Michelle, Leon e Corneille: i giovani volontari che aiutano a fermare l'Ebola nella Repubblica Democratica del Congo
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Mentre nel mondo si contano oltre 1.000 casi confermati di Ebola, circa 2,95 milioni di bambini e adolescenti sono a rischio nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, sia a causa dell'epidemia sia per il collasso dei servizi essenziali.
Per raggiungere le comunità più colpite, l'UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo ha supportato la formazione di circa 1.300 operatori sanitari di comunità e il dispiegamento di 659 mobilitatori comunitari nelle aree di Bunia e Rwampara, nella provincia dell'Ituri. L'obiettivo immediato è formare e impiegare tra 5.000 e 6.000 volontari nelle sette zone sanitarie considerate prioritarie.
Questi operatori svolgono un ruolo fondamentale nel coinvolgimento delle comunità, nell'individuazione dei casi sospetti, nel tracciamento dei contatti, nella gestione delle voci infondate e della disinformazione e nell'invio dei casi sospetti ai servizi sanitari competenti.
Gli studenti Corneille (24 anni), Leon e Micheline (22 anni) si sono uniti alla risposta contro l'attuale epidemia di Ebola come volontari di comunità.
Questo lavoro mi piace perché consiste nell’aiutare le persone della nostra comunità. Le persone più anziane recepiscono bene il messaggio, mentre di solito sono alcuni giovani come noi, ad avere dei dubbi. Spesso pensano che lo facciamo per soldi. Ma in realtà siamo volontari
Corneille, 24 anni
Il ruolo di questi giovani volontari è particolarmente importante perché i sintomi iniziali dell'Ebola possono essere difficili da riconoscere.
Condividiamo informazioni affinché le comunità sappiano che il virus è reale, e nonostante questo incontriamo persone che non ci credono. Aiutiamo a spiegare come lavarsi correttamente le mani e spieghiamo come evitare luoghi affollati dove le persone potrebbero essere ammalate.
Leon, 21 anni
La fiducia non può essere data per scontata
Un recente sondaggio U-Report dell’UNICEF condotto su 50.000 giovani nella Repubblica Democratica del Congo ha rilevato che due terzi non sapeva come si diffonde l’Ebola o come proteggersi; circa uno su cinque non credeva che la malattia fosse reale e quasi un terzo non avrebbe accolto un sopravvissuto nella propria comunità.
Con il suo piano di risposta a sei mesi, l'UNICEF punta a raggiungere 3,7 milioni di persone e a rafforzare il coinvolgimento delle comunità, aumentando la consapevolezza sui rischi dell'Ebola e la fiducia nei servizi sanitari. Abbiamo già inviato tonnellate di aiuti umanitari per far fonte all’emergenza, ma serve ancora tanto per bloccare la diffusione dell’epidemia. In particolare, abbiamo bisogno di:
bustine di sali reidratanti per combattere la disidratazione e aiutare i bambini a riprendersi da vomito e diarrea
compresse purificanti per l’acqua per prevenire la trasmissione del virus
kit per l’igiene personale per garantire condizioni igieniche di base
Aiutaci a salvare i bambini che stanno affrontando questa grave emergenza. Dona ora
Alcune persone ci ascoltano, altre si rifiutano di ascoltare. Il nostro obiettivo è aiutare tutti, io lo faccio per aiutare la comunità
Micheline, 22 anni