“Potevo vedere il rimorso negli occhi di mia madre, ma era troppo tardi”. La storia di Mariam e della sua piccola, vittima di mutilazioni genitali

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03/02/2023

Il 6 febbraio si celebra la Giornata mondiale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili, istituita dalle Nazioni Unite per diffondere consapevolezza su questa pratica lesiva dei diritti umani che ha conseguenze gravissime sulla salute fisica e psichica delle bambine e delle ragazze. Conseguenze drammatiche che anche Mariam Kako, in Gibuti, ha vissuto sulla sua pelle.

Mariam aveva solo cinque anni quando ha subito l'infibulazione.

“Ricordo tutto, ogni singolo dettaglio di quel giorno, di quei momenti” racconta. “È tutto impresso nella mia mente: dove è accaduto, chi mi teneva ferma, chi era presente...come tutto questo sia stato spacciato per una festa, con musica e regali per me”. 

A Mariam sono stati rimossi il clitoride, le piccole e le grandi labbra con un rasoio, poi i due lati (il lume vaginale) sono stati cuciti. Questa è una delle forme più comuni tra le mutilazioni genitali praticate nel Gibuti, conosciuta come di “tipo faraonico”.

Sebbene la pratica sia illegale nel Gibuti sin dagli anni ’80, era e resta una pratica tradizionale per la maggior parte dei gruppi etnici del paese. Gli Afar, per esempio, praticano le mutilazioni genitali nelle prime settimane successive alla nascita, i Somali poco prima della pubertà, entro i 15 anni.

"La tradizione si ferma qui"

Il movimento per fermare le mutilazioni genitali femminili è iniziato negli anni ’80 e ha lentamente, ma costantemente, acquisito slancio negli ultimi 25 anni, nel tempo di una generazione. Miriam ora fa parte di questo movimento contro le mutilazioni genitali. 

Dieci anni dopo la mutilazione subita, nel 2005, si è unita ad un programma comunitario di empowerment, dove ha imparato a conoscere i diritti delle donne, la democrazia, la salute, l'ambiente, la protezione dei bambini e la gestione dei progetti. Ha appreso quali sono i rischi della pratica della mutilazione e si è unita al movimento che chiede che sia interrotta nel paese.

Quindi, quando Mariam ha sposato il suo attuale marito, Ali, e successivamente è rimasta incinta di una bambina, sapeva di non volere che sua figlia subisse lo stesso trattamento. 

La mia bambina era perfetta. Ho guardato mia madre e le ho detto che non avrebbe avuto il permesso di sottoporla al taglio. La tradizione si ferma qui.

Mariam decide di battersi per preservare sua figlia dall'infibulazione

Sua madre però era una tradizionalista convinta

Una settimana dopo aver partorito, Mariam è dovuta uscire di casa per ritirare il suo diploma; così sua madre ha intravisto una possibilità e ha chiamato una vicina di casa che praticava la mutilazione.

Quando Mariam e suo marito sono rientrati, la piccola urlava e sanguinava. 
“Come avevo potuto permettere che accadesse questo a mia figlia, dopo aver promesso che non sarebbe più successo?”

Nei 40 giorni successivi, la piccola di Mariam e Ali ha continuato a sanguinare, e a 6 mesi, pesava meno di quando era nata. L’infezione si era diffusa in tutto il suo piccolo corpo. 

“Se fossi andata dal dottore, avrei ammesso la mia colpa, a meno che non avessi detto la verità e avessi denunciato mia madre e mio marito – cosa che non potevo fare. Ero paralizzata. Potevo rispondere alle domande del medico solo a monosillabi.”

A sei mesi, la figlia di Mariam non è riuscita a superare l’infezione ed è morta.

Il diritto a un corpo integro

Intensificare gli sforzi per abbandonare le MGF fa parte di una strategia governativa, portata avanti insieme all'UNFPA e all'UNICEF, che inizia con l'educazione della popolazione. Le organizzazioni tengono seminari in tutto il paese incoraggiando le persone a parlare di mutilazioni genitali e respingendo il loro legame con la religione.

La formazione di Mariam è stata condotta da “Tostan”, una ONG con decenni di esperienza nella gestione di programmi simili in Senegal. Lavora a diversi livelli per porre fine alle mutilazioni genitali femminili: dal dialogo con la comunità e i servizi di assistenza alle ragazze, fino ad arrivare al processo decisionale e all'impegno politico. L'UNICEF ha lavorato in partnership con “Tostan”, UNFPA e il Governo per portare il programma nel Gibuti.

"Per molte giovani", afferma Fathia Omar Hassan, responsabile dell'UNICEF per la protezione dell'infanzia, "per la prima volta si può parlare apertamente delle complicazioni che hanno durante le mestruazioni, per esempio, o del fatto che le MGF non fanno parte dell'Islam".

La sfida più grande è dissociare la pratica delle MGF dalla religione e spostarla nell’ambito della scelta. "Una volta che le persone hanno la possibilità di scegliere e possono valutare la pratica considerando i rischi per la salute, inizia ad avere senso per loro. Da qui nasce il pensiero che i bambini, le bambine, le donne, hanno il diritto a corpi senza mutilazioni".

Non posso riportare in vita la mia bambina, ma posso evitare che accada ad altre. Penso che ora possiamo usare le conoscenze acquisite e fermare queste tradizioni dannose

Mariam, impegnata nella lotta contro le MGF

Mariam è stata un vero e proprio punto di riferimento per Acha negli ultimi 9 anni. Il dialogo con ragazze e donne è fondamentale per cambiare tradizioni così radicate nella comunità.

Per approfondire

Gli ultimi dati dell'UNICEF e dell'UNFPA indicano la pratica delle MGF è altamente concentrata in una fascia di paesi dalla costa atlantica al Corno d'Africa, in aree del Medio Oriente come l'Iraq e lo Yemen e in alcuni paesi dell'Asia come Indonesia, con ampie variazioni di prevalenza. La pratica è quasi universale in Somalia, Guinea e Gibuti, con livelli superiori al 90%, mentre colpisce non più dell'1% delle ragazze e delle donne in Camerun e Uganda. 

Le Mutilazioni Genitali Femminili danneggiano corpi, le vite e il futuro delle ragazze. Rappresentano anche una violazione dei loro diritti umani. Soltanto un'azione congiunta, concertata e ben finanziata può porre fine a questa pratica ovunque. Il Programma congiunto UNFPA-UNICEF lavora per fermare questa pratica attraverso interventi in 17 paesi in cui le MGF sono prevalenti.

Il programma fornisce l'opportunità a ragazze e donne di tutelare il loro diritto alla salute, all'istruzione, a percepire un reddito e all'uguaglianza per aiutare a porre fine agli squilibri di potere alla base della pratica. 
C'è ancora tanto da fare ma le giovani donne come Mariam rappresentano un cambiamento promettente per il futuro della comunità. 

Per saperne di più, visita le pagine Protezione dell'Infanzia e Uguaglianza di Genere

03/02/2023

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