Oltre l’accoglienza: la nuova vita di Omar in famiglia

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29/05/2026

Quando Omar lascia il Gambia ha 17 anni, pochi risparmi e una convinzione: restare significherebbe non avere futuro. Così decide di partire, insieme all’amico Mustafa, verso l’Italia.

"Un giorno Mustafa è venuto a casa mia e mi ha detto: 'Omar, abbiamo finito la scuola superiore. Ma che facciamo? In Gambia non c’è vita, non c’è niente da fare dopo la scuola'."

Da quella domanda nasce la decisione di partire. 

La partenza, senza dire niente a nessuno

Dopo una settimana, mia madre mi ha chiamato. Mi ha chiesto: Omar, dove sei?

E io le ho risposto: Mamma, sono in Algeria.

Lei: Ma dove? Cosa fai in Algeria?

Allora le ho detto:  Sto andando in Italia.

In quel momento mia madre ha pianto tantissimo, perché mi ha detto che tante persone avevano perso la vita nel Mediterraneo.

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i sono emozionato molto. Ho spento il telefono. 

Un giorno mia madre mi ha richiamato e mi ha detto che mio padre era morto. È stato un giorno difficilissimo per me. Ho pianto tanto.

Omar

Incerto se proseguire, il suo amico Mustafa lo convince a non mollare

In Algeria qualcuno promette un passaggio in auto verso la Tunisia. Non è vero. Omar e gli altri vengono lasciati nel deserto. Camminano per dodici giorni.

Poi la barca. Erano in 47.

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Eravamo molto nervosi, perché la barca era completamente distrutta" prosegue. "Mustafa mi ha detto: 'Omar, qui rischiamo tutti di morire, perché non c’è nessuno che ci possa aiutare'. 

Dopo la rischiosissima traversata del Mediterraneo, l'arrivo a Lampedusa, dove trascorrono un primo periodo in un centro di prima accoglienza in Sicilia.

Quando arriva a Lampedusa, chiama subito casa: “Mamma, ce l’abbiamo fatta”. È il momento che aspettava da sempre. Ma la realtà sarà più complessa.

"Arrivare in Italia era sempre stato il mio sogno" racconta. 

Guarda il video con la sua storia

Vita nei centri accoglienza. Poi arriva la maggiore età

Dopo tre giorni Omar e Mustafa sono stati trasferiti a Castelvetrano, una zona della Sicilia dove vivevano tanti ragazzi migranti. Eravano circa 100 persone: "Siamo stati lì per tre mesi, senza andare a scuola, senza fare niente".

Poi il trasferimento a Spaccata dove ha potuto studiare per 3 mesi, fin quando non ha compiuto 18 anni. "Non ero più minorenne, mi hanno detto che dovevo andare via perché non c’era più posto dove vivere" racconta. "In quel momento ero molto confuso, non avevo un posto dove stare. Così ho parlato con la mia insegnante, Chiara".

Grazia a Chiara, Omar è riuscito ad accedere al sistema di affido: un nuovo inizio, qualcuno che lo aiutasse ad orientarsi per il futuro.

"Ho avuto la possibilità di avere una famiglia meravigliosa: Alberto e Silvia" ci dice. "Sono molto bravi e io sono molto contento con loro, perché per me sono come una madre e un padre. Vivo con loro: mangiamo insieme, dormiamo nella stessa casa, usciamo insieme, facciamo tante cose insieme. 

Non è più accoglienza: siamo una famiglia. Sono molto contento. Sto studiando per diventare infermiere, adesso. 

Omar

Oltre le statistiche migratorie

La storia di Omar è una di quelle presentate dall'UNICEF nella mostra multimediale "In viaggio da te" (Roma, gennaio 2026).  Il suo viaggio continua in Italia, dove ha trovato finalmente un approdo grazie alla sua nuova famiglia affidataria. 

Storie come la sua dimostrano che l’accoglienza in famiglia può cambiare davvero la vita di ragazze e ragazzi migranti e rifugiati e di chi sceglie di aprire le porte della propria casa.

29/05/2026

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