Nepal, una lunga strada verso la ripresa

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Oltre 32.000 bambini in Nepal sono stati colpiti dalle alluvioni causate dal crollo, alla fine di agosto, di una montagna di ghiaccio glaciale e roccia in un fiume himalayano. Alcune zone delle città e dei villaggi sembrano zone di guerra. Gli scienziati avvertono che, con il riscaldamento dell’Himalaya, questo tipo di disastri sta diventando sempre più probabile. E i paesi che hanno contribuito meno a causarlo sono costretti a pagarne le conseguenze. 84 bambini sono stati dichiarati morti. Con 5.285 persone ancora disperse, quel numero, purtroppo, è destinato ad aumentare.

Gli scienziati sono cauti nel dare la colpa di un singolo disastro al cambiamento climatico, e a ragione. Ma le condizioni che ne sono alla base sono ben comprese. L’Himalaya si sta riscaldando a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale. I ghiacciai si stanno riducendo, il permafrost si sta scongelando e il ghiaccio e il terreno ghiacciato che tengono insieme questi versanti si stanno indebolendo.

La questione va ben oltre i confini del Nepal. L’Hindu Kush-Himalaya ospita più ghiaccio di qualsiasi altro luogo sulla Terra, escluse le regioni polari. 240 milioni di persone vivono su queste montagne. Altri 1,65 miliardi vivono a valle e dipendono dai fiumi alimentati da questo ghiaccio. Si tratta di quasi due miliardi di persone. Circa un quarto dell’umanità.

Questo sistema sta perdendo il proprio equilibrio. Lo scioglimento accelerato comporta ora un aumento della portata d’acqua e un maggiore rischio di inondazioni, e in seguito gravi carenze idriche man mano che i ghiacciai scompaiono. Entrambe queste conseguenze sono causate dal riscaldamento del pianeta.

Chi contribuisce meno alla crisi climatica ne subisce le conseguenze peggiori

Il Nepal produce solo circa lo 0,1% delle emissioni globali di gas serra. Eppure, i bambini, che sono i meno responsabili della crisi climatica, sono tra coloro che ne subiscono le conseguenze più gravi.

Le parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) hanno concordato di fornire finanziamenti e sostegno per scongiurare, ridurre al minimo e affrontare le perdite e i danni. Per paesi come il Nepal, questi impegni devono tradursi in un sostegno concreto che raggiunga rapidamente le comunità colpite. Tali finanziamenti devono essere sotto forma di sovvenzioni, accessibili e rispondenti alle esigenze e ai diritti dei bambini.

Gli aiuti umanitari in denaro fanno parte della risposta dell’UNICEF per affrontare l’inverno. Mentre distribuiamo anche coperte, kit per neonati e caldi indumenti invernali, il denaro offre alle persone la dignità di decidere autonomamente ciò di cui hanno più bisogno quest’inverno. Che si tratti di pagare l’affitto, di mandare le loro figlie a scuola, di acquistare gas e carburante, o di ottenere un capitale iniziale per riavviare i loro piccoli negozi e le loro attività. E l’inverno sta arrivando.

Infine, chiariamo una cosa: questa catastrofe non è iniziata quando l’acqua ha iniziato a salire. Prima delle inondazioni, oltre mezzo milione di bambini in Nepal era già esposto ad almeno tre rischi climatici e ambientali che si sovrapponevano tra loro.

Le catastrofi climatiche mettono a rischio un’intera generazione di bambini

Catastrofi come questa danneggiano i bambini in tre modi. In primo luogo, distruggono i servizi essenziali. Solo in queste inondazioni, 23 scuole, 7 strutture sanitarie e 64 sistemi idrici sono stati danneggiati o distrutti. In secondo luogo, lasciano profonde cicatrici emotive, per cui il sostegno psicosociale è importante tanto quanto il cibo, l’acqua e un riparo. Terzo, mettono a rischio un’intera generazione. I bambini perdono opportunità di apprendimento e, in un Paese in cui il 28% delle giovani donne era già stato dato in sposa da bambina, le ragazze corrono un rischio maggiore di matrimonio precoce.

La risposta da parte del Governo, delle comunità e delle Nazioni Unite è completa. Ho visto costruire nuovi ponti poche settimane dopo che una valanga di acqua e rocce aveva spazzato via tali infrastrutture. Nel giro di poche settimane, l’UNICEF e i suoi partner hanno vaccinato più di 68.000 persone contro il colera, ripristinato l’approvvigionamento idrico per 27.000 persone e riportato migliaia di bambini negli spazi dedicati all’apprendimento e al gioco. Inoltre, abbiamo ricongiunto decine (51) di bambini alle loro famiglie.

Ho visto la nostra risposta nei volti sorridenti dei bambini nelle tende scolastiche, nel sollievo delle mamme che hanno ricevuto kit per neonati e bambini piccoli, e nei bambini che ricevono sostegno psicologico dopo la scuola. Tuttavia, se il mondo non agirà per ridurre i rischi climatici, continueremo a tornare nelle stesse valli dopo la prossima alluvione e la prossima frana, e ancora una volta saranno i bambini a pagare il prezzo più alto. Questo vale per il Nepal, per tutta l’Asia e il Pacifico, e per il mondo intero.

Dichiarazione di James Elder, Portavoce dell’UNICEF

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