Primo giorno di scuola a Burj El Barajneh

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17/10/2010

Nel campo profughi palestinese di Burj El Barajneh, periferia di Beirut, vivono 20.000 persone. Oggi siamo qui per l’inizio dell’anno scolastico.

Il 6,1% dei bambini/e palestinesi tra 7 e 17 anni in Libano lavora, la metà di loro in condizioni ad alto rischio. L’abbandono scolastico è in aumento: 1,3% nelle elementari, ma sale al 13,5% nelle “preparatorie” (equivalenti alle nostre medie) e al 42,4% nelle superiori.

Le condizioni nelle scuole gestite dall'UNRWA sono per forza di cose carenti dal punto di vista ambientale, didattico e della preparazione degli insegnanti. Per questo l'UNICEF fornisce un sostegno educativo per i bambini palestinesi, così come per i bambini libanesi nelle zone colpite dai conflitti passati, e promuove attività per rendere le scuole più “amiche dei bambini”.

Col contributo dell’UNICEF Italia, quest’anno i materiali scolastici per tutti i 32.000 bambini delle 75 scuole gestite dall’UNRWA in Libano vengono forniti gratuitamente: un incentivo alle famiglie perché continuino a mandare i bambini a scuola. La cerimonia di consegna è semplice ma commovente, coi bimbi in fila a ritirare il loro pacchetto di quaderni, matite, penne e colori, e poi via nelle classi, a vedere cosa è arrivato…

C’è il direttore dell’UNRWA in Libano, Salvatore Lombardo, il Rappresentante UNICEF Virgilio Ray Torres, e la consigliera dell’UNICEF Italia, Maria Giovanna Irene Fusca, che nel suo breve messaggio sottolinea il significato di solidarietà della donazione e il comune impegno perché tutte le scuole diventino sempre più “amiche dei bambini”.

Visitiamo le aule di questa scuola, una delle 5 del campo, spazi inadeguati e carenti, ma pur sempre spazi migliori di quello che circonda abitualmente i bambini. Nelle strade strettissime del campo, tra pozzanghere e fili elettrici scoperti, vediamo case che sembrano tombe, percorriamo in fila indiana un labirinto infernale dove tutti lavorano e riciclano macchinari e vendono in negozi miserrimi, nel buio dei vicoli.

Arriviamo a un’altra oasi, il centro di recupero scolastico e ricreativo gestito dalla Fraternity Association for Education and Social Work, una ong libano-palestinese: qui i muri ridipinti di colori vivaci sono già un segnale di un possibile ambiente diverso, ma le difficoltà sono enormi. I ragazzini però apprezzano il poco che c’è, ballano e cantano, disegnano, raccontano i loro sogni e ci chiedono dei calciatori italiani… e qui 13 insegnanti pagati dall’UNICEF offrono tutto l’anno attività di doposcuola, ripetizioni, insegnamento di arte e danza e musica per 70 ragazzi, cercando di educare anche i ragazzini più a rischio a gestire e risolvere i conflitti e a conoscere i loro diritti e promuoverli attivamente.

A quanto pare la cosa funziona: chiediamo ai ragazzi cosa hanno imparato e ci rispondono che, beh, non avevano mai pensato di avere dei diritti, ora lo sanno e sanno che devono fare ascoltare la loro voce e il loro parere agli adulti. «Ma abbiamo anche imparato che quando litighiamo è utile cercare qualcun altro, magari un adulto, che ci aiuti a risolvere il problema», dice Ahmed, 11 anni – la mediazione dei piccoli conflitti quotidiani, un primo passo fondamentale per cominciare a costruire la pace, chissà...

Legge la terza parte del racconto di viaggio

17/10/2010

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