni Unite, compreso l’UNICEF, ha sede a Kibera, a Nairobi, in Kenya. In questa associazione, i giovani, soprattutto donne e ragazze, si dedicano alla mappatura digitale partecipativa dei rischi e delle vulnerabilità nella loro comunità, il quartiere povero più grande dell’Africa.

Attraverso questo processo i giovani diventano consapevoli del loro ambiente e conquistano l’autonomia e la responsabilità per levare la propria voce sulle questioni più critiche.

Il progetto contribuisce anche a identificare gli spazi fisici sicuri e pericolosi, nonché a sensibilizzare e dare sostegno su questioni riguardanti l’HIV/AIDS e altre vulnerabilità.

Map Kibera comprende cinque fasi:

• Riunioni dei partecipanti: gli addetti all’attuazione esaminano questioni riguardanti la violenza basata sul genere, l’HIV e l’AIDS o argomenti correlati per identificare i dati più appropriati da raccogliere.

• Raccolta dati per la mappa: tredici giovani mappatori della comunità usano dispositivi GPS e software con codice sorgente aperto per creare una mappa delle zone sicure e pericolose; successivamente, i dati sono caricati su OpenStreetMap.

• Consultazioni con la comunità: utilizzando le mappe stampate, carta lucida e matite colorate, i mappatori s’incontrano con le ragazze per discutere di sicurezza e vulnerabilità per una migliore consapevolezza situazionale sia delle ragazze che dei pianificatori.

• Media narrativi: i giovani della comunità usano video, foto e registrazioni per creare racconti brevi riguardanti i problemi che incontrano e che successivamente sono intrecciati con la narrazione della mappa.

• Advocacy: i dati quantitativi e qualitativi sono usati per l’attività di advocacy con i governi locali, i leader delle comunità e altri decisori per ottenere servizi migliori e protezione per i giovani.

I risultati del processo di mappatura saranno usati per identificare aree fisiche e psicologiche di rischio o vulnerabilità e schemi di percezione del rischio. Le informazioni saranno di proprietà pubblica e accessibili, affinché sia la gente comune che i creatori di politiche siano più responsabili nei confronti dei giovani.


La storia di Regynnah

Sono Regynnah Awino, una ragazza di 22 anni di Kibera. Mio padre è morto quando ero ancora piccola, lasciando mia madre con sei figli da crescere. Tre delle mie sorelle sono morte. La mia infanzia a Kibera non è stata facile.

Ho frequentato la quarta classe nel 2007 e da allora non ho potuto proseguire gli studi perché la mia famiglia non può permettersi di pagare le tasse. Mia madre fa piccoli lavori e i pochi soldi che guadagna servono per il nostro sostentamento. Ho sempre sognato di diventare una giornalista.

Fino a novembre del 2009, quando è nato Map Kibera, di solito stavo a casa e facevo dei lavoretti per dare una mano. Ora faccio parte di un gruppo di 13 persone che sono state formate a usare i dispositivi GPS e a trasferire dati su internet. La mappatura è stata istruttiva, divertente e impegnativa.

Lavorando sul campo ho imparato molte cose, anche se talvolta il lavoro era difficile a causa di condizioni atmosferiche avverse o della scarsa collaborazione degli intervistati. Map Kibera ha aiutato la mia gente a conoscere quello che c’è nella nostra comunità e a usare e migliorare le cose che abbiamo a disposizione.

Siamo riusciti a raccogliere informazioni su tutte le scuole, i servizi igienici, i negozi, i chioschi, i centri sanitari e i lampioni e a produrre una mappa completa e dettagliata.

Dedichiamo una settimana a ciascun argomento da mappare e un’altra settimana a sensibilizzare e aiutare la gente a comprendere i benefici e gli effetti della mappatura. Per esempio, uno degli argomenti più delicati è la sicurezza delle bambine.

Durante gli incontri con un gruppo di ragazze della comunità chiamato Binti Pamoka (Figlie unite), che aiuta le ragazze ad affrontare la violenza basata sul genere, ho contribuito a condurre una discussione su ciò che c’era sulla mappa e sui luoghi che, secondo loro, erano sicuri o pericolosi.

Questo ci ha consentito non solo di conoscere i problemi locali, ma anche di apprezzare il progetto vedendo che la comunità reagiva positivamente. Per me, questo è stato un risultato incredibile. Il nostro lavoro ha fatto colpo su così tante persone che penso di continuare a fare mappe per la comunità anche in futuro.

L’addestramento e l’intero processo della mappatura mi hanno cambiata. Prima ero molto timida e avevo paura di parlare in pubblico, mentre ora mi sento molto più sicura e meglio informata.

Grazie al progetto, ogni giorno conosco gente di molte differenti estrazioni sociali. Sono convinta che se, per grazia divina, riuscirò a realizzare i miei sogni, non lascerò Kibera, ma resterò per farlo diventare un luogo migliore in cui vivere.

24/02/2011

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