Consegnati i kit scuola ai bambini dei campi profughi palestinesi in Libano

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20/09/2011

 
Beirut 21 settembre 2011 - In Libano c’e’ un detto: “tutto è colpa degli Italiani” e, per una divertente coincidenza, tre sono gli italiani che siedono al tavolo delle autorità, nel cortile della scuola Yaba di Sabra: Annamaria Laurini, Rappresentante dell’UNICEF Libano, Donata Lodi, a capo del settore Advocacy e Relazioni Internazionali dell’UNICEF Italia, e Salvatore Lombardo, Direttore di UNRWA in Libano.
 
Oggi infatti, in una cerimonia ufficiale, vengono consegnati i kit “back to school”: un’iniziativa, finanziata con 200.000 euro dall’UNICEF Italia per il secondo anno consecutivo, che grazie alla stretta collaborazione tra UNICEF e UNRWA aiuterà più di 33.000 bambini di tutte le scuole UNRWA nei campi profughi palestinesi in Libano.

È una mattina soleggiata e calda a Sabra. Il rumore del traffico disordinato fa di sottofondo al nostro arrivo alla scuola, ma una volta entrati nel cortile siamo ricevuti da uina sessantina di bambini sorridenti che, incuriositi e trepidanti, stanno compostamente seduti in attesa di ricevere il kit “back to school”.
 
Sono loro i protagonisti di questa giornata che festeggia il rientro a scuola. Sono alunni delle classi dal primo al dodicesimo grado che, in rappresentanza dei loro compagni delle 68 scuole UNRWA dei campi palestinesi, riceveranno gli zainetti con il materiale didattico finanziati dall’UNICEF Italia.

L’iniziativa intende aiutare le famiglie palestinesi a sostenere le spese per il materiale scolastico dei figli, allievi delle scuole UNRWA, perché, come ha sottolineato Donata Lodi «una buona scuola, un’educazione di qualità, fa la differenza nella vita dei bambini e soprattutto migliora le loro prospettive future».
 
Ma è anche una prova di grande solidarietà internazionale in un momento di grave crisi economica: «porto un messaggio a voi bambini, da parte dei bambini italiani» ha continuato Donata Lodi «perché nonostante le difficoltà continueranno a contribuire all’educazione dei bambini palestinesi perchè, anche se distanti, sono loro fratelli e sorelle». Gli occhi si illuminano e i bambini della scuola Yaba applaudono felici al sentire il messaggio dei loro compagni italiani. 

Sono felici e curiosi i bambini quando finalmente, uno a uno, vanno a prendere i loro zaini. Li guardano compiaciuti, si scambiano commenti sulle matite, i quaderni e i libri nuovi. «Sono di buona qualità, molto meglio del materiale che avevo prima» dice Noha, 11 anni, che a mano della sorellina Sawssan, 8 anni, ci invita a casa sua.
 
La madre, Sabrine Moghrabi, guarda le nuove borse delle figlie, con un misto di gioia e sollievo «ho cinque figlie e tutte stanno ancora studiando, oltre alle spese per vestirle e dar loro da mangiare, almeno 40-50 $ servono per poter comprare zaini, matite, penne, quaderni etc. È una spesa importante per la nostra famiglia, mio marito è meccanico e solo lui porta soldi a casa».
 
Una casa dignitosa e pulita, al limite del campo palestinese, in cui Noha e le sorelle passano la maggior parte del tempo. «Non mi costa svegliarmi presto perché mi piace andare a scuola, se non ci fosse mi annoierei e non imparerei nulla» e sorridendo continua «credo che se non avessimo la scuola ne farei una io con i miei amici, lì impariamo tante cose.
 
Io sono palestinese, originaria di Akka, e a scuola mi insegnano tante cose sulla Palestina, però a me piace tanto anche studiare l’inglese e la matematica, vorrei diventare una professoressa di matematica.»
 
La piccola Sawssan interrompendo dice «a me piace la scuola perché li ci sono tutti i miei amici e le maestre sono come delle mamme». 

Per i bambini palestinesi la scuola è il loro piccolo mondo, un luogo sicuro in cui imparare, incontrarsi e giocare. Nei campi palestinesi non c’è spazio dedicato al tempo libero dei ragazzi, la superfice dei campi è rimasta uguale da oltre 50 anni e la popolazione aumenta in modo esponenziale. 
 
Per questo la scuola come luogo di incontro è tanto importante quanto la qualità dell’insegnamento. L’UNICEF, che dal 1948 porta assistenza ai bambini e alle madri palestinesi, attribuisce un’importanza centrale alla scuola in un contesto complicato come quello dei campi profughi in Libano.
 
«So che le prove che ci aspettano sono immense» ha dichiarato Annamaria Laurini, «ma so anche che la disastrosa situazione socio-economica in cui versano i bambini palestinesi ci ricorda che altre sfide ci aspettano per poter assicuare parità di diritti e dignità a coloro che più hanno bisogno di noi. Ogni persona ha il diritto di liberarsi dallo stato di povertà e aspirare con determinazione a un futuro migliore
 
L’UNICEF in tutto il mondo promuove i principi di equità. Equità vuol dire ridurre le differenze tra diversi gruppi sociali negli ambiti di educazione, salute e servizi sociali. L’equità nella scuola si concretizza nell’aiutare i più poveri e i più emarginati a ottenere un’educazione di qualità.

Questi zaini e questo materiale didattico donati ai bambini delle scuole UNRWA sono un piccolo apporto all’immenso lavoro da fare per questi bambini, ma come ha detto Salvatore Lombardo «le piccole cose fanno una grande differenza nella vita quotidiana, più delle grandi opere.»
 
«Grazie di cuore, per ogni singolo pezzo di dignità, rappresentato da ognuno di questi zaini, che avete donato a ciascun bambino dei campi profughi» ha concluso Salvatore Lombardo.


Chiara Filippi
Volontaria UNICEF
 

20/09/2011

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